Info (3)

Sono un libero professionista che vive a Roma.

Architetto/designer, dottore di ricerca:

dal 2000 al 2007 sono stato socio e amministratore dello studio darò&darò a.c.a. con il quale ho realizzato oltre 50 allestimenti espositivi e fieristici nel mondo (Francia, Olanda, Giappone, Stati Uniti, Egitto, Russia, Svizzera) lavorando con le aziende leader del settore aerospaziale italiano ed europeo (Finmeccanica, Alenia Spazio, Marconi Selenia, Cira, Telespazio, Agenzia Spaziale Italiana e Agenzia Spaziale Europea): LINK

dal 2007 al 2019 ho cominciato, in qualità di partner del team di professionisti multidisciplinari vivi&partners Srl, a dedicarmi specificatamente ai progetti allestitivi museali di divulgazione scientifica sui temi dell’ambiente e della tecnologia, sempre per importanti società e/o enti attivi nel settore aerospaziale (in particolare con le istituzioni ASI ed ESA), realizzando diverse mostre in prestigiosi luoghi espostivi in tutto il mondo (Museo del Vittoriano di Roma, il Museo dell’Ara Pacis di Roma, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, Palais de la Decouverte di Parigi, Sede dell’ONU di New York, Museo dei Mercati di Traiano di Roma, Musei Capitolini di Roma, Museo Nazionale Romano, Museo Ridola di Matera); oggi, con l’esperienza maturata, sono in grado di costruire progetti espositivi fin dall’inizio, dalla costruzione del budget, la selezione dei professionisti da coinvolgere fino al completo coordinamento della fase realizzativa: LINK

Come libero professionista ho curato, parallelamente all’attività dell’exhibit, numerosi progetti (una ventina) di interior design per privati con una particolare attenzione alla ricerca tipologica per le nuove forme dell’abitare e la cura del dettaglio, curando progettazione, direzione lavori e coordinamento delle maestranze impiegate nella realizzazione: LINK

Per tantissimi anni, dal 2001 al 2018, sono stato professore a contratto presso la Facoltà di Architettura Università degli Studi Roma Tre, dove ho svolto l’attività di supporto alla didattica come attività seminariali, lezioni frontali, laboratori progettuali collaborando con molti docenti organici e ho anche ricoperto il ruolo di docente a contratto, titolare di corsi accademici semestrali. Ha insegnato anche presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, presso il Dipartimento di Pianificazione Design e Tecnologia dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma e dal 2010 al 2022 ho insegnato presso il Dipartimento di Design dell’Istituto Europeo di Design dove, oltre a tenere corsi di progetto, ha partecipato alle commissioni di tesi, a progetti speciali in lingua italiana ed inglese. Ho insegnato anche presso il Master in lingua inglese “Cultural experience, design and management” della Domus Academy: LINK

Dal 2018 al 2022 mi sono dedicato alla progettazione urbana come city manager dirigendo l’Area Concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, un vero e proprio laboratorio per la promozione di procedure di trasformazione urbana di qualità che, sulla base di un atto d’intesa con Roma Capitale, ha gestito tutte le procedure concorsuali che sono state promosse dall’amministrazione, dando vita in 4 anni ad alcuni dei principali interventi di rigenerazione e riqualificazione di Roma, attraverso la procedura del concorso di progettazione in modalità telematica, inteso come lo strumento per l’affidamento degli incarichi ideale per tenere assieme la serietà della procedura al dato culturale dell’occasione della trasformazione del territorio: 10 concorsi realizzati (tra cui il progetto per il recupero del Centrale del Foro Italico, la riqualificazione di piazzale dei Cinquecento, il Centro Culturale Tor Marancia), 2 curatele di pubblicazioni, 3 curatele di mostre, 2 curatele di seminari, numerose partecipazioni a convegni e seminari per la promozione dei concorsi di progettazione: LINK

CV europeo completo > LINK

Portfolio > LINK

Info (2)

(Luglio 2022) Mattia Darò, architetto/designer/teorico, dottore di ricerca in architettura, è un libero professionista che qui tenta una riflessione sul proprio operato per meglio capire il mondo che vive.

Viviamo nella Grande Accelerazione.

E se ci viviamo da tempo (si dice dal 1950) in realtà ne cominciamo a parlare con consapevolezza da poco.

Quindi Io vivo nell’era dell’Antropocene a causa della Grande Accelerazione prodotta dal sistema terra.

Cosa ne deduco nella mia attività? Tento di avvisare alcune piccole percezioni culturali che sicuramente incidono sulla mia vita pubblica di architetto.

Produrre non è più un bene a prescindere. Produrre e consumare può essere un male. E qui c’è una frattura netta con la generazione dei boomer (dei padri). Immettersi nel sistema del fare è la causa dei mali dell’accelerazione (da una parte conseguenza inevitabile data dal grande sforzo teso ad un’idea aurea del progresso negli ultimi 70 anni, dall’altra la causa di tutte le principali preoccupazioni per il nostro futuro).

Dunque viviamo un totale bipolarismo culturale.

Se l’eroismo della generazione boomer ha tentato di proporsi a tutto tondo dando vita ad un modello culturale tendenzialmente legato alla rivendicazione della sfera iconica/mediatica tout court e quindi anche alla liberalizzazione intellettuale del mercato ma diciamo con un’azione sintetizzabile chiaramente: da giovani si fa ricerca e a seguire si fa gli imprenditori innestandosi nel mercato e conquistandolo. Potremmo dire una confortante via di mezzo tra eroismo e voglia di benessere: la comfort zone del politicamente corretto, capitalizzo ma faccio pensare. Modalità che la consapevolezza accelerazionista in realtà non ammette più: si chiede maggiore radicalizzazione all’interno del proprio fare.

E infatti oggi, per le nuove generazioni, non è più così. Chi fa ricerca è condannato a fare ricerca, spingendo sempre più sui limiti del sistema a inglobare la ricerca (il fallimento delle scuole e università è emblematico, essendo inevitabilmente sistema non fanno più ricerca ma applicazioni). Chi produce è totalmente compreso nel sistema, alimenta l’accelerazione e sfugge a qualsiasi eroismo culturale. La produzione è oggi totalmente dentro al mercato: funziona meglio chi investe di più, il capitale muove il capitale.

Tra i produttori non esistono eroi ma piuttosto bravissimi manager di piccole attività che hanno una sufficiente acculturazione per aggiungere un quid di poesia al loro prodotto, che poi significa fare un prodotto similare ad altri che sono già piaciuti.

Gli eroi si muovono da outsider della disciplina, nei suoi punti di rottura, elaborando anti prodotti, mettono continuamente in crisi la disciplina scoprendo nuove frontiere di improduttività, di un senso comune del “sarebbe bello ma non è fattibile”, in definitiva autoflagellandosi.

E anche Io sono dilaniato da questo bipolarismo.

Alterno fasi psicoesistenziali e fasi di attività esattamente corrispondenti alle due descrizioni precedenti, alternando puro spirito accelerazionista a immanenza critica diffusa. Constatando in entrambi i casi la vacuità dei entrambe le modalità. Se ne può estrapolare una poetica:

Al contrario della generazione precedente lo sforzo è quello di contenere maggiormente il contenuto signico, ovvero la necessità primaria dell’era passata ma ancora attuale di farsi riconoscere a tutti i costi iconicamente. Al contrario oggi lo sforzo deve essere quello contenutistico: rimettere al centro i contenuti a cospetto di una società totalmente in balia dell’etere. La normalità del mondo vive di pulsioni mediatiche, le nuove prospettive del pensiero devono invece sfidare la consuetudine del mettersi in mostra per essere ancor più capaci di intercettare il reale, ma senza l’ansia di ostentarlo ma anzi coltivando il segreto, fatto che nessuno sembra più desiderare nella società della dittatura della trasparenza.

Questo comporta che l’Io si presta agli altri senza esigenza di sovrastare. Il prodotto si plasma totalmente su chi ne vuole usufruire. Non è più il momento dell’artefice che si impone nella sua artisticità (che del resto si è normalizzata). Si apre l’era dell’astensione come metodo. Astenersi dall’imporre il proprio io fluidifica la voglia di emersione degli altri io. Fatto che crea una forza di contrapposizione, non va inteso come rinuncia ma anzi come atto estremo di preservare davvero l’io sincero. L’unicità è nel non esporsi, nella coltivazione del segreto.

LINK CV

(concorsi di architettura) agitazione culturale, confessioni retroattive

(concorsi di architettura) agitazione culturale, confessioni retroattive

Per me, non è possibile agire nelle dinamiche gestionali della città in chiave culturale senza attivare processi insurrezionali.

Ovvero senza agire attraverso un approccio agit prop (di agitazione politica).

La cultura si spegne se edulcorata o istituzionalizzata. O meglio ritrova la sua identità nei confini dati dal suo ambito settoriale, parla di trasgressione solo a chi sa leggerla come tale. Non sborda più. E la politica ritrova il suo baricentro.

Per essere ancora più semplificanti, è l’artista che prende possesso del potere anziché esserne servo, come solitamente invece deve fare.

Questo è stato l’approccio alla mia esperienza di agit-prop dei concorsi di progettazione attraverso l’animazione (coordinamento agitato) dell’ufficio concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma che ha affiancato l’amministrazione capitolina tra il 2018 e il 2021.

Ci tengo a sottolineare che non era mai successa una tale esperienza così forte di sodalizio tra i due enti pubblici (ricordo 10 concorsi realizzati, o meglio la totalità delle procedure che l’amministrazione ha bandito o promosso ricorrendo al concorso di progettazione da codice).

Esperienza nata quasi per caso, da un confronto davanti a un caffè tra me e Alessandro Ottaviani, che poi ha visto concretizzare le sue possibilità in due fatti istituzionali: il successo alle elezioni del consiglio dell’Ordine della lista “Pro Architettura in Movimento”, la capacità di Flavio Mangione e di Andrea Iacovelli, presidente e consigliere dell’ordine, di intravedere la concreta possibilità fattiva nel far nascere questa iniziativa, la disponibilità di Luca Montuori, divenuto assessore all’urbanistica nella giunta 5 stelle, ad avviare questo discorso di partnership dell’amministrazione con l’Ordine.

A seguire sono subentrare altre persone fondamentali a dare linfa al progetto: in primis cito Francesca Del Bello che per prima ha avuto l’intuizione che l’opportunità di attivare da un piccolo ufficio tecnico una procedura di qualità con l’ausilio dell’ufficio dell’ordine che ha partecipato con il secondo municipio all’individuazione dei temi delle pedonalizzazioni di importanti spazi pubblici del territorio da porre a concorso, ha scritto il documento di indirizzo alla progettazione, ha svolto il ruolo di coordinamento di tutto il concorso, ospitando la commissione alla Casa dell’Architettura, e promuovendo eventi per la diffusione degli esiti come mostre e convegni.

Molto più faticosa è stata la vicenda del concorso del Centrale del Foro Italico. Un lungo braccio di ferro tra amministrazione e il CONI, che partiva da una distanza importante che si era creata con la decisione della mancata candidatura alle Olimpiadi. Ma la decisione di fare il concorso (anziché una gara) venne infine presa e fu, per il nostro ufficio, un momento importante di messa alla prova che ci portò ad apportare delle modifiche al disciplinare di concorso per portare la procedura più vicina ad alcuni meccanismi delle gare piuttosto che a quelle del concorso di progettazione classico. In particolar modo nel meccanismo di poter trovare in caso di passaggio al secondo grado i requisiti speciali che rassicurassero la stazione appaltante sugli assegnatari dell’incarico, fatto che ha poi condizionato i nuovi modelli di disciplinare proposti dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

Subito a seguire inizio il sodalizio con il “bellicoso” primo municipio, rappresentato da una figura combattiva come la presidente Sabrina Alfonsi e un personaggio chiave come il direttore tecnico Chiara Cecilia Cuccaro, che ha sposato appieno la causa dei concorsi d’architettura. Da queste forze è nato il concorso di progettazione per l’area Paolo Caselli di Testaccio e, verso la conclusione dell’esperienza di tutti (per motivi diversi e personali), il concorso di Angelo Mai, come una sorta di eredità per chi sarebbe succeduto. Sottolineo che non era mai successo che temi di trasformazione urbana venissero affrontati in prima persona dalle strutture territoriali dell’amministrazione (a proposito del tanto decantato decentramento).

A quel punto sono arrivati i concorsi di Roma Capitale (la trilogia del Nuovo Mercato San Giovanni di Dio, il Polo Civico Flaminio, il Centro Culturale Tor Marancia). Sicuramente i concorsi che hanno avuto dietro la maggiore forza (in termini di risorse organizzative e proposizione). E qui l’ufficio dell’ordine, che si è interfacciato con un ufficio specifico dell’amministrazione dove voglio ricordare Sara Lo Cacciato e Oscar Piricò (entrambe figure già della squadra poiché una era la responsabile del procedimento dei concorsi del secondo municipio e il secondo già membro della commissione concorsi dell’ordine, molto attiva nel momento iniziale di attivazione dell’ufficio), ha coordinato una serie di servizi di supporto all’amministrazione curando dai rilievi, alle analisi vegetazionali, alle traduzioni in lingua inglese ma soprattutto direi il lavoro di immagine coordinata del concorso (dai loghi all’elaborazione visiva della documentazione di gara) che ha aggiunto un fattore di qualità e riconoscibilità alla procedura che ha anche trovato nel suo meccanismo una maggiore chiarezza e definizione: nelle sole 3 procedure oltre 160 progetti pervenuti.

Assieme al Centrale del Foro Italico, uno dei progetti più importanti per la città è stato quello per piazza dei Cinquecento, concorso bandito da Grandi Stazioni Rail. Anche in questo caso, il ruolo dell’assessorato all’urbanistica è stato nevralgico nel voler scegliere la procedura concorsuale. E l’ufficio si è fatto trovare pronto e ha svolto tutto il coordinamento del concorso che, oltre all’importanza del tema, ha avuto un profilo procedurale di altissimo livello (conclusosi solo questa settimana in tutte le verifiche formali) così come di alto profilo è stata la composizione della commissione (cito il presidente Patricia Viel, Alfonso Femia, Francesco Cellini e Orazio Carpenzano, anche lui già partner collaudato nel sostenere l’attività dell’ufficio).

Rimane il fatto che le incursioni “agit prop” non potrebbero essere tali se non arrivassero ad una loro conclusione. O meglio, essendo in qualche modo performative non possono poi pensare di essere sistemiche. Il sistemico appartiene alla politica che infatti ha il compito di mediare, l’architettura, come tutte le arti, ha il compito di radicalizzare il proprio fallimento. Addirittura nel momento in cui tutto intorno cambiava (nuova amministrazione, nuovo consiglio dell’ordine) è arrivato anche il decimo concorso (quello con la Sovrintendenza Capitolina della Cisterna delle Sette Sale), una sorta di applauso finale, di “bis”.

Quanto successo in questa esperienza sono state delle vere e proprie incursioni, nulla di sistemico. Delle “finestre temporali” nel sistema di potere, avvenute per capacità di esserci, di cogliere le possibilità, di buttarsi a capofitto in un’avventura. La sua forza è sempre stata l’avere coscienza che la finestra era stretta e che nulla di predeterminato  c’era anche lì dove ci si immaginerebbe che invece fosse tutto precisamente determinato: quella che mi piace chiamare “pura immanenza”.

extreme chinese shop as home

Nuovi spunti a 10 anni da EXTREMECOHOUSINGPROGRAM

Partiamo da un dato: ogni casa non può durare più di 10 anni, casa nel senso molto ampio del termine, che prescinde da questioni tecniche, di spazio, professionali, ovvero un progetto abitativo esistenziale.

Se Extreme Cohousing Program si fondava sull’estremizzazione della casa iperfunzionalista con estetica assolutista volta al dinamismo e alla massima condivisione degli spazi.

Extreme Chinese Shop As Home si fonda sul concetto di utilizzare lo spazio anche in modo inutile, intenderlo come indefinito (informale nella sua essenza), la casa dello spreco.

Scelte in opposizione, per esemplificare in tipi di spazi: no ingresso versus ampio ingresso.

Per questa ragione il suo modello, che da il titolo al progetto, è proprio lo spazio fisico e percettivo del negozio cinese, in cui entri e non sai dove arrivi (ti perdi per ritrovare l’uscita) e ti sembra di essere sempre in un grande caos visivo pieno di cose (anch’esse indefinite).

Come Jack Burton quando da un ingresso qualunque si ritrova in un dedalo di corridoi e cunicoli segreti sotterranei per ritrovarsi nel palazzo di Lo Pan, nel film di John Carpenter “Grosso guaio a Chinatown”: ambire ad una casa sorpresa, che, anche a livello visivo, non ti rivela mai la sua “bellezza” (guarda che soggiorno, che vista magnifica, che bel tavolo) ma ti cattura proprio nella sua inafferrabilità.

Schizzi e immagini a corredo:

#caudodainumeri

Ideazione e realizzazione della campagna #caudodainumeri del candidato sindaco alle primarie di centro-sinistra di Giovanni Caudo.

(con Martina Cardelli e Giovanni Caudo)

#Caudodainumeri Roma ha 150 anni, nel 1871 aveva 170 mila abitanti, Napoli allora ne aveva quasi 500 mila. Oggi Roma ha 2,8 milioni di abitanti. Non c’è nessuna città europea che è cresciuta così tanto in così poco tempo.
#Caudodainumeri Roma ha 2.856.000 abitanti (2019). Dal 1971 sono +116.000, ma città consolidata -800.000 abitanti, mentre quartieri intorno al GRA +800.000. Teniamone conto quando parliamo di Roma, mobilità, accesso ai servizi. Il 50% dei Romani ci abita. Non è periferia, è Roma.
#Caudodainumeri Il territorio di Roma Capitale si espande per 128.530 ha. Oltre il 28% di questa superficie circa 51.729 ha è costituita da terre agricole. Leghiamo il ciclo dell’urbano a quello agricolo e facciamo di Roma una città a natura d’uomo. #RomaAgricola #CaudoSindaco
#Caudodainumeri 50 mila ettari è il suolo agricolo di Roma, di questi 18 mila ettari sono immobili pubblici: una grande responsabilità per costruire Roma Agricola. #RomaAgricola #CaudoSindaco
#Caudodainumeri Roma ha 2200 abitanti ogni km2, Parigi circa 9000. Teniamone conto quando parliamo di trasporti o di città dei 15 minuti. Per Roma è un vantaggio: si possono realizzare interventi di rigenerazione urbana sostenibili, di forestazione urbana per riduzione Co2.
#Caudodainumeri Non tutte le strade (e ferrovie) portano a Roma allo stesso modo. Ogni giorno 684.000 persone entrano a Roma. Il 26% viene dai Castelli, il 16% dall’Aurelia, 14% dalla Pontina, 12% da Tiburtina e Casilina, 9 % dalla Salaria, 8% dalla Flaminia, 4% dalla Cassia. È forse il caso di prolungare la metro A da Anagnina fino all’A1 e fare lì un bel parcheggio di scambio gomma-ferro e alleggerire così Anagnina e soprattutto il GRA?
#Caudodainumeri Ogni giorno a Roma diamo da mangiare a 144.000 bambine e bambini delle scuole d’infanzia statali e comunali. Sono circa 13 milioni di pasti ogni anno scolastico, una montagna di rifiuti organici. Non sarebbe il caso di trattarli con le tecniche di compostaggio per trasformarli e aumentare così la differenziata ed evitare di inviarli in giro per l’Italia? Risparmieremmo, anche, quasi 500 euro a tonnellata.
#Caudodainumeri Oggi #Roma ha lo stesso numero di abitanti del 1971 (50 anni fa): circa 2,8 milioni. Il numero di famiglie, invece, nello stesso periodo si è moltiplicato, con un aumento del 65% (da 826.990 a 1.368.269, dato 2017). Per questo, nonostante la popolazione di Roma sia ormai stabile da anni, c’è però bisogno di più case. Non da costruire ex novo, ma da realizzare attraverso il recupero di immobili esistenti non residenziali e con il frazionamento degli appartamenti più grandi. Ecco un punto importante del programma di governo: favorire il riuso dell’esistente e il cambiamento radicale di parti della città costruite male durante la febbre edilizia del dopoguerra, con materiali scadenti e senza il rispetto delle norme antisismiche.
#Caudodainumeri Nel 2019 le famiglie composte da una sola persona erano 605 mila, il 45% del totale (1.359.000). Nei municipi 1 e 2 più del 50%. Le politiche sociali, sulla casa, i tributi locali (TARI), tutte le politiche pensate per la famiglia tengono conto di questo dato? No, per questo una volta al governo di Roma bisognerà fare un provvedimento che rimoduli tutti i tributi, gli aiuti e le politiche sulla base della effettiva composizione familiare.
#Caudodainumeri A chi appartiene il suolo di Roma? 14.170 ettari sono di Roma Capitale (11%). Gli altri soggetti pubblici (Stato, Regione, società, enti pubblici) possiedono 19.591 ha (15,2%). Oltre 1/4 del suolo e degli edifici sono di proprietà pubblica, 33.762 ha (26,2%). Si tratta di una condizione ideale per ridisegnare il volto della città. È l’eredità di Roma Capitale, che va rinnovata anche per poter dare un nuovo significato all’essere Capitale.
#Caudodainumeri Il 3 febbraio Roma Capitale ha compiuto 150 anni. A quel tempo l’urbanizzato si estendeva per 383 ettari e il Colosseo era periferia. Oggi l’urbanizzato di Roma si estende per 50.710 ettari. Nessuna capitale europea è cresciuta tanto e in così poco tempo.
#Caudodainumeri A Roma ci sono 1.250 alberghi, ora quelli aperti sono 50 (170 a giugno). A Fiumicino nel 2020 i passeggeri totali sono stati 8,6 mln, nel 2019 43,4 mln (-80%). Il solo vaccino non basterà, serviranno politiche nuove per un nuovo modello di sviluppo economico.
#Caudodainumeri A Roma si vive e si lavora in gran parte attorno al #GRA. Il 50% dei posti di lavoro in imprese private di Roma sono per lo più intorno al GRA, dove vivono circa 1,2 milioni di romani. Il Sacro GRA oggi è l’unica forma urbis di una città senza più forma. Per me Roma riparte da lì, dall’ultima città costruita. 2026 e 2025, due scadenze: i fondi del recovery plan e il giubileo per dare forma all’ultima città costruita dove vive e lavora la maggior parte dei romani. Mettiamoci al lavoro.
#Caudodainumeri #1marzo I dipendenti del comune di Roma sono 23.483, dal 2009 al 2019 sono diminuiti del 9,2% (-2.367). I dirigenti sono 163, (-40,5%), cioè meno di un dirigente ogni 100 dipendenti. Milano ha 10,2 dipendenti ogni 1.000 abitanti, come Bologna, Venezia e Torino (9,8). Per avere lo stesso rapporto di Milano, Roma dovrebbe assumere 5.000 nuovi dipendenti, e tra questi centinaia di dirigenti. I dati mostrano un esercito sempre meno numeroso e senza generali. Basta, la si smetta con la retorica che il Comune di Roma ha troppi dipendenti: affermazione non vera che ha fatto malissimo alla nostra città. I numeri dicono che Roma ha meno dipendenti di tutte le altre città.
#Caudodainumeri #8Marzo Nel 2019 le donne entrate in contatto con i centri antiviolenza a Roma sono state 1.767, di cui il 40% erano coniugate. Servono case rifugio, case per la ripartenza che possano ospitare donne sole o con minori.
#Caudodainumeri I beni immobili confiscati alle mafie a Roma sono 447. È un indicatore della pervasività delle mafie a Roma: oltre 90 clan e circa 100 piazze di spaccio. La mafia prende forza nei territori dove l’economia legale si indebolisce e nei quartieri più poveri sostituendosi al welfare pubblico e ingaggiando i giovani come manovalanza criminale. Controllo del territorio, più investimenti nel sociale e rilancio di un modello di sviluppo economico sostenibile e duraturo. Questo serve per combattere le mafie a Roma.

Collage Paesaggio Urbano

fotocollage#01 Paesaggio urbano (Kollhoff, Postdamer e Leipziger Platz; Passi, Studio per un’incisione di architettura; Chipperfield Area dei Fori Imperiali; Caruso St John, Facciata) © mattia darò

vedi la pubblicazione > LINK

Facciata Scultura

Nuova Scuola Secondaria di 1° grado Pizzigoni, Milano, 2019 (concorso)

Tavola 4 – Qualità percettiva
Prospetto laterale posteriore dove si trova il restringimento del vuoto creato dallo spazio comune

vedi il progetto > LINK