atelier design IV (2)

Si è concluso il corso “Atelier Design IV” che ho tenuto presso il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura, Università La Sapienza Roma, a.a.2018-19.

Le premesse del corso hanno spinto verso il ribaltamento del ruolo canonico con cui siamo soliti identificare il designer/progettista, visto sempre più come un mero creatore di oggetti o tutt’al più un professionista con competenze tecniche, in sintonia con le spinte verso un dominio scientifico sempre più forte nell’ambito della cultura contemporanea. Il corso invece ha voluto rimarcare la centralità dell’ “uomo pensante” all’interno del mondo contemporaneo con i suoi problemi, spinto alla ricerca, prima di tutto, di una poetica personale da sviluppare e all’interno della quale operare come progettista.

manifesto urbano anti capitalista

Questo sforzo di ribaltamento dei ruoli ha inoltre caratterizzato il corso anche da un punto di vista metodologico/didattico per cui lo scambio didattico usuale (dare/avere) fosse sempre il più possibile aperto a un continuo scambio che non ponesse barriere dal punto di vista del ruolo formale studente/docente, permettendo sempre e senza mai nessun filtro o censura che le proposte degli studenti fossero sempre accolte e fatte proprie dal docente (nella piena convinzione che un corso è sempre un momento di scambio tra tutti coloro che ne fanno parte e che forse l’unico vero momento che spetta al docente è la rottura degli indugi della lezione di apertura, subito dopo il vortice dello scambio di conoscenze, stimoli e capacità è continuamente alimentato).

Da questo punto di vista il corso ha vissuto molti e diversi momenti che hanno permesso il confronto continuo tra tutti i lavori attraverso consegne pubbliche dei lavori e mostre degli elaborati come pratiche orizzontali così da permettere a tutti di influenzarsi reciprocamente:

-presentazioni pubbliche a schermo

-lavoro in classe su modelli

-affissione e mostra di tavole e disegni

-autovalutazione interna del corso

-critics day con le valutazioni da parte dei docenti: Sabrina Lucibello, Daniele Mancini, Spartaco Paris

-incontro speciale con Nero Edizioni (Sara Catenacci e Lorenzo Gigotti) e Peter Lang per presentare il libro “Global Tools 1973-1975: quando l’educazione coinciderà con la vita”

Il tema del corso è stato definito come “Esperimenti di “Total Design” presso la Galleria Alberto Sordi a Roma”, ovvero il ripensamento totale della Galleria dallo spunto di farci un allestimento. L’esplorazione della capacità del design di intendere una progettazione a tutto tondo (dal vestito dei commessi alla ruderizzazione del manufatto; dal battito d’ali di una farfalla a scenografie spettrali abbandonate).

Qui una sintesi del lavoro prodotto dai 15 gruppi di progettazione che hanno presentato come elaborati d’esame un book formato A5 e un quadro (stampa su supporto rigido) formato 50x35cm

durante gli esami

GRUPPO 1 (Massaro; Tanzi; Tumminello)

Questo progetto prevede la ruderizzazione della Galleria, accettando il degrado e l’abbandono come processo naturale, e inserendo delle strutture precarie all’interno.

GRUPPO 2 (Ercoli; Jellyman; Di Stefano)

Questo progetto, tramite il continuo raffronto con il libro NO LOGO di Naomi Klein, immagina una risposta all’iperconsumo della società contemporanea con una sottrazione di identità della Galleria attuando una strategia di debranding. Al centro della Galleria viene proposta una grande rete metallica che funziona come un vortice-gabbia di loghi.

GRUPPO 3 (Mantini; Orlandi; G. Orsini; M. Orsini)

Questo progetto riflette sulla possibile riapproprazione della Galleria da parte della natura come elemento capace di riscoprire un’estetica primitiva fino a contemplare la presenza di una possibile fauna (partendo dalle farfalle).

GRUPPO 4 (Mazzoni; Medina; Merola)

Questo progetto punta sull’intimità come modalità di rifunzionalizzazione della Galleria, innescando una serie di ambienti domestici e con una struttura verticale che racchiude spazi e segreti.

GRUPPO 5 (Farace; Iacuitti; Petitta)

Il progetto rielabora e rifunzionalizza gli spazi della Galleria trasformando i suoi spazi in un grande contenitore espositivo sui temi della sostenibilità con spazi interattivi o aree dedicate alla formazione e strutture sospese a creare collegamenti aerei.

GRUPPO 6 (Fioravanti; Iacono; Guarnieri; Grilli)

E’ un progetto che si pone da subito in sfida ipotizzando il completo allagamento della Galleria. Da qui una serie di suggestioni artistiche e poetiche definiscono l’intervento in una sorta di completa ridefinizione dell’ambiente antropico in uno primitivo/naturalista.

GRUPPO 7 (Grimaldi; Ferracci; Giacinti)

Un progetto in bilico tra rudere e luna park, come la parabola del clown, che fa ridere ma anche paura. Tra citazioni dei giardini all’inglese dei finti ruderi e Coney Island, vengono immaginate delle strutture leggere e pericolanti che assomigliano a scale sbagliate o scenografie abbandonate.

GRUPPO 8 (Iorio; Galanti)

Ispirandosi al mondo delle favole e della fantasia (Alice, Pimocchio, Willy Wonka, Peter Pan), questo progetto si racconta come un sogno prendendo le sembianze formali di una sorta di spazio invaso da tubi colorati con funzioni e significati diversi.

GRUPPO 9 (Manca; Morcella)

Questo lavoro esplora il potere sotto forma di mass media, partendo dall’universo Disney e la sua trasmutazione in un esercito creativo e passando per i simulatori di realtà virtuale e il mondo dell’arte (dalla street art di Bansky a quella di Shepard Fairey), proponendo la trasformazione della Galleria in una sorta di Dismaland (l’installazione temporanea di Bansky definita da lui stesso “un parco tematico non adatto ai bambini”).

GRUPPO 10 (Gentile; Ghirardi; Rizzo; Fantera)

Questo progetto riflette sulla dialettica contrastante tra lusso e povertà ispirandosi alle immagini dell’artista visivo Ugurgallen. La Galleria diviene il luogo deputato per mettere in scena il conflitto tra ricchezza e povertà, in un racconto sempre ficcante intervallato da reclame ironiche sull’assurdità della società occidentale.

GRUPPO 11 (Micanti, Mignardi, Miseo)

Il progetto parte dalla volontà di dar luogo ad uno scontro di classe tra ceto alto e ceto basso con l’obiettivo dell’inclusione, inserendo nell’attuale configurazione della Galleria un mercato locale. Questo esperimento sociale diviene anche un espediente per la costruzione di strutture elementari dette “trabiccoli” in legno che nascono dalla tipica cassetta per la frutta.

GRUPPO 13 (Lai, Foti, Laurenti)

Un progetto che si confronta con la folla immaginandolo come un elemento di design. Sono individuate due funzioni specifiche per il giorno e per la notte: la palestra e la discoteca, due funzioni aggregative di persone e capaci di aggregare e di avere uno spirito comunitario. Una struttura di tre cubi è addossata alle pareti interne della Galleria.

GRUPPO 14 (Di Paola, Lausi, Mancini, Osvaldi)

Il progetto si rivolge all’agricoltura e al cibo come fonti ispiratrici. Si ipotizza la trasformazione della Galleria in un mercato dove mangiare prodotti autentici e allo stesso tempo immaginando la presenza di serre specifiche per la coltivazione sulla sommità dell’edificio. Una struttura è progettata per funzionare da collegamento verticale ed arrivare su una grande terrazza con vista.

GRUPPO 15 (Galluccio; Kosiara; Lucarini)

Questo progetto punta sul confronto tra la società produttiva e la società che produce, volendo mettere in evidenza le disparità che le caratterizzano. Attraverso l’uso di sculture iper realiste si immagina di ridefinire gli spazi della Galleria in modo da sensibilizzare i visitatori sul problema dello sfruttamento.

 

 

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