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Astrattismo o qualcosa del genere: percorsi non lineari e resistenza al senso

Howard Phillips Lovecraft

I continuità con il paragrafo La ricerca indefessa di essere astratti nell’arte del XX secolo, questo paragrafo lo uso per appuntarmi delle opere imprescindibili alla ricerca indefessa verso l’opera astratta intesa in più modi: astrazione formale, mancanza di consequenzialità logica, non sense, detournement, delirio paranoico, relatività, improvvisazione, cacofonia, dissonanza, destrutturazione..

partendo ad esempio da due episodi considerabili due classici come l’Ulisse di Joyce e il movimento del puntinismo in pittura in cui la ricerca dell’astrazione appare una ricerca più stilistica che sostanziale, ci si immerge appieno nella cultura del XX secolo:

Lovercraft, Kafka, il suprematismo di Malevic, L’uomo con la macchina da presa di Dziga Vertov, la Neue Sachlichkeit, Kafka, Buster Keaton, il cubismo sintetico, Igor Stravinsky, Le grand verre di Marcel Duchamp, i casi di Freud, la teoria della relatività generale, i Fratelli Marx, Man Ray, Karlheinz Stockhausen, Un chien andalou di Louis Bunuel, Das Passagen-Werk di Walter Benjamin, i Situazionisti, A love supreme di John Coltrane, William Burroughs, la Marylin di Andy Warhol, Jean Luc Godard, il free jazz, Thomas Pynchon, John Cage, William Gibson, Superstudio e il monumento continuo, Chris Marker, l’interessante passaggio dalla comicità eclettica dei Monty Python alla visionarietà fantascientifica di Brazil, Talking Heads, Deleuze e Guattari, David Lynch, tutta la (ri)scoperta “ALTA” di Philip K. Dick, l’architettura decostruttivista, il cyberpunk, Luther Blisset, il Grunge e il Trip Hop, la telerilevazione del buco nero, David Foster Wallace, l’accellerazionismo (Land, Williams e Srnicek, Fisher) ?..

La misantropia salverà il mondo

Michel Houellebecq

E’ difficile a dirsi perché politicamente scorretto, perché infrange ogni principio rivolto verso quello che chiamiamo il “bene comune”, ma la misantropia è molto più attuale e necessaria di quanto il suo significato lascerebbe intendere.

Attraverso Schopenhauer e Houellebecq, possiamo tentare di capire perché.

Nella ricerca di una verità profonda dentro se stessi in entrambi i casi i due autori, in una sorta di viaggio psichico verso il più profondo subconscio, scoprono l’amor proprio come unica e inconfessabile verità dell’uomo post-religioso. Quello che appare esclusivamente come un percorso pessimista in realtà ne riflette la capacità della sopravvivenza alle dolorose verità che le conquiste della conoscenza ci permettono di vedere: il ricondurre la propria esistenza a quella della volontà profonda contenuta dal nostro ego profondo (molte volte scambiato con l’animalità e con la conseguente sfera della violenza insita negli esseri umani).

“Questo conflitto si perpetua in tutta quanta la natura; di più è solo grazie ad esso che la natura esiste.. questo stesso conflitto, infatti, è proprio la manifestazione dell’essenziale discordia della volontà con se stessa. Il livello più chiaro di visibilità questa lotta universale lo raggiunge nel mondo animale, che ha come proprio nutrimento il mondo vegetale e nel quale, inoltre, ogni animale diventa preda e nutrimento di un altro, vale a dire che deve cedere la materia nella quale la sua idea si rappresentava per far posto alla rappresentazione di un’idea diversa, in quanto ogni animale può conservare la propria esistenza solo sopprimendone sempre di nuovo un’altra.” (Arthur Schopenhauer, Il mondo come volontà e rappresentazione, Libro II, Par.27)

Il disprezzo per gli altri in realtà sottende alla necessità di dover mettere in moto la volontà. Il sesso in entrambi gli autori è così importante perché è l’istinto per la riproduzione (uno dei più importanti) che risveglia la volontà spesso sommessa dall’io sociale. La misoginia in realtà è insita nella misantropia con la sola differenza che identifica la parte con cui io posso riprodurmi (uomo, perché la ricerca della verità, intrapresa come una confessione autobiografica, è tutta maschile/maschilista).

“Il liberalismo economico è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società. Altrettanto, il liberalismo sessuale è l’estensione del dominio della lotta, la sua estensione a tutte le età della vita e a tutte le classi della società.” (Michel Houellebecq, Estensione del dominio della lotta)

Terapia come atto d’amore

La celebre foto di Friedrich Nietzsche, Lou Salomé, Paul Rèe

Considerato che possiamo considerare Freud il braccio armato di Schopenauer, ovvero colui che mette a frutto “in modo clinico”, come dice lui, le scoperte teoretiche del filosofo tedesco senza dimenticare anche il sacrificio nietzschiano ovvero l’allontanamento dall’insegnamento determinerà il valore della filosofia attiva (che rifugga dal mero insegnamento nelle scuole ma trovi invece spazi operativi nella realtà).

“Schopenhauer ha identificato la vera struttura portante della psiche umana nelle pulsioni sessuale e aggressive. A lui è mancato il materiale clinico per giustificare le sue teorie. L’inconscio non l’ho inventato io, l’ha inventato Schopenhauer. Io ho definito le regole per governarlo, anzi, per averne ragione.” (Sigmund Freud)

Considerato che Freud, preferendo la sua autorità in vita, ad una più esauriente apertura della disciplina da lui fondata, come gli “rimprovera” Jung (mi riferisco al celebre episodio della reticenza dello psicoanalista viennese ad aprirsi totalmente durante il viaggio in nave verso New York).

Quella che appare una grande invenzione della modernità (la psicanalisi), capace di persuadere l’approccio culturale e relazionale della società contemporanea senza più essere reclusa in un ambito solamente medico come fu alla sua nascita, rivela come la terapia (cura) sia l’unica forma di amore possibile per l’esistenza stessa e che il suo approdo più facile sia tramite l’esercizio artistico (vedi il paragrafo precedente “L’altro problema è l’arte come status symbol”).

Questo amore, come rivela l’arte, in realtà non è per un’altra persona e neanche per se stessi ma è tutto rivolto verso il raggiungimento del vero se stesso tramite gli altri e quindi capace anche di assumere un valore esemplificativo di modello.

La confusione del senso dell’amore con la famiglia (regola giudaico-cristiana) o con il sesso (maldestra interpretazione freudiana) in questo modo sparisce. In realtà l’amore coincide con l’indefessa ricerca della verità di essere se stessi (modalità artistica) senza porre i filtri che la società (intesa come famiglia, istituzioni, religioni, guru e santoni che siano) tende continuamente a porci.

La dittatura dell’oggetto, è ora di una “ribellione”

marcel duchamp e bicycle wheel (object trouvé), 1951

Sempre più mi appare chiaro come nel settore artistico ci sia una importantissima battaglia da sostenere: sconfiggere la dittatura dell’oggetto!

L’enorme influenza del capitalismo e di una società iperglobalizzata ci ha portati verso una nuova venerazione e idolatria degli oggetti che è invece tutto quello che un artista deve fuggire.

L’oggetto nell’arte serve solo a sostenerne il suo superamento. L’oggetto that works, che funziona rappresenta tutto lo sforzo che dobbiamo fare per superarlo. Perché rappresenta la morte dell’arte, la sua sottomissione al mercato, al sistema.

Come spesso detto, l’arte è un momento terapeutico psicoanalitico, un percorso verso la propria verità (l’unica ad esistere, inevitabilmente molteplice, essendo una per ogni individuo). Non può esistere una regola per definire un oggetto artistico. Sarà la propria “regola-verità” e il relativo oggetto di cui si ha bisogno che lo renderanno artistico.

Per tornare al paragrafo “Lo stile non esiste” troppe volte si confida nello stile come aura salvifica dove rifuggiarsi (una sorta di religione dell’arte) ma, proprio come la religione, lo stile è un grande inganno, è la strada più semplice per evitare di mettersi in gioco davvero, di evitare il percorso dell’arte come momento terapeutico di ricerca della verità.

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