Studi sui confini di Roma Sud e Roma Nord

O forse storia dei conflitti geosociali tra differenti classi sociali (che rivendicano la loro appartenenza con filosofie esistenziali) [sotto titolo aggiunto ad aprile 2020]

Abbiamo abbattuto i muri ma i confini sono ancora forti… ricerca urbana, con declinazioni socio antropologiche, dei confini tra Roma Sud e Roma Nord per evidenziare quello che non si vede ma si sente…

Questo lavoro visivo indaga la “dimensione mitologica contemporanea” della differenza antropica delle due aree di Roma. Sulla base dei materiali forniti dalla rete (mappe, foto aeree, fotografie panoramiche da strada) si riflette sulla definizione fisica di possibili confini percettivi.

Rilevare, oggi più che mai, non si limita a riportare i dati dello stato di fatto, ma a comprendere l’indicibile dei luoghi.

È vero che il mondo è ciò che noi vediamo, ed è altresì vero che nondimeno dobbiamo imparare a vederlo”. [Maurice Merleau Ponty, Il visibile e l’invisibile, 1964]

(REPOST di Timia Edizioni >> LINK)

[Aggiornamento Agosto 2019]

approfondimenti:

LINK Corriere

LINK Le Coliche

LINK Pilar Fogliati

Rilevare dati che più che fisici sono socio-antropologici in realtà ci pone anche di fronte al fatto che il confine lineare potrebbe in realtà trasformarsi in confini “ad isola”, ovvero delle enclave all’interno delle aree geografiche della città che presentano le condizioni cercate. Si ipotizzano delle esemplificazioni:

mappa dei confini con l’ “enclave Roma Sud” di montesacro

mappa dei confini con l’ “enclave Roma Nord” di mostacciano

[Aggiornamento Ottobre 2019]

Questo invece un esempio che propone l’invenzione dell’idea di “edificio enclave di Roma Sud“, in questo caso la famosa casa convenzionata di Viale XXI Aprile di Mario De Renzi, vita del sud in un quadrante nord:

foto aerea con evidenziata l’ “area enclave” della casa federici

una scena del film “una giornata particolare” di ettore scola (1977) girata sulle terrazze della casa federici

O il caso del “sistema di villette, enclave di Roma Nord” nel quadrante dell’EUR.

Come Villa Cavazza di Adalberto Libera del 1961-64

foto aerea con evidenziata l’enclave di villa cavazza

scena del finale del film “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, 2001, girato in gran parte nel distretto delle ville dell’EUR

[aggiornamento Novembre 2019]

Questa esplorazione di un dato fenomenologico diffuso nell’immaginario popolare fa leggere le dinamiche e le tensioni urbane con approcci diversi e interpretazioni alternative a quelle usuali, aprendoci a ipotesi e conclusioni non previste, inaspettate.

A questo proposito continuando le indagini sulla base dei dati prodotti da #mapperoma (LINK) di cui quest’anno è uscita la pubblicazione “Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana” a cura di K.Lelo, S.Monni, F.Tomassi, Donzelli editore, Roma, 2019, qui di seguito sono elaborate due mappe-dicotomiche che a loro volta provano a ridefinire i perimetri in relazione alle diversità di indici sociali come il livello d’istruzione e quello del reddito.

[aggiornamento Aprile 2020]

L’interesse per una simbiosi dell’uomo con la natura fa parte di nuove (per quanto sempre esistite) pratiche filosofico-esistenzialiste in cui l’uomo tende a voler o meno riconoscersi.

Dagli influssi orientali a nuove teorie salutiste si assiste a un diffondersi di pratiche di vario tipo (come yoga, meditazione, arte terapia, scuole alternative steiner-waldorf, pratiche eco-sostenibili etc. etc.). E’ difficile da dimostrare ma sono convinto che tali nuove pratiche siano molto più diffuse nel territorio “settentrionale” che in quello “meridionale”. Di nuovo una conferma che il nord permette una maggiore astrazione dalla vita terrena di quanta ne sia possibile al sud, fattore che sicuramente poggia su una sostanziale maggiore ricchezza e quindi possibilità di non essere strettamente legati al contingente e alla concretezza.

così questa riflessione sulle culture alternative come riflesso di nuclei sociali più benestanti, mi porta a pensare a Calcata, piccolo comune a nord di Roma, nel territorio provinciale di Viterbo, che si trova arroccato su una montagna di tufo ed è costituito da un piccolo borgo. Nei primi del novecento il borgo venne pian piano disabitato poiché considerato pericolante per il cedimento del tufo. Ma poi pian piano venne rioccupato da persone che se ne innamorarono e oggi nel borgo vivono circa 70 persone, italiani e stranieri, tra cui vi è un nutrito gruppo di artisti che negli anni ’60 decise di scegliere il borgo come residenza di vita e di lavoro. Tra di loro un abitante noto del comune è sicuramente Paolo Portoghesi, professore ed architetto romano che ormai da tempo risiede e lavora lì.

Una scelta che appare in diretto rapporto con una filosofia di maggiore empatia con la natura, di un rapporto diretto con un sentimento di affinità spirituale all’ambiente inteso come sistema primario dell’habitat dell’uomo.

Che poi mi riporta alla mente alcune tensioni inizio XX secolo in piena esplosione delle conquiste della società industrializzata che vedeva in contrapposizione alcune tensioni culturali molto ben espresse ad esempio nel mondo dell’architettura (contro le società iper-urbanizzate come la Ville Radieuse di Le Corbusier o la Grossstadtarchitektur di Ludwig Hilberseimer al quale si contrapponevano posizioni che immaginavano l’architettura come un organismo più integrato nel paesaggio naturale, ad esempio Bruno Taut supportato dalla teorie di Paul Scheerbart della Glassarchitektur o anche della Broadacre City immaginata da Frank Lloyd Wright, si pensi anche alla sacralità della montagna nello Zarathustra di Nietzsche e all’influsso ancor prima della pittura romantica).

Tornando a Paolo Portoghesi segnalo un lavoro interessante volto proprio a indirizzare alcune scelte formali architettoniche con il paesaggio naturale, in particolar modo riferito al territorio geologico di Roma Nord e delle sue forre. Questo lavoro è stato presentato all’interno della mostra “Roma Interrotta” a cura di Giulio Carlo Argan e Christian Norberg-Schulz nel 1978.

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