save the world #07 (santa)

Travestiti da Santa Claus, con delle maschere da pagliaccio, entrarono in cinque all’interno del casino. Erano armati di fucili a canne mozze e non esitarono ad utilizzarli subito contro la sicurezza e in aria infondendo terrore nella sala. Poi si avvicinarono ai cassieri, ne presero un paio e li fecero sdraiare a terra schiacciandogli la canna dei fucili sulle nuche. Agli altri intimarono l’ordine di svuotare le casse e riempire i sacchi rossi con tutti i soldi. Uno dei cinque contava il tempo “45 secondi”, cadenzando il ritmo dell’azione. Dal fondo della sala si sentì un urlo “Fermi maledetti”. Due Santa si mossero velocemente puntando i fucili sull’uomo. Questo armeggiava una pistola e mostrava il distintivo. “Ci penso io” disse uno dei Santa all’altro, mentre si avvicinava all’uomo puntandogli il fucile in faccia.
“Cosa pensi di fare?” gli disse.
“E’ meglio per voi che posiate subito i fucili, siete spacciati”
“Tu dici?”
“Le squadre saranno praticamente arrivate, non avete possibilità di fuga”
“Sciocco” e sparò centrandolo al volto.
Tornò dal gruppo. L’uomo che contava il tempo imprecava “Ora, ora, andiamo via, subito, è finito il tempo”
Presero i sacchi rossi e si dileguarono in un attimo come erano entrati.

Santa robber

C’era un frastuono incredibile. Una squadra di almeno una dozzina di elicotteri pattugliava sopra la città per controllare le manifestazioni. Oltre a quella ufficiale ne erano nate altre spontanee. La città era completamente bloccata e le forze dell’ordine si erano travate spesso in difficoltà, accerchiate dai manifestanti. C’erano stati alcuni scontri ma senza registrare feriti gravi, ma quello che preoccupava di più le autorità era la città totalmente in balia del caos, incapaci di poter garantire la sicurezza. E infatti così venne ricordata quel giorno e quella notte, il “black day”, dove tutto avvenne, tutto si poté, tutto era lecito.. Negozi, supermercati, centri commerciali svaligiati, luoghi pubblici come le poste, scuole, uffici e anche teatri utilizzati per grandi feste spontanee.. Vi furono sì molteplici danni ma invece fu sorprendente che non furono registrati episodi di particolare violenza, a suggellare una sorta di pacifica e condivisa pratica dell’ “illegalità” che non sconfinava mai oltre l’appropriazione di oggetti, lo spreco, il divertimento, in una pratica di libero uso degli spazi comuni, senza i vincoli delle regole. Una festa collettiva, un’occupazione della città condivisa, tra classi, razze, specie diverse, tutti solidali. Un desiderio ipercapitalista condito da istanze di rivendicazione sociale.

black day

“E’ ora di dire basta! Basta ai soprusi del potere economico che ci illude di poter essere tutti ricchi e felici, salvaguardando questa possibilità solo per chi lo è già. Basta fandonie neoliberiste, la libertà è solo un mezzo per imprigionare la società e per portare la civiltà a dinamiche tribali dove vince il più forte e perde la ragione delle regole per un giusto ed equilibrato stare insieme. Voglio soffermarmi oggi, in questa bellissima piazza, sull’importanza dello spazio pubblico e del suo significato politico intrinseco ed emblematico. Viviamo in uno stato di forte crisi del senso del pubblico. L’idea stessa di spazio pubblico, come luogo indeterminato aperto alla cittadinanza, oggi appare come debole, perché viviamo nell’idea della determinazione (dei luoghi, delle azioni, delle persone etc.) a tutti i costi. Nessuno è più disposto ad accettare anche solo l’idea dell’indeterminatezza. Ma la forza di un luogo pubblico nei confronti di un luogo privato è tutta lì, è proprio nella sua ragione di essere indeterminato, capace di accogliere tutti e non solo alcuni, di poter ospitare molteplici funzioni e non solo una, di adeguarsi alle feste e alle cerimonie di ognuno, di coltivare l’ambizione di essere un luogo molteplice e non univoco: un luogo imprevedibile. E’ giunto il tempo di contrastare con ogni mezzo chi vuole censurare o ancor di più cancellare questa opportunità, che è stata una delle grande invenzioni e conquiste del pensiero contemporaneo mondiale.”

[da uno dei comizi pubblici di Hans Blü movimentista]

comizio in piazza

Le Guerrilla Girls erano un gruppo anonimo di femministe, artiste, dedite alla lotta contro il sessismo e il razzismo nel mondo dell’arte. Nate all’incirca a metà degli anni ’80 del precedente secolo, il loro movimento si diffuse in tutto il mondo con proseliti e nascita di comunità. Se apparivano in pubblico lo facevano con delle maschere da gorilla e usavano invece firmare le loro opere con pseudonimi che si riferivano a donne artiste decedute. “Le identità sono nascoste perché le questioni contano più delle singole identità”. Negli anni il movimento si consolidò ed ebbe al suo interno varie vicissitudini. Alcuni dei gruppi presero posizioni radicali e in alcuni casi si arrivò ad azioni molto forti: si ricorda l’azione coordinata al Moma di New York, alcuni dicono che la direttrice fosse connivente, dove vennero tolte tutte le opere di artisti uomini e sostituite da quelle di donne; l’evirazione del magnate Spokkius reo di aver abusato del suo potere con numerose donne; le performances lesbo di alcune deputate per opporsi ad alcune modifiche “maschiliste” della legge per le pari opportunità, etc.

guerrilla girls

[save the world, matdaro©]