Imparare a progettare significa imparare a raccontare. Questo alla base dell’esperimento svolto nel corso Design 4, tenuto da me e Daniele Mancini presso lo IED Design Roma in un percorso in cui questo rappresenta il primo step che poi porterà alle tesi finali riguardanti il progetto di un Nuovo Museo della Comunicazione presso il quartier generale di Poste Italiane all’EUR. Per raccontare al meglio le proprie intenzioni progettuali abbiamo chiesto un “wild book” un diario emotivo e visivo delle proprie intenzioni progettuali, capace di tirare fuori suggestioni, influenze, ricerche, ossessioni, desideri, ambizioni e primi slanci progettuali. Ieri gli studenti ce l’hanno consegnato, assieme al neo coordinatore della scuola di design Gianfranco Bombaci, in una giornata ricca di stimoli e visioni e di voglia di mettersi in gioco…

Alcuni estratti più interessanti dalle pagine dei wild book:

La parte di ricerca confluita poi nella parte del corso dedicata al progetto è stata necessaria per portare il progetto ad essere un wild poem liberando la creatività in una ricerca totale verso esperimenti di trascendenza formale che in particolar modo grazie all’uso dei plastici (in sinergia con il modulo di docenza di modellistica di Marco Galofaro) ha visto concretizzarsi le istanze poetiche più profonde nei progetti di tesi capaci di portare i progetti oltre il loro mero dato oggettuale (il superamento del realismo, vedi Mark Fisher “Realismo capitalista”) per ambire appunto ad un’ esperienza progettuale trascendente.

Qui la presentazione dei lavori sullo IED ROME YEARBOOK a.a.2018/19 >> LINK