Oss.05: post ideologismo

Oss. 05 post ideologismo

Non so se è un’ossessione architettonica. Dapprima pensavo che i temi di cui mi sarei occupato sarebbero stati prevalentemente legati alla “mia disciplina”, ma essendo un tema più generico in parte lo è anch’esso.
Si parla molto di post ideologia, in politica, in ambito culturale.. Ma che significa?
Provo a darne una mia interpretazione in questo mio “scrivere terapeutico”.. Serve a non attaccarsi a un principio ma a una contingenza, dandosi la possibilità di vedere sempre le cose anche dall’altra prospettiva senza che questo pregiudichi il portare avanti la propria idea.
Un aiuto tra l’altro a non cadere nella trappola del litigio, dell’arroccamento sulla propria posizione ma tutt’al più sulla capacità di saper difendere una posizione, che non è detto che sia l’unica o la migliore ma la propria, valida, condivisibile e anche no.
Contro la polemica, in salsa talk show televisivo o commenti di Facebook, fine a se stessa e tesa alla necessità inutile di far prevalere una posizione piuttosto che un’altra, ma già serenamente comprensiva di essere una posizione con dei limiti, direi soggettiva, e però capace nel suo formularsi di problematicizzare le questioni di cui si parla.
Per esplicitare torno all’architettura, ho scelto 2 progetti molto simili fatti per la stessa occasione ma di autori, che nella critica architettonica sono considerati così distanti:
Siamo nel concorso internazionale per la risistemazione di Les Halles a Parigi, 1979/80.
da una parte Raimund Abraham, architetto di origine e formazione austriaca poi trasferitosi a New York, considerato uno dei protagonisti della stagione dei “radicali” può essere considerato un architetto sperimentale e di rottura e dall’altra Antonio Monestiroli, architetto milanese laureato con Franco Albini, allievo di Aldo Rossi, accademico e professore presso l’università che invece si inscrive in un percorso direi più legato alla tradizione e alla continuità.
L’ “architetto alternativo” in opposizione all’ “architetto istituzionale”?

abrahammonestiroli
Boh, eppure guardando i progetti si somigliano così tanto, almeno formalmente, che il contesto, il clima culturale dello spirito di quegli anni possa avvicinare anche persone diverse e all’apparenza distanti? O forse non erano così distanti come l’ideologia preferirebbe che fossero?
In una società ideologica dovremmo scegliere o uno o l’altro, in una post ideologica si può stare con entrambi o con nessuno, giudicando i progetti per quello che sono e non le dinamiche attorno alle persone..
Ecco, a mio avviso, forse, la post ideologia si nutre nel prendere distanza (che sia temporale o sentimentale) da quello che si giudica.

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