Oss.08 Sfida al copyright: l’ossessione di essere artefice di se stessi o anche impossessarsi delle idee degli altri e farle proprie

Oss. 08 Sfida al copyright: l’ossessione di essere artefice di se stessi o anche impossessarsi delle idee degli altri e farle proprie

C’è la famosa frase di Picasso: “un bravo artista copia, un grande artista ruba”.
In realtà l’oppportunità di un mondo super artistico e super comunicativo come quello presente offre ancora più opportunità.
In un grande serbatoio di idee, così come si presenta il mondo contemporaneo, si pesca di qua e di là, anche senza pensarci, e anche senza capire i motivi del trarre uno spunto o un altro.
Solo dopo può avvenire un tentativo di ristabilire qualche motivo (a posteriori) del nostro operare in una maniera che si potrebbe definire auto terapia.
Essendo oggi negato ogni principio estetico assolutista a cospetto di una ricercata apertura a 360 gradi verso qualsiasi forma di estetizzazione possibile, i valori estetici alternano il loro diritto di esistere tra i titoli che gli danno dignità di esistere e il tentativo di imporsi all’attenzione dell’immaginario di chi fruisce, si crea così l’opportunità implicita del passare attraverso.
Che cosa si intende? La possibilità di surfare tra cose diverse, impossessandosi delle cose altrui per rivomitarle proprie, senza neanche tentare il furto di cui parla Picasso, ma legittimando questa modalità di operare come processo di attenzione verso le cose di altri che hanno destato la nostra attenzione. Sfidare il sistema dei copyright e dei diritti come artista off constatando quanto poi la questione dell’originalità sia uno stretto confine nel quale l’artista si sente protetto ma anche imprigionato (si veda il grande successo di un artista senza identità come Bansky le cui opere nascono come illegali e al di fuori del sistema, hanno un enorme successo e quindi inevitabilmente rientrano in un sistema di mercato, vengono plagiate o addirittura il nome di Bansky viene usato impropriamente per opere in realtà non sue ma che potrebbero benissimo esserlo) a conferma della profonda destabilizzazione del mondo dell’arte contemporanea.

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