Sulla Rappresentazione

30/12/2020

CONTRO I RENDER

I render in architettura sono le immagini della dittatura del mercato. Non significa che non siano belli, significa che è sbagliato il loro modo di intendere il bello. Appiattire la scelta di un progetto attraverso un render, inseguendo la simulazione del reale, mortifica chi quel progetto lo ha fatto, lasciandogli tra l’altro intendere che in quel modo il progetto è come se lo avesse realizzato, desolazione del momento sacro della progettazione. Un progetto è un atto di pensiero e le immagini hanno modi più sofisticati e intelligenti di rappresentare i pensieri e le intenzioni. Ma invece ancora ci assestiamo a pensare che i render siano il modo di verificare un progetto, che tristezza. E’ evidente che un progetto architettonico non potrà mai essere esaurito nella sua illustrazione visiva, ed è per questo che il giudizio di un progetto passa inevitabilmente per una sua narrazione e però la narrazione nasce come processo letterario e non come dimostrazione del reale. Un render sempre un’immaginina sarà, nulla di più. E allora smettiamola di far finta di sapere quando non si sa, ma coltiviamo l’ambizione di giudicare immagini che abbiano valori semantici con gli strumenti più vari e con la capacità creativa di sapersi mettere in gioco per davvero (collage, schizzi, graficismi) e leggiamo i testi! Basta con i render, non credete ai render.

Qui il post, apparso su FB, per vedere anche i commenti.

04/01/2020

APOLOGIA DEL MEME (NUOVO STRUMENTO DI PROGETTO)

Il meme (realizzato tramite collage o immagine + scritta o testo come immagine etc.) è l’anti render: ildisegno che, per esprimere, non prevede virtuosismo tecnico ma solo virtuosismo poetico. Il meme infatti denuncia la superficialità dell’immagine ma allo stesso tempo alimenta la potenza della narrazione. E’ dunque l’immagine stessa che genera il progetto e non l’immagine che restituisce il progetto. A seguire la genesi del meme bisogna vedere quante opportunità ha lo stesso di propagarsi per imitazione. L’immagine e la sua composizione lavorano come un linguaggio in uno stretto contatto con il cervello, in una sorta di recettore elettronico degli impulsi, senza filtri raziocinanti. L’utilizzo delle immagini, oggi pratica diffusa nel progetto di architettura così come nella società tutta, ambisce a sostituire i disegni espressivi, pratica ampiamente diffusa, ma porta i progettisti a dimenticare la plusvalenza artistica che il disegno permette nella rappresentazione di un progetto, a discapito di un finta rappresentazione del reale e di un’ “obiettività tecnica” sopra le parti. Per adeguare invece l’aspetto unico e artistico nell’uso delle immagini, pratica insosituibile nella contemporaneità, il lavoro non può che nascere direttamente operando su di esse in una sorta di collage creativi e/o meme di progetto. Il meme, come nella definizione data da Dawkins (Il gene egoista, 1976), è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica.

Qui il post, apparso su FB, per vedere anche i commenti.

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