INFINITE TXT

La follia diffusa del XX secolo

Expo Universale di Parigi, 1900, la rue de l’advenir

Faremo mai pace con la follia diffusa del XX secolo? Fin dall’inizio finalmente liberi dell’oppressione di Dio, si è fatto di tutto per viversi il mondo per quello che era (modalità diretta) e quindi avere conquistato infine la possibilità di distruggerlo liberamente senza remore, preludio dell’essere moderni, della libertà dell’uomo di poter fare qualsiasi cosa (fino a delle guerre fratricida e spietate..). Fortuna che poi ci si è preoccupati (il postmoderno riflessivo) e si è virato sul culturale (modalità indiretta), dalla libertà sessuale al culto del tempo libero e se vogliamo anche della legittimazione del fallimento come atto meritorio ricomponendo i valori esistenziali dove però è accaduto che al mero lavoro si è sostituita l’affermazione dell’identità personale egotica e delirante/schizofrenica.

Lo stato di crisi immortalato da Houellbecq e Lynch

bob nella serie televisiva “I segreti di Twin Peaks” 1990

Non avevo mai pensato che potesse esserci un punto di contatto così forte tra Michel Houellbecq e David Lynch, due speleologi delle profondità umane nella società della liberazione sessuale.

Da una parte si pensi ai numerosi passaggi nei libri di Houellebecq sulla libertà sessuale, punto di forza della rivoluzione culturale segnata dal ’68, ad esempio questo passo da “Le particelle elementari” (1998, Bompiani, p.116): “A partire da quel momento, ampie fasce di popolazione ebbero accesso alla liberazione sessuale, sin lì riservata alla élite economica e agli artisti. Fa un certo effetto osservare come spesso tale liberazione sessuale venisse presentata sotto forma di ideale collettivo mentre in realtà si trattava di un nuovo stadio nell’ascesa storica dell’individualismo. Coppia e famiglia rappresentavano l’ultima isola di comunismo primitivo in seno alla società liberale. La liberazione sessuale ebbe come effetto la distruzione di queste comunità intermedie, le ultime a separare l’individuo dal mercato. Un processo di distruzione che continua oggigiorno.”

Dall’altra lo stesso tema è così fortemente rappresentato dal personaggio “Killer BOB” in I segreti di Twin Peaks di David Lynch (1991), la rappresentazione di un’entità demoniaca, puro male, ma anche l’entità che si impossessa del corpo di Leland Palmer insidiando la figlia Laura Palmer. Per caso, così vuole la storia, prese le fattezze di Frank Silva, arredatore di scena, che apparso nella scena ai pieni del letto per alcune prove di girato, convinse poi Lynch ad inserirlo nella serie effettiva. Egli possiede le fattezze di quello che potremmo definire un hippie invecchiato che divenendo la causa assoluta di tutto il male della serie, in realtà ambientata in una piccola cittadina di provincia, e pervasa dalle storie di sesso promiscuo, incesti, prostituzione e droga attorno a cui ruota il plot della serie, sembra essere davvero l’incarnazione perfetta dello scenario nefasto di cui Houellbecq parla sopra.

La ricerca indefessa di essere astratti nell’arte del XX secolo

George
Georges Seurat, particolare della tecnica del puntinismo nella tela “Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande Jatte” (1883-85)

Si è sempre considerato il periodo compreso tra la fine del XIX secolo e l’inizio del XX secolo come un periodo in cui erano ben distinti i figurativi dagli astrattisti con un ruolo da oustider per i dadaisti, progenitori dei concettuali. In realtà se si scava più a fondo sembra essere evidente che di fondo c’è un’istanza generale, generica e quindi condivisa da tutti i movimenti nel portare l’arte verso le conquiste di una società post religiosa, che portasse la vita profana (il mondo terreno) al centro dei suoi temi e che però potesse assumere un suo fine trascendente, quindi verso quello che potremmo definire un generico astrattismo volto a immortalare la perdita di qualsiasi riferimento etico/sociale.

Ad esempio è evidente e oggi riconosciuta l’influenza tecnica di Suerat, neo impressionista, sui futuristi così come il percorso di Pablo Picasso dalle Damoiselles d’Avignon (1907) verso il primo cubismo analitico fino al cubismo sintetico dei papier collè che lo porta verso una vera e propria arte concettuale. Così come i gesti informali pittorici di Van Gogh e ripresi nell’espressionismo di Kirchner o la ricerca della pura espressione nei colori di Gaugin poi rielaborata e fatta propria dal fauvismo di Matisse, alla scelta dei temi pittorici e/o alle situazioni di luce fatte da Monet (dalle nifee ai paesaggi). Per sintetizzare, anche chi partiva da obiettivi definibili figurativi ambiva all’astrattismo.

Appare evidente come, in fronte ad un’apparente appartenenza ideologica/culturale, in realtà dalla distanza temporale emerge forte un dato tecnico nella formalizzazione delle opere d’arte che è di gran lunga più importante: desacralizzare l’opera d’arte significa anche utilizzare tecniche che ne permettano la sua stessa destrutturazione. Se è vero che anche i contenuti fanno la loro parte, ad esempio si ritraggono spesso prostitute, la verità è che il come lo si fa alla lunga diviene molto più importante e infatti non fa differenza nel valore artistico se il quadro sia una prostituta o una natura morta (perché in realtà non è compito dell’artista di portarci all’emancipazione culturale, a meno di non essere arte dipendenti per cui tutte le dinamiche del mondo le guardiamo tramite l’arte, ma in realtà, e non vuole essere una diminutio, è suo compito assecondare le trasformazioni della società attraverso il suo specifico).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...