In architettura l’abito fa il monaco

Perché la sfida tra gli architetti è tra chi ancora gioca ad interpretare il ruolo dell’architetto e chi invece gioca a fare altro, ma entrambi giocano

Johannes Itten, durante il periodo di insegnamento nel Bauhaus, nell’abito da lavoro mazdeista da lui disegnato, 1921

Oggi se si guardano i disegni degli architetti si scoprono tante cose, forse di più che se si guardano i progetti. C’era una volta quando gli architetti si confrontavano sui progetti (che tempi!). E le posizioni tra chi ancora credeva, in nome della ragione, all’architettura e chi, in nome del cuore, era contro l’architettura si potevano distinguere osservando la realizzazione dell’opera (i disegni erano per lo più un supporto). Oggi l’architettura non si realizza più, o almeno è un’eccezione, in fondo la disciplina stessa ha emancipato il problema della realizzazione stessa facendo assumere al progetto sembianze molto diverse (letteratura, disegno, saggio critico, visione..), per capire come evolve il pensiero della cultura dell’architettura bisogna sforzarsi di guardare molto altro; l’unica differenza, se vogliamo, è che è più difficile farsi pagare per un progetto che non si realizzi piuttosto che il contrario (ma anche qui non è neanche detto).

architetti newyorkesi famosi vestiti come i loro grattacieli in occasione del ballo annuale presso la società di belle arti nel 1931

Ecco oggi solo guardando i disegni di architettura (concorsi, mostre, vetrine on-line etc.) possiamo fin da subito farci un’idea di questo. Nell’ultimo ventennio tra l’altro sono accorse le “rivoluzioni grafiche” dettate dall’utilizzo dei software che hanno permesso ancor più una differenziazione di modalità di rappresentazioni notevole, per l’architettura davvero una novità storica (a scuola l’insegnamento di come si fa una sezione è sempre stato un caposaldo delle prime nozioni da imparare: tratto spesso per le cose sezionate o in primo piano, tratto leggero per le cose in proiezione e più lontane). In realtà l’utilizzo e/o l’abuso dei grafismi ha fatto sì che tante regole basilari del disegno architettonico siano state in fondo tradite a favore di diagrammi, schemi, tabelle, slogan contro planivolumetrici, sezioni e dettagli costruttivi. E dietro a questioni che apparentemente sembrano di “lana caprina” in realtà, per chi si occupa di estetica, sono sostanziali. Cito nuovamente il mondo rovesciato di Nietzsche “Si è artisti al prezzo di considerare e sentire come contenuto, come la “cosa stessa”, ciò che tutti i non artisti chiamano “forma”. Certo: così si appartiene a un mondo rovesciato, perché il contenuto diventa una mera formalità – compresa la nostra vita.”

E proprio come nel mondo rovesciato nietzschiano l’architetto contemporaneo non si esime mai dal farsi condizionare dalla veste estetica che crea da subito il primo sentimento per esprimere una propria visione del mondo. Nel dibattito architettonico è molto usuale il confronto tra chi sostiene che la rappresentazione dell’architettura debba far intendere la sua materialità mentre dall’altra parte si tende a voler sostenere l’immaterialità del progetto per riportarlo a una sua dimensione più ideale. Entrambe le posizioni però in realtà parlano di vacuità, filosofeggiano, appunto in realtà parlano di disegni.. Ci riportano alle discussioni letterarie o artistiche tra realisti e surrealisti.

Italo Cremona – Ritratto di Carlo Mollino attraverso il piano in cristallo della mensola d’ingresso in Casa Miller, Torino, 1936 c. (Politecnico di Torino, sezione Archivi biblioteca Roberto Gabetti, Fondo Carlo Mollino)

Dunque la morale di questa riflessione sarebbe proprio “diffidare degli architetti” perché nel loro mondo rovesciato in qualsiasi modo avrete modo di confrontarvi con loro, sia che lo facciano in modo criptico sia che lo facciano in modo diretto, la realtà non fa per loro.

Ricordiamoci che il momento della stagione cosiddetta dell’ “architettura disegnata” fu un momento esplosivo nella ricerca dell’identità poetica dei progettisti che abbandonarono pretese di assolutismi disciplinari per dilaniarsi nelle loro capacità immaginifiche e visionarie per imporsi come architetti nella società globale: Aldo Rossi che assassinava l’architettura nel 1974, Madelon Vriesendorp nel 1975 che ritraeva il Rockfeller Center che scopriva a letto a scopare (preservativo Goodyear) l’Empire State e il Crysler Bulding (Flagrant Délit – Caught in the Act), la serie “Micromega” di disegni di geometria e tecnica architettonica esplosa di Daniel Libeskind nel 1979, la tesi di laurea di Zaha Hadid Malevich’s Tektonik 1976/77.

E non c’era ancora il virtuale..

La dimensione di una vita virtuale doveva ancora cominciare, così come l’invenzione di internet, della realtà parallela (solo tracciata ed intuita da alcuni futurologi come Philip K. Dick o dalla filosofia della fenomenologia come Merleau Ponty). E allo stesso tempo il rifugio nel virtuale doveva intervenire anche nell’architettura dove pian piano quelle che per un tempo sembravano solamente distanze di linguaggi differenti (ricordo ad esempio formalisti contro razionalisti) cominciarono a divenire distanze ontologiche (ancor una volta è la forma che influenza il contenuto).

E così alla soglia del nuovo millennio, l’impossibilità di volare alto da una parte sembrava un sacrificio necessario per la categoria degli architetti, per recitare una parte costruens nella società, sposando una sorta di compromesso verso un tecnicismo edulcorato (buon professionismo), mentre chi non accettava che l’architettura rinunciasse a rivendicare la sua capacità di essere ambiziosamente demiurga, trovava rifugio in universi paralleli, creando una nuova tuttologia racchiusa in deboli contenitori (politica, scuole, cultura fino ai social network).

michigan theatre parking lot, in detroit (dal 2011)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...