Oss.14: nichilismo italiano

Oss. 14: nichilismo italiano

L’interpretazione moderna del paesaggio italiano, inteso in particolar modo come l’immaginario della città moderna italiana ha sposato sempre più una cultura votata al nichilismo, o anche all’esistenzialismo intellettuale.

Qui elenco alcuni passaggi storici a mio avviso sintomatici del cambiamento avvenuto:

-Piranesi è il padre dei nichilisti, inventore della coscienza critica del nostro paesaggio, architetto, vedutista e infine visionario, apre al pensiero disegnato, dunque all’architetto intellettuale che non costruisce ma pensa senza togliersi il piacere di farlo progettando.

Risultati immagini per piranesi ritratto
Felice Polanzani, Ritratto di Giovanni Battista Piranesi, 1756

-insieme a Piranesi l’influenza dei francesi a Roma (Villa Medici in particolare con il Prix de Rome): si pensi a Jean Jacques David, che odia Roma, perché ci si vive male (leggendo i suoi diari sembra di ripercorrere già i temi e i problemi della Roma contemporanea), ma poi riesce a cogliere nel suo paesaggio culturale linfa per la sua arte per parlare della Francia: i valori rivoluzionari dell’uguaglianza, libertà e fraternità nella rilettura della Roma antica.

Jacques-Louis David, Autoritratto, 1794

 

-l’architettura del momento storico in cui l’Italia diviene uno stato è un racconto sintomatico di un passaggio/opportunità che poteva essere nevralgico per ridisegnare le città italiane eppure invece segna un totale flop, denunciando la mancanza di vere e forti motivazioni per fare questo e dunque un’incapacità di fondo di trovare una poetica comune, immaginando che si potesse assolvere alla propria identità con fantomatiche costruzioni scenografiche echeggianti valori classici (vedasi in particolar modo le architettura di Roma Capitale, dal Vittoriano ai Ministeri)

Giuseppe Sacconi e Eugenio Maccagnani, Monumento Nazionale a Vittorio Emanuele II, disegno di concorso (II), 1881

-Aldo Rossi raggiunge l’apice del nichilismo del paesaggio italiano facendo sua la poetica della “casetta”, la “sintesi brandizzata” del paesaggio delle città italiane che avrà come conseguenza la nascita dello stile post-moderno, ironica trasposizione degli stilemi classici in forma moderna. E però proprio questa operazione “suicida” fa nascere la vera scuola italiana contemporanea dell’architettura, capace di accettare il grado zero (o anche la morte dell’architettura) come massimo sforzo ideale alla conservazione del paesaggio italiano stesso.

Aldo Rossi, Il teatro del mondo, Venezia, 1979

-L’esperienza all’interno del movimento di architettura radicale finalizza questo passaggio attraverso l’ideazione del monumento continuo, allo stesso tempo mitizzazione e negazione dell’architettura stessa. Solo in questo passaggio infatti è possibile cogliere la coerenza di Adolfo Natalini (leader dei Superstudio) di passare dalla provocazione del Monumento Continuo alla realizzazione di edifici in pieno spirito post-moderno, con tanto di capitelli e colonne.

Superstudio, Salvataggi di centri storici italiani (Italia vostra), Firenze, 1972

A questo proposito l’affermazione in tutto il mondo dei principi contenuti dalle riflessioni emerse nell’architettura radicale confermano l’inattualità dell’architettura in un paese come l’Italia che già di suo deve fare i conti con un paesaggio “bello per statuto” e quindi dove è possibile solo la “contemplazione intellettuale” alla De Chirico, per dirla in modo radicale.

Giorgio De Chirico, Piazza d’Italia, 1959

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