save the world #05 (brividi)

L’8 Dicembre fu una giornata davvero infelice. L’attacco provocato dalle forze dell’ordine contro i “nomadi pattuglianti” non fu una cosa normale: 12 morti (di cui 1 poliziotto e 11 antagonisti), 55 feriti, era un bilancio da guerriglia. L’operazione era stata ordinata per sgomberare un edificio occupato ma, si diceva, che in realtà la polizia sospettava che tra i “nomadi” si fossero nascosti alcuni membri della banda colpevole dell’omicidio di Hans Blü. La polizia sostenne che, all’improvviso, mentre si stavano tentando delle trattative con gli occupanti all’esterno dell’edificio, partì un colpo dall’interno che uccise uno dei poliziotti a cavallo. A quel punto si diede l’ordine di intervenire con la forza e le forze speciali entrarono nell’edificio accorgendosi che era stato completamente minato con trappole esplosive. I “nomadi” intanto si erano organizzati in chiave di sommossa e, mentre tramite i sotterranei erano andati via donne e bambini, erano sopraggiunti altri elementi guerriglieri dalla zona a rischio contagio. Tutto faceva presupporre ad una resa dei conti.

la polizia a cavallo circonda l’edificio

Quello che successe dopo fu un massacro. La polizia attese l’arrivo delle forze cyborg, le nuove e terribili milizie composte da robot alti circa 2,5m contenenti al loro interno dei “piloti” che li guidavano, spesso donne perché la corporatura piccola era ideale. La loro forza è che era molto difficile abbatterli, dato che la corazza dei robot scalfiva qualsiasi normale proiettile di fucili, pistole ed avevano anche una buona resistenza agli esplosivi e poi quando sparavano con molta probabilità uccidevano. Erano guidati da microprocessori integrati nei robot, quindi molto difficilmente sbagliavano mira. Ne bastarono una decina per entrare nell’edificio e prenderne possesso collezionando però quello spaventoso bottino di morti e feriti. Solo uno di loro venne fatto cadere attraverso una rudimentale trappola di cavi d’acciaio tesi su cui il robot inciampò ma non ci fu nessuna conseguenza per il “pilota” poiché sopraggiunse l’unità #6 a salvarlo da un eventuale linciaggio.

un cyborg aperto dove si vede il pilota contenuto al suo interno

Quello per molti fu il giorno che segnò la non più sanabile frattura tra gli abbienti integrati nella società e i non abbienti, emarginati e oppositori del sistema, anche perché l’eco della vicenda si diffuse e inorridì tutto il mondo e, tra le prime manifestazioni eclatanti, avvenne la famosa occupazione della Tour Eiffel a Parigi. Anche in questo caso l’occupazione fu cruenta dato che, come noto, il livello di sicurezza era altissimo, gli occupanti agirono in due modi. Quattro squadre salirono, come normali visitatori, sui quattro piloni in anticipo. Altre sei squadre arrivarono dopo e attaccarono la sorveglianza a terra così da distrarre tutti dallo spettacolare arrivo di droni che rifornirono di armi le squadre che si trovavano già in alto. Il piano fu congegnato molto bene perché permise agli occupanti in alto di prendere il controllo della parte alta della torre e far andare via tutti i turisti e visitatori mentre sotto c’era questa guerriglia urbana che teneva la sicurezza e la polizia impossibilitate a salire. Qualche agente e responsabile della sicurezza che si trovava in alto venne ucciso o fatto prigioniero. Alcuni elementi delle squadre, una volta allontanati tutti i visitatori, si occuparono di bloccare gli accessi dalle scale, costituendo anche dei presidi armati. Venero inoltre messi fuori uso gli ascensori che connettevano terra al primo livello di sbarco della torre. Iniziato la mattina presto, in serata la torre era sotto il controllo degli occupanti, che srotolarono un enorme striscione con scritto sopra “don’t listen”. Nelle rivendicazioni gli occupanti citarono in primis che l’occupazione si era resa un atto dovuto a seguito dell’orribile violenza commessa dalla polizia sui “nomadi pattuglianti”.

l’occupazione della tour eiffel

All’interno della ZRC tutto l’approvvigionamento era gestito da questa fantomatica “setta delle sorelle doloranti”, un’organizzazione che era nata come una sorta di dispensario farmaceutico destinato ai poveri e ai senza dimora. Successe poi che l’organizzazione da ente caritatevole si trasformò in una sorta di associazione a delinquere dove anziché i medicinali era diventato il più grande distributore di droga, avendo trovato anche i migliori canali internazionali che spesso erano associati a quelli dei farmaci. Esplose uno scandalo gigantesco, da qui il nome della setta odierna, perché per tentare di sanare la situazione vennero messe a capo dell’organizzazione tre delle sorelle Melò, che facevano parte di una delle più importanti famiglie industriali del mondo globalizzato. L’uso di tre sorelle, donne, molto religiose doveva calmierare l’enorme scandalo permettendo alla famiglia di reinserire in modo pulito l’organizzazione sempre nel settore umanitario, preservando così l’enorme rete sociale che si era costituita al suo intorno. Ma le tre sorelle erano pazze ed invasate, l’organizzazione divenne sempre più una setta mistica dove si rifugiavano disperati, depressi e disturbati mentali fino a che la famiglia Melò si trovò costretta a prendere le distanze dalle sorelle e dall’organizzazione, costringendo le sorelle a sparire ufficialmente, ma di fatto permettendogli di mantenere la setta in modo clandestino e in aree territoriali in cui mancava totalmente o era fortemente limitato il controllo sociale.

le tre “sorelle doloranti”

[save the world, matdaro©]