Oss.15: minimalismo radicale

Oss.15: minimalismo radicale

Il minimalista ha sempre pagato nei confronti del bulimico una sorta di remissione al “di più”.
Per gli architetti basti pensare a Venturi che ironizzava con il famoso assioma miesiano “less is more” ribattendo “less is a bore”.
Esiste però un altro tipo di minimalismo che non è affatto noioso, che mi piace definire il minimalismo radicale.
Ha una chiara origine nel periodo delle grandi provocazioni culturali del movimento dell’architettura radicale. Si pensi al Monumento Continuo dei Superstudio; la No Stop City di Archizoom; il progetto di tesi di laurea presso l’Architectural Association “Exodus or the voluntary prisoners of architecture”  di Rem Koolhaas, Madelon Vreisendorp, Elia Zenghelis, and Zoe Zenghelis; alcuni progetti del gruppo dei metabolisti giapponesi (il monumento per le vittime di Hiroshima di Kenzo Tange, il progetto Clusters in the Sky di Arata Isozaki, la torre Nakagin Capsule di Kisho Kurokawa etc.).

 

Un’origine che fonda nel controllo del progetto attraverso un unico segno forte (per l’appunto radicale) dai pochi orpelli e che vedrà anche fiorire il filone delle macrostrutture. Del resto così come per i radicali il loro padre putativo è Yona Friedman, della Ville Spatiale, i cui primi studi datano la fine degli anni 50 e l’idea delle megastrutture come realizzazione dell’utopia dell’architettura di immaginare nuovi mondi possibili influenzerà non solo le sperimentazioni (da Archigram a Haus Rucker) ma anche le architetture costruite (si pensi al Centre Pompidou di Piano e Rogers, alla corrente brutalista, la scuola di São Paulo in Brasile sotto l’influenza del tardo modernismo di Niemeyer etc).

 

Nella contemporaneità, essendosi imposto l’atteggiamento radicale, il minimalismo radicale è diventato uno stile architettonico. In particolar modo penso alle influenze della scuola giapponese e portoghese: da Toyo Ito a SANAA, da Siza a Carrilho de Graça.
Il minimalismo di alcuni stilemi, il bianco assoluto, il purismo formale, si intreccia alla radicalità delle opzioni progettuali: nulla come un confronto visivo può rendere quello che voglio dire:

CONFRONTO VISIVO ESEMPLIFICATIVO TRA STUDIO SANAA E CARRILHO DE GRACA

 

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