MORE, expo on line, VII biennale d’architettura di venezia, 2000

expo on line, VII biennale di architettura di venezia, 2000

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More è la città dell’abbondanza. Il di più è l’immaginario che Progetto AzzerO intravede nell’attualità e nel futuro della città. Più immagini, più percezioni, più consumi, più emozioni, piùluoghi, più vuoti, più estetica e più etica. La città è un tutto avvolgente che non ha più confini né porte né centri. La moltitudine è l’unico discorso politico sostenibile, una moltitudine intesa come progetto democratico e allo stesso tempo anarchico. Natura e artificiale ormai convivono nel rispetto di un contrasto che crea paesaggio. E’ la velocità che sostiene la percezione. Le immagini si susseguono e si fermano solo sulle retine dei nostri occhi. Gli sguardi sono tanti e tante sono le possibili letture. Le immagini diventano l’immediato riferimento, l’istantanea citazione dell’attualità. La città non insegue più desideri di ordine razionale, ma si fa plagiare dagli avvenimenti. La quantità è esaltazione dell’individuo che si sente libero solo se capace di scegliere tra l’abbondanza. Prevale Roma per la quantità di archeologia, prevale Città del Messico per l’abbondanza umana, prevale Shangai per l’estetica eccessiva, prevale Mosca per l’assoluta emergenza, prevale sempre ciò che travalica lo stato di quiete. La città prevarica su tutto e dove la natura prevarica sulla città, questa diviene città. La civiltà comunica solo in tempo reale e aspira ad essere un unico organismo onnivoro, ovvero un’enorme concentrazione di forze sempre al limite della sua esplosione. La città/civiltà è ormai l’embrione di se stessa nell’attesa di partorire. Il prodotto, inteso come bene di massa, è l’unico ordine che regola le fruizioni sociali tra gli individui. Ognuno di noi diviene prodotto o anche più prodotti per avvantaggiarsi del concetto di abbondanza. Non c’è poi differenza tra abbondanza negativa o abbondanza positiva, il giudizio ormai scompare, diventa realmente soggettivo ed è in ogni caso ribaltabile. More rappresenta la città di tutte le immagini, di tutte le identità, di tutti i segni. Nessuno conosce More, ma tutti ne conoscono una parte. Costruiamo tante identità More; realizziamo l’estetica dell’abbobondanza e l’etica della moltitudine. Il mondo è già tutto codificato e oggi l’unico intervento possibile è quello del suo cambiamento attraverso il suo stesso codice. La città non è solo diffusa, ma transitoria, in movimento. Tutto sta nelle percezioni possibili, nella sua attualità, intesa come presente immediato. Evviva le città, quindi, evviva l’abbondanza nella sua potenzialità creativa. Se l’immagine è realmente andata al potere, oggi è la città che libera l’immagine della sua autorità. More esiste e si nutre di noi. Tutti e in qualsiasi modo, si nutrano di More.

cina2

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