Continuo a sostenere l’importanza dei concorsi di progettazione a prescindere dall’incarico professionale. Immaginatevi se a Sanremo contasse solo il vincitore o al Festival di Cinema di Venezia solo il Leone d’Oro. Che senso avrebbe? L’architettura è cultura e non incarico professionale. Credo che gli architetti che vogliano produrre cultura debbano “arrendersi” di fronte al fatto che sono assimilabili a degli “interpreti pop”, niente più niente meno, e quindi necessitano un loro repertorio, sempre in fermento che sappia delineare la propria linea poetica.

Questo mi porta a sostenere che culturalmente il progetto sia più importante della realizzazione. Perché ha la forza di coltivare un’immaginario (quello che deve fare ogni prodotto culturale) che poi può confluire nei percorsi esperenziali più disparati, propri o di altri. Questo non significa che debba essere utopico e non realista. Ognuno sceglie il proprio modo di esprimersi o anche i diversi propri modi. Sicuramente non ha bisogno di vincere.

Vedi contributo per il MAXXI “Verso una legge per l’architettura” >> LINK

Con questo spirito ho intrapreso una serie importante di nuove partecipazioni a concorsi di progettazione, qui la pagina che li raccoglie >> LINK

L’ultimo concorso, redatto questa estate, ma che pubblico solo ora, per il ritardo nell’iter procedurale del concorso, riguarda la Casa Gramsci, una bellissima sfida per l’ampliamento e valorizzazione dell’attuale casa in un Polo Museale collocato a Ghilarza (OR), uno dei luoghi dell’infanzia di Gramsci.

Qui una nota autoriale come premessa al progetto di concorso:

Si premette che questo non è un progetto oggettuale ma bensì un progetto narrativo.

Le strategie di progetto portano alle scelte effettuate pesando che per il bene del tema sia fondamentale dapprima esplorare le massime ambizioni, esplicitarle nei ragionamenti che hanno portato a fare alcune scelte per poi plasmarle sul tema mentre nell’intera sua stesura si è sempre evitato di presentare un’offerta “scatola chiusa” da prendere o lasciare, considerata pratica sbagliata per il buon progetto.

Si esprime preoccupazione per il progressivo ricorso allo strumento concorsuale per l’assegnamento di incarichi relegando la progettazione ad un puro esercizio tecnico/oggettuale ma privando il progetto del necessario sforzo intellettuale di capacità di comprensione del progettista di un tema e della sua successiva rielaborazione in chiave progettuale/architettonica intervenendo nelle fisiologiche fasi temporali che un progetto necessita.

Sempre più invece si assiste a una mera resa tecnica delle richieste delle stazioni appaltanti.

Ecco questo presupposto/preoccupazione, convinzioni/fondamenti che sono all’origine del percorso progettuale dell’autore, sta alla base del progetto sviluppato per la Casa di Gramsci.

Qui invece la relazione di progetto >> LINK

Qui le tavole di progetto:

Tavola di progetto 1: premesse

Tavola di progetto 2: piante plesso casa-museo
Tavola di progetto 3: edificio della prefettura
Tavola di progetto 4: alcuni elementi di arredo e tecnologie
Tavola di progetto 5: immagine coordinata