Oss.12: la mitizzazione dell’architettura (deadarchitecturewalking)

Oss. 12: la mitizzazione dell’architettura (deadarchitecturewalking)

Mi riallaccio a un tentativo di racconto della recente storia contemporanea dell’architettura che trovate qui ma vedi anche un altro post “ossessioni” sul confronto Tafuri/Koolhaas. Mentre negli anni ‘70 un approccio critico e teorico sancisce la morte dell’architettura disciplinare (vedi Tafuri e le agitazioni culturali radicali) negli stessi anni l’architettura costruita si affida all’espressività del cemento dando vita alla corrente del brutalismo. E difatti spesso si è detto che il brutalismo ha rappresentato il superamento del movimento moderno, lì dove esso ha edulcorato le caratteristiche del materiale per eccellenza che aveva rivoluzionato il mondo delle costruzioni, dando appunto vita alla grande stagione del MM. Il cemento è così diventato pura “estetica” a prescindere dalla sua praticità, economicità etc etc. Da lì si è intuito che l’architettura cementizia, da che era ragione intrinseca di una rivoluzione tecnolgocica, poteva diventare pura estetica senza troppi convenevoli e via col postmoderno. Ma allo stesso tempo alcuni progetti realizzati, così come quelli teorici già ambiguamente sostenevano, vennero attaccati fortemente per la loro carica ideale determinista e assolutista (vedi la storia di Corviale a Roma e le Vele di Scampia o Robin Hood Garden a Londra).

Ebbene oggi insieme ai revival radicali (le continue riflessioni su monumenti continui etc etc) a latere esiste anche un continuo ritornare a riguardare l’architettura brutalista. Segnalo tra tanti il blog tumblr fuckyeahbrutalism o architecture of doom e/o i gruppi facebook utilitarian architecture o the brutalism appreciation society.

Cosa c’è nella venerazione architettonica di guardare queste architetture con grande desiderio.. Desiderio che, nel mio caso, si pone in bilico tra una grande curiosità per quelle architetture e l’esigenza di rifarle mie come progettista, desiderando riprogettarle come ex novo.

Segnalo ad esempio queste mie ossessioni iconografiche su pinterest:

Forse, in era di grande crisi per l’architettura (crisi sia economica che di linguaggi) e dopo che si è tentati di rinvigorirla teorizzando la leggerezza e/o la decostruzione di forme (si pensi agli anni a cavallo tra i ‘90 e i duemila), oggi, smascherata l’ambiguità di quell’architettura leggera o decostruita (sempre pesante e costruita l’architettura sarà) in realtà assistiamo a una nostalgica cerimonia di mitizzazione di una disciplina che, datala per morta più di 30 anni fà, non ha più paura di recitare la parte di un morto vivente all’interno delle nostre città, perché sì è vero che forse non è più necessario costruire un oggetto che insegua uno stile ma è pur vero che nessuno potrà fare a meno di quella che già esiste in abbondanza..

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