StorArchCont @IED a.a.2019-20

E’ partito anche quest’anno il Corso di Storia dell’Architettura Contemporanea 1 presso lo IED Design Roma.

Questo non è un corso teorico ma un LABORATORIO!

Perché “Non esistono fatti ma interpretazioni” (Nietzsche)

Il corso si svolge in 9 lezioni da 3 ore. Gli studenti dovranno inventare strategie per una campagna di promozione dell’architettura attraverso la sua storia sfruttando il potere narrativo delle immagini, fotocollage, reinterpretazioni grafiche, testi/slogan, video, come fosse una campagna sui social..

Attraverso gli step previsti dal corso si lavorerà in gruppi collezionando il diritto di utilizzare alcune opere della storia dell’architettura significative e costruendo sulla base di queste un tema di sensibilizzazione all’architettura (e la sua storia contemporanea) e con queste inventare delle “storie-campagna”.

[Una cosa simile l’aveva fatta Bernard Tschumi a cavallo tra il 1976 e il 1977 con il progetto “Advertisements for Architecture”]

I singoli studenti dovranno in ogni caso tenere un diario (formato A5 verticale) del percorso effettuato che porteranno alla fine in sede di esame.

Qui il link alle slide della OPEN LESSON

Nella seconda lezione sono state messe all’asta delle opere per completare i casi studio a disposizione per la creazione della campagna.

Qui il link alle slide della SECOND LESSON

Nella terza lezione si è cominciati a fare revisioni sull’impostazione del lavoro di ricerca, fervono i lavori…

Alcuni sondaggi via Instagram

20 Dicembre: prime presentazioni pubbliche dei lavori di ricerca:

10 Gennaio: middle lesson, come ridestare il lavoro dopo le feste?

MIDDLE LESSON

Il 24 Gennaio si sono svolte le ultime presentazioni pubbliche prima del lavoro individuale sul diario.

GRUPPO 1 PERCÍPERE

fotomontaggio

Il gruppo 1 che ha intitolato la sua ricerca “Percípere”  tramite le opere studiate ha indagato il tema della percezione dell’architettura da parte delle persone: accoglienza, ascesi, artificio. Questi i 3 temi principali emersi dall’analisi di due film Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock (la ricostruzione scenografica delle ville di Writgh come linguaggio capace di accogliere); Mon Oncle di Jacques Tati (la direzione del pensiero della modernità come approccio ascetico); lo schizzo/manifesto di Robert Venturi “I am a monument” (il valore dell’artificio) che in realtà sembra tenere assieme le due precedenti categorie rafforzando la tesi di base ovvero il percepire alla base del valore.

GRUPPO 2 CITTA’ UTOPICA | CITTA’ DISTOPICA

fotocollage

Il gruppo 2 composto da una decina di persone ha lavorato dettandosi un programma di comunicazione dell’architettura attraverso le opere, i film e anche opere d’arte assegnate attraverso l’uso dei social (account @archleitmotif_). Passando dai maestri del moderno Le Corbusier, Wright, Mies, Hilberseimer ai maestri del cinema italiano Fellini e Antonioni e film cult internazionali come Metropolis e Arancia Meccanica assieme alla visionarietà di Costant, il tema della ricerca (atipiche visioni di città) emerge attraverso una prolifica produzione visiva di fotocollage e reinterpretazioni grafiche.

GRUPPO 3 L’INSODDISFAZIONE

diagramma ricerca

Il gruppo 2 fa partire la sua ricerca dalla interpretazione di due film che in modo molto diverso raccontano dell’insoddisfazione dei loro protagonisti con l’architettura a fare da scenario importante in entrambi i casi. Se infatti Casa Papanice, scenario del film “Il dramma della gelosia”  di Ettore Scola rappresenta la casa come status symbol di cui godono i protagonisti/abitanti che però sono esistenzialmente insoddisfatti, in “Il ventre dell’architetto” il protagonista è esso stesso architetto e si rifugia nella sua ossessione per l’architettura illuminista e Boullée su cui sta preparando una mostra a Roma per sfuggire alle frustrazioni e ai problemi della sua vita privata.

GRUPPO 4 EDIFICIO MONDO

john soane’s house come la casa di barbie

Il gruppo 4 riflette sul tema dell’architettura come contenitore, come un mondo racchiuso in una scatola. Partendo dall’Atlanpole di Hans Kollhoff, progetto manifesto di un edificio-mondo, il tema si esprime in modi diversi (tramite la casa Malaparte al centro del plot narrativo di Il Disprezzo di Jean Louis Godard, tramite le utopie sociali del falansterio di Charles Fourier, o la casa museo di John Soane a Londra, o il progetto del Palais Metro di François Dallegret e le ambientazioni post-moderne della Los Angeles di Blade Runner).

GRUPPO 5 THE METROPOLIS OF TOMORROW

presentazione di un lavoro d’interni di carlo mollino

Partendo dal bellissimo lavoro visionario di Hugh Ferriss su New York “The metropolis of tomorrow” il gruppo elabora una ricerca in forma di racconto di un personaggio che si muove all’interno delle opere assegnate in una scansione temporale tripartita: presente, mondo intermedio, nuovo mondo. E così partendo dal presente e dalla denuncia del sistema capitalistico di Elio Petri nel film “La Decima Vittima” in cui Mastroianni e Andress si danno la caccia nel Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera il personaggio trova rifugio nella Casa Devalle progettata da Carlo Mollino per poi passare al mondo intermedio dove l’immaginazione va a braccetto con l’evoluzione tecnologica, come il progetto di Ettore Sottsass per la mostra New Domestic Landscape, per arrivare infine al nuovo mondo così ben rappresentato dal progetto manifesto del tempo libero e la sua rappresentazione architettonica, il Fun Palace di Cedric Price.

GRUPPO 6 CITTA’ <-> PAESAGGIO

fotomontaggio della decadenza del monumento continuo

Anche i progetti visionari, come il monumento continuo, possono decadere? Lo spunto finale del gruppo 6 (sintetizzato nel fotomontaggio) nasce da una ricerca sull’importanza dei progetti a prescindere dalla loro realizzazione. E ce lo raccontano attraverso un momento interessante della storia dell’architettura recente (l’architettura cosiddetta radicale) attraverso la piscina dei costruttivisti immaginata da Rem Koolhaas, le due architetture paesaggio il Monumento Continuo e la No Stop City dei Superstudio e Archizoom, la posizione teorica radicale di Hans Hollein “everything is architecture”, il progetto texture di Robert Venturi per il Ponte dell’Accademia e la riflessione progettuale per la ricostruzione del centro di Berlino degli Smithson ma anche la land art di Walter De Maria o le opere urbane di Bansky.

GRUPPO 7 ADVERTISING FOR ARCHITECTURE

advertising 2: art or architecture?

Il lavoro nasce da un’interessante indice tematico che suddivide le opere assegnate in quattro temi: La Distruzione (il film King Kong, il supermercato Best dei SITE, conical intersect di Matta Clarke), L’Indeterminato (TGB di OMA, endless house di Kiesler, Padigilione di Osaka di Sacripanti), Architettura come forma di appropriazione del territorio (Walking City di Archigram, La Ville Spatiale di Yona Friedman), Arte come forma di appropriazione del territorio (la scritta Bonjour tristesse sulla Schlesisches Tor di Alvaro Siza, la Spiral Jetty di Robert Smithson). La ricerca si conclude con una campagna grafica di sensibilizzazione all’architettura sulla scia del lavoro di Bernard Tschumi citato precedentemente.

GRUPPO 8 DIAMOND HOUSE

frame del video e busto con maglietta personalizzata

Il gruppo 8 è nato da una scissione di una persona da un precedente gruppo ed è quindi costituito da una sola persona con una sola opera. La sfida è proprio riuscire ad affrontare la ricerca anche se solo con un’opera, la diamond house di John Hejduk. In una sorta di azione performativa (video e produzione di gadget personalizzati) la tesi è che nel mondo contemporaneo l’importanza del brand può ambire a riscrivere i valori artistici per cui un’opera super teorica può divenire concreta attraverso la sua brandizzazione così come la gadgetizzazione tipica del museo contemporaneo può diventare parte integrata della musealizzazione di un’opera.

Alla conclusione del corso ogni studente ha redatto una sorta di “diario personale” in cui raccontare la propria esperienza del corso che è divenuto l’elaborato da portare all’esame su cui sostenere la presentazione del lavoro svolto.

“diari personali”

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