NOVECENTOPIÙCENTO Concorso Internazionale di Progettazione – RELAZIONE

PREGHIERA DI LEGGERE ED IMMAGINARE

LA RELAZIONE E’ STATA PRESENTATATA IN SEDE CONCORSUALE SENZA IMMAGINI MA SOLO CON IL TESTO (PER FAVORIRE L’USO DELLA FANTASIA!), IN QUESTO POST SONO STATE RIPORTATE LE TAVOLE DI CONCORSO

questo progetto è un aiuto a contrapporsi allo schiacciamento sulla tecnica e al “ricatto realista del mondo degli adulti”1.

PRE(O)MESSE

Il problema del Museo nella società contemporanea

1-nell’era della conoscenza a distanza ha ancora senso progettare un museo?

No.

Stando alle richieste il progetto potrebbe finire qui.

Ma invece una risposta negativa può divenire il perfetto stimolo per proseguire.

Perché no: perché se vogliamo stare alle motivazioni primordiali dell’invenzione del museo dovremmo interpretarlo come il luogo dove andare ad imparare ad accrescere le proprie conoscenze.

Ecco oggi i musei non sono più questo (almeno per la grande maggioranza delle persone) e sicuramente internet, la rete, ha offerto la possibilità di incrementare le proprie conoscenze in modo molto più ampio, significativo e soprattutto rapido, adatto ai tempi.

E allora cosa significa ripensare un museo oggi (anche in termini fisici come per un progetto architettonico)?

Chi scrive non è la prima volta che si pone davanti a questo tema cercando di scardinare le difficoltà che il tema pone. Per dare senso ad il luogo fisico del museo occorre far sì che l’esperienza fisica risulti nuova e sorprendente. La testimonianza del tema museale in realtà sembra sempre più essere un espediente riflessivo più che un vero e proprio contenitore di verità documentali da mostrare al pubblico.

Oggi come oggi, se si vuole approfondire un tema, non esiste un luogo per farlo, tutt’al più ne esistono diversi (dai luoghi simbolici che possono trattare il tema ai luoghi in cui la conoscenza è depositata). Figuriamoci poi se affrontiamo un tema vasto come il novecento.

Quindi si sconsiglia fortemente di ricorrere ad un’idea di museo come dispositivo fisico scegliendo chissà quale modalità curatoriale che possa assolvere alla sete di conoscenza dei suoi visitatori (progetto ritenuto perdente fin dall’inizio). Mentre si ritiene molto significativo dedicare il luogo al tema del novecento in una grande messa in scena completamente immersiva nel luogo dell’Arengario, decisamente adatto ad essere un’icona architettonica del novecento anche per la sua localizzazione (Milano, il Duomo). Un approccio progettuale che preferisce il disfare (undoing2) come procedimento per lavorare a disfare le stabilità dell’identità. Perché il novecento ha disfatto più che fare.

Prendendo in parola Nietzsche, quando dice filosofare con il martello (cit. Crepuscolo degli Idoli, 18893), si scelgono una serie di processi di pensiero critico sul museo che ne permettano la sua messa in crisi e la sua ridefinizione come monumento critico: la ruderizzazione del museo come processo esperienziale unico e tale da creare un sentimento di messa in crisi e di interrogativi causati e veicolati dall’esperienza fisica stessa; lo stato di abbandono e di rioccupazione spaziale come matrice di una reale esperienza fisica; l’invenzione di dispositivi scultorei (meteoriti) come processi di appropriazione degli spazi “in frangenti speciali”; l’infestazione vegetale del museo come simbolo della riapprorazione della natura sulla città.

Come già fatto in precedenti progetti (occasioni concorsuali e non) chi scrive conferma il proprio approccio progettuale “si premette che questo non è un progetto oggettuale ma bensì un progetto narrativo”, ritienendo che la costruzione dell’idea di progetto sia il momento fondativo essenziale per la costruzione di un progetto di altissimo profilo e invita i soggetti giudicanti a non impostare il loro giudizio su parametri obiettivi (ritenendoli inesistenti e relegabili a mero mercato) ma a ponderare con attenzione i pesi delle diverse fasi progettuali e valutare il momento dell’idea come il solo ed unico momento artistico del progetto.

Tavola 1 – Tavola delle pre(o)messe

Meme di progetto:

A1_02 > la paura

il buio nero la sensazione di paura (Laura Dern in Inland Empire, David Lynch, il suo volto sfigurato lungo un selciato nel buio)

“Meglio bracciante negli inferi e con le ombre del passato!” (Nietzsche, Così parlò Zarathustra4)

A1_010 > la caduta

uomo che cade nella tromba delle scale

«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: “Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.» (L’odio, Mathieu Kassovitz)

A1_024 > vandalismo

Atti vandalici su opere sacrificate a rafforzare l’ “idea rituale” del progetto

La desacralizzazione del museo, almeno in alcune sue parti, come atto liberatorio e rigenerativo.

Il sacrificio di alcune opere d’arte per mettere in discussione il valore dell’ “oggetto fine a se stesso” al cospetto di quello che l’opera stessa rappresenta nel processo intellettuale dell’uomo.

L’importanza del buttarsi via per ritrovare la propria dimensione identitaria.

E’ immaginabile una stanza in cui tutto sia lecito come momento catartico alla tragedia dell’uomo novecentesco?

Psico Surrealismo

La caduta della ragione, consolidatasi nel ‘900, (post kantismo, relativismo, nascita della piscoanalisi etc.) ha spianato la strada al surrealismo, che non aveva ragione d’esistere. Perché il surrealismo è l’unica forma d’arte che ha saputo coniugare visionarietà a inconscio.

Per questo motivo, nel progetto, sono stati individuati degli spazi permeati da surrealismo creativo che possano immettere innesti fantastici ed onirici nell’immaginario dell’esperienza fisica.

Come la foresta esotica nel portico del secondo Arengario o la caduta del meteorite e l’invasione vegetale nello spazio dedicato a Lucio Fontana.

Tavola 2 – Tavola dello Psico-Surrealismo

Intervento di collegamento tra il primo e il secondo Arengario.

Si contesta la ricerca di trasparenza richiesta dal dpp perché un segno del genere non deve passare inosservato ma ha una tale rilevanza che deve assumere piena identità e capacità di dialogare con il paesaggio storico intorno.

Si immagina dunque un collegamento che è una vera e propria piastra di coronamento e di collegamento dei due edifici dell’Arengario, una sorta di piattaforma volante, sostenuta da una struttura in acciaio agganciata alle murature portanti del vecchio edificio e che funziona come un vero e proprio ponte. La piastra funziona infatti come un’unica trave che sopperisce alla luce tra i due edifici.

Tavola 3 – Tavola del Fotoinserimento
Tavola 4- Tavola Tecnica

Sui “Chiarimenti della Soprintendenza”

Nella tardiva comparizione di tali chiarimenti nel cronoprogramma del concorso (4/03/2021 a concorso scaduto, secondo il primo calendario), tali chiarimenti erano assolutamente necessari per le ambizioni del concorso e sono considerati in ogni caso fortemente desiderati per l’articolazione di una discussione più veritiera e sana sul tema oggetto di concorso.

Infatti si è assolutamente d’accordo sull’accento posto alla valenza di scenografia alla scala urbana delle due torri dell’Arengario (si veda tavola del fotoinserimento, 3), dato che non può essere valutato superficialmente dagli indirizzi del concorso nella richiesta di una “passerella volante”. L’architettura è sempre (più) un atto di coraggio.

Detto ciò, non si può, sempre e ogni volta, immaginare di ricorrere alla soluzione dell’ipogeo per “re-immaginare le nostre città” in una sorta di pudore censorio riguardante i segni dell’architettura (si lascia dunque la “variante senza collegamento fisico” come una non-scelta di dominio comune, poiché già ipotizzata dagli indirizzi di concorso, che, secondo chi scrive, non ha nessun reale interesse per una “sana scelta progettuale coraggiosa”). Nessun architetto avrebbe mai saputo creare paesaggi di scenografie urbane “senza cubature” fuori terra. A questo riguardo si conferma con ancor più convinzione la scelta radicale del collegamento formalizzato come “piastra di coronamento” tra i due edifici dell’Arengario, scelta che conferma e rafforza l’idea di scena urbana originale, rimettendola in gioco in una dimensione contemporanea architettonica che sempre più si interroga sugli innesti estetici tra nuovo e vecchio e sulla capacità di ripensare l’architettura all’interno delle stesse tracce date dalla città esistente.

PROGETTO ATTO A CREAZIONE DI SITUAZIONI IMMAGINISTE!

2021

1MARK FISHER, Realismo Capitalista, Nero edizioni, Roma, 2018

2ANDREW CULP, Dark Deleuze, Mimesis edizioni, 2020, Sesto San Giovanni, pag 54

3FRIEDRICH NIETZSCHE, Il Crepuscolo degli Idoli, Adelphi edizioni, Milano, 1983

4FRIEDRICH NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, Adelphi edizioni, Milano, 1976, pag. 137