MUSEO DEL NOVECENTO (Milano), 2021

NOVECENTOPIÙCENTO Concorso Internazionale di Progettazione – RELAZIONE

PREGHIERA DI LEGGERE ED IMMAGINARE

LA RELAZIONE E’ STATA PRESENTATATA IN SEDE CONCORSUALE SENZA IMMAGINI MA SOLO CON IL TESTO (PER FAVORIRE L’USO DELLA FANTASIA!), IN QUESTO POST SONO STATE RIPORTATE LE TAVOLE DI CONCORSO

questo progetto è un aiuto a contrapporsi allo schiacciamento sulla tecnica e al “ricatto realista del mondo degli adulti”1.

PRE(O)MESSE

Il problema del Museo nella società contemporanea

1-nell’era della conoscenza a distanza ha ancora senso progettare un museo?

No.

Stando alle richieste il progetto potrebbe finire qui.

Ma invece una risposta negativa può divenire il perfetto stimolo per proseguire.

Perché no: perché se vogliamo stare alle motivazioni primordiali dell’invenzione del museo dovremmo interpretarlo come il luogo dove andare ad imparare ad accrescere le proprie conoscenze.

Ecco oggi i musei non sono più questo (almeno per la grande maggioranza delle persone) e sicuramente internet, la rete, ha offerto la possibilità di incrementare le proprie conoscenze in modo molto più ampio, significativo e soprattutto rapido, adatto ai tempi.

E allora cosa significa ripensare un museo oggi (anche in termini fisici come per un progetto architettonico)?

Chi scrive non è la prima volta che si pone davanti a questo tema cercando di scardinare le difficoltà che il tema pone. Per dare senso ad il luogo fisico del museo occorre far sì che l’esperienza fisica risulti nuova e sorprendente. La testimonianza del tema museale in realtà sembra sempre più essere un espediente riflessivo più che un vero e proprio contenitore di verità documentali da mostrare al pubblico.

Oggi come oggi, se si vuole approfondire un tema, non esiste un luogo per farlo, tutt’al più ne esistono diversi (dai luoghi simbolici che possono trattare il tema ai luoghi in cui la conoscenza è depositata). Figuriamoci poi se affrontiamo un tema vasto come il novecento.

Quindi si sconsiglia fortemente di ricorrere ad un’idea di museo come dispositivo fisico scegliendo chissà quale modalità curatoriale che possa assolvere alla sete di conoscenza dei suoi visitatori (progetto ritenuto perdente fin dall’inizio). Mentre si ritiene molto significativo dedicare il luogo al tema del novecento in una grande messa in scena completamente immersiva nel luogo dell’Arengario, decisamente adatto ad essere un’icona architettonica del novecento anche per la sua localizzazione (Milano, il Duomo). Un approccio progettuale che preferisce il disfare (undoing2) come procedimento per lavorare a disfare le stabilità dell’identità. Perché il novecento ha disfatto più che fare.

Prendendo in parola Nietzsche, quando dice filosofare con il martello (cit. Crepuscolo degli Idoli, 18893), si scelgono una serie di processi di pensiero critico sul museo che ne permettano la sua messa in crisi e la sua ridefinizione come monumento critico: la ruderizzazione del museo come processo esperienziale unico e tale da creare un sentimento di messa in crisi e di interrogativi causati e veicolati dall’esperienza fisica stessa; lo stato di abbandono e di rioccupazione spaziale come matrice di una reale esperienza fisica; l’invenzione di dispositivi scultorei (meteoriti) come processi di appropriazione degli spazi “in frangenti speciali”; l’infestazione vegetale del museo come simbolo della riapprorazione della natura sulla città.

Come già fatto in precedenti progetti (occasioni concorsuali e non) chi scrive conferma il proprio approccio progettuale “si premette che questo non è un progetto oggettuale ma bensì un progetto narrativo”, ritienendo che la costruzione dell’idea di progetto sia il momento fondativo essenziale per la costruzione di un progetto di altissimo profilo e invita i soggetti giudicanti a non impostare il loro giudizio su parametri obiettivi (ritenendoli inesistenti e relegabili a mero mercato) ma a ponderare con attenzione i pesi delle diverse fasi progettuali e valutare il momento dell’idea come il solo ed unico momento artistico del progetto.

Tavola 1 – Tavola delle pre(o)messe

Meme di progetto:

A1_02 > la paura

il buio nero la sensazione di paura (Laura Dern in Inland Empire, David Lynch, il suo volto sfigurato lungo un selciato nel buio)

“Meglio bracciante negli inferi e con le ombre del passato!” (Nietzsche, Così parlò Zarathustra4)

A1_010 > la caduta

uomo che cade nella tromba delle scale

«Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di cinquanta piani. Mano a mano che cadendo passa da un piano all’altro, il tizio, per farsi coraggio, si ripete: “Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene. Fino a qui tutto bene.” Il problema non è la caduta, ma l’atterraggio.» (L’odio, Mathieu Kassovitz)

A1_024 > vandalismo

Atti vandalici su opere sacrificate a rafforzare l’ “idea rituale” del progetto

La desacralizzazione del museo, almeno in alcune sue parti, come atto liberatorio e rigenerativo.

Il sacrificio di alcune opere d’arte per mettere in discussione il valore dell’ “oggetto fine a se stesso” al cospetto di quello che l’opera stessa rappresenta nel processo intellettuale dell’uomo.

L’importanza del buttarsi via per ritrovare la propria dimensione identitaria.

E’ immaginabile una stanza in cui tutto sia lecito come momento catartico alla tragedia dell’uomo novecentesco?

Psico Surrealismo

La caduta della ragione, consolidatasi nel ‘900, (post kantismo, relativismo, nascita della piscoanalisi etc.) ha spianato la strada al surrealismo, che non aveva ragione d’esistere. Perché il surrealismo è l’unica forma d’arte che ha saputo coniugare visionarietà a inconscio.

Per questo motivo, nel progetto, sono stati individuati degli spazi permeati da surrealismo creativo che possano immettere innesti fantastici ed onirici nell’immaginario dell’esperienza fisica.

Come la foresta esotica nel portico del secondo Arengario o la caduta del meteorite e l’invasione vegetale nello spazio dedicato a Lucio Fontana.

Tavola 2 – Tavola dello Psico-Surrealismo

Intervento di collegamento tra il primo e il secondo Arengario.

Si contesta la ricerca di trasparenza richiesta dal dpp perché un segno del genere non deve passare inosservato ma ha una tale rilevanza che deve assumere piena identità e capacità di dialogare con il paesaggio storico intorno.

Si immagina dunque un collegamento che è una vera e propria piastra di coronamento e di collegamento dei due edifici dell’Arengario, una sorta di piattaforma volante, sostenuta da una struttura in acciaio agganciata alle murature portanti del vecchio edificio e che funziona come un vero e proprio ponte. La piastra funziona infatti come un’unica trave che sopperisce alla luce tra i due edifici.

Tavola 3 – Tavola del Fotoinserimento
Tavola 4- Tavola Tecnica

Sui “Chiarimenti della Soprintendenza”

Nella tardiva comparizione di tali chiarimenti nel cronoprogramma del concorso (4/03/2021 a concorso scaduto, secondo il primo calendario), tali chiarimenti erano assolutamente necessari per le ambizioni del concorso e sono considerati in ogni caso fortemente desiderati per l’articolazione di una discussione più veritiera e sana sul tema oggetto di concorso.

Infatti si è assolutamente d’accordo sull’accento posto alla valenza di scenografia alla scala urbana delle due torri dell’Arengario (si veda tavola del fotoinserimento, 3), dato che non può essere valutato superficialmente dagli indirizzi del concorso nella richiesta di una “passerella volante”. L’architettura è sempre (più) un atto di coraggio.

Detto ciò, non si può, sempre e ogni volta, immaginare di ricorrere alla soluzione dell’ipogeo per “re-immaginare le nostre città” in una sorta di pudore censorio riguardante i segni dell’architettura (si lascia dunque la “variante senza collegamento fisico” come una non-scelta di dominio comune, poiché già ipotizzata dagli indirizzi di concorso, che, secondo chi scrive, non ha nessun reale interesse per una “sana scelta progettuale coraggiosa”). Nessun architetto avrebbe mai saputo creare paesaggi di scenografie urbane “senza cubature” fuori terra. A questo riguardo si conferma con ancor più convinzione la scelta radicale del collegamento formalizzato come “piastra di coronamento” tra i due edifici dell’Arengario, scelta che conferma e rafforza l’idea di scena urbana originale, rimettendola in gioco in una dimensione contemporanea architettonica che sempre più si interroga sugli innesti estetici tra nuovo e vecchio e sulla capacità di ripensare l’architettura all’interno delle stesse tracce date dalla città esistente.

PROGETTO ATTO A CREAZIONE DI SITUAZIONI IMMAGINISTE!

2021

1MARK FISHER, Realismo Capitalista, Nero edizioni, Roma, 2018

2ANDREW CULP, Dark Deleuze, Mimesis edizioni, 2020, Sesto San Giovanni, pag 54

3FRIEDRICH NIETZSCHE, Il Crepuscolo degli Idoli, Adelphi edizioni, Milano, 1983

4FRIEDRICH NIETZSCHE, Così parlò Zarathustra, Adelphi edizioni, Milano, 1976, pag. 137

CASA GRAMSCI (Ghilarza), 2020

Continuo a sostenere l’importanza dei concorsi di progettazione a prescindere dall’incarico professionale. Immaginatevi se a Sanremo contasse solo il vincitore o al Festival di Cinema di Venezia solo il Leone d’Oro. Che senso avrebbe? L’architettura è cultura e non incarico professionale. Credo che gli architetti che vogliano produrre cultura debbano “arrendersi” di fronte al fatto che sono assimilabili a degli “interpreti pop”, niente più niente meno, e quindi necessitano un loro repertorio, sempre in fermento che sappia delineare la propria linea poetica.

Questo mi porta a sostenere che culturalmente il progetto sia più importante della realizzazione. Perché ha la forza di coltivare un’immaginario (quello che deve fare ogni prodotto culturale) che poi può confluire nei percorsi esperenziali più disparati, propri o di altri. Questo non significa che debba essere utopico e non realista. Ognuno sceglie il proprio modo di esprimersi o anche i diversi propri modi. Sicuramente non ha bisogno di vincere.

Vedi contributo per il MAXXI “Verso una legge per l’architettura” >> LINK

Con questo spirito ho intrapreso una serie importante di nuove partecipazioni a concorsi di progettazione, qui la pagina che li raccoglie >> LINK

L’ultimo concorso, redatto questa estate, ma che pubblico solo ora, per il ritardo nell’iter procedurale del concorso, riguarda la Casa Gramsci, una bellissima sfida per l’ampliamento e valorizzazione dell’attuale casa in un Polo Museale collocato a Ghilarza (OR), uno dei luoghi dell’infanzia di Gramsci.

Qui una nota autoriale come premessa al progetto di concorso:

Si premette che questo non è un progetto oggettuale ma bensì un progetto narrativo.

Le strategie di progetto portano alle scelte effettuate pesando che per il bene del tema sia fondamentale dapprima esplorare le massime ambizioni, esplicitarle nei ragionamenti che hanno portato a fare alcune scelte per poi plasmarle sul tema mentre nell’intera sua stesura si è sempre evitato di presentare un’offerta “scatola chiusa” da prendere o lasciare, considerata pratica sbagliata per il buon progetto.

Si esprime preoccupazione per il progressivo ricorso allo strumento concorsuale per l’assegnamento di incarichi relegando la progettazione ad un puro esercizio tecnico/oggettuale ma privando il progetto del necessario sforzo intellettuale di capacità di comprensione del progettista di un tema e della sua successiva rielaborazione in chiave progettuale/architettonica intervenendo nelle fisiologiche fasi temporali che un progetto necessita.

Sempre più invece si assiste a una mera resa tecnica delle richieste delle stazioni appaltanti.

Ecco questo presupposto/preoccupazione, convinzioni/fondamenti che sono all’origine del percorso progettuale dell’autore, sta alla base del progetto sviluppato per la Casa di Gramsci.

Qui invece la relazione di progetto >> LINK

Qui le tavole di progetto:

Tavola di progetto 1: premesse

Tavola di progetto 2: piante plesso casa-museo
Tavola di progetto 3: edificio della prefettura
Tavola di progetto 4: alcuni elementi di arredo e tecnologie
Tavola di progetto 5: immagine coordinata

Una nuova piazza per San Donato Milanese, 2020

Strategie d’intervento (relazione di progetto)

Il progetto proposto si basa su due direttrici d’intervento:

  1. In relazione agli indirizzi d’intervento a medio e lungo termine si sconsiglia di utilizzare le risorse impegnate da questo concorso per il rifacimento del suolo della piazza e dello spazio pubblico, relegando questi interventi successivamente secondo un piano strategico che possa davvero mettere a sistema le potenzialità degli spazi e dei servizi rivolti alla comunità (pubblici e anche privati) in un ambito urbano più ampio (come quello oggetto dell’attenzione del concorso) attraverso una progettazione coordinata, tramite delle linee guida di intervento che definiscano il sistema di pavimentazioni, minerali e/o naturali che siano.
  2. In relazione alla previsione di spesa per gli interventi da realizzare si consiglia invece di concentrare l’importo delle opere (pari a 700M €) per realizzare una struttura per il mercato pensata e disegnata ad hoc in modo da ottenere un elemento di design urbano che possa valorizzare l’attività stessa del mercato e dello spazio della socialità, attività ritenuta capace di avere un alto livello aggregativo per ridefinire e rigenerare lo spazio urbano della comunità e di cui si consiglia anche di immaginarne un uso più frequente della sola volta a settimana.

Rispetto dell’esistente

A conferma della direttrice d’intervento 1, in una strategia resiliente di trasformazioni urbane la situazione dello stato attuale non è considerata così negativa ma ancora “capace di affrontare e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà” (per usare la definizione di resilienza).

effetti indesiderati causati dai cambiamenti climatici nelle città e la loro incapacità infrastrutturali nel sostenere i nuovi mutamenti che devono portare inevitabilmente a immaginare nuovi percorsi di rifunzionalizzazione tramite strategie resilienti

Come ad esempio il disegno del suolo che definisce le aree che interessano l’area di progetto attraverso il disegno geometrico (la direttrice del percorso pedonale in asse con la Pieve di San Donato; la scacchiera a ridosso della Via Emilia; le vasche d’acqua oggi svuotate con disegno ad arco che creano un piccolo dislivello del suolo; il disegno regolare e coordinato con le alberature dei percorsi all’interno delle aree a parco e della pista di pattinaggio; e anche il disegno dello spazio adibito a parcheggio a contatto con il Rondò della Pieve).

Lo stato dei luoghi così fortemente connesso con il suo disegno rendono inevitabile immaginare una trasformazione per gradi e per tempi diversi anche in relazione alle opportune trasformazioni di una mobilità sostenibile (creazione di una rete di aree pedonalizzate che superi la staticità di una singola area ma vada verso il miglioramento della qualità della vita nei suoi luoghi, con particolare attenzione per l’aspetto della riduzione del traffico veicolare privato e per la rivalutazione degli spazi destinati alla collettività attraverso la loro messa in rete).

Occorre che il progettista (nell’idea più alta che possiamo avere di lui) lavori creativamente alla scrittura degli strumenti che possono davvero mutare la città più che ai disegni di oggetti così da permettere queste “rivoluzioni” nel modo di concepire lo spazio (anche quello già definito).

Non è poi così importante che un’area destinata a parcheggio rimanga tale nel suo disegno ma piuttosto che questa stessa area possa essere destinata ad altro.

pratiche di parkour, nuove modalità di prendere possesso dei luoghi in apparenza abbandonati; forme di riapparopriazione delle città e dei suoi luoghi che devono stimolare e alimentare nuove strategie urbane virtuose.

Il problema del progetto è il suo dover definire la sua concretezza perdendo la sua capacità di essere strategico. Ma così non esiste pianificazione che invece è fondamentale nel momento storico in cui viviamo.

Queste sono alcune proposte di interventi/strategie da porre in atto metodologicamente per pianificare l’ambito urbano più ampio con alcune sue proposte attuative specifiche:

  1. eliminazione della destinazione: il parcheggio dell’area a ridosso del rondò (ED);
  2. eliminazione o attuazione di soglie più permeabili tra diversi luoghi o spazi pubblici e/o a destinazione della collettività (ES);
  3. sistema di pavimentazioni definite e riconoscibili che creino anche visivamente un “sistema rete” tra i diversi luoghi della collettività (SP);
  4. il potenziamento delle aree pedonali e delle zone 30 (30);
  5. processi partecipativi nell’uso degli spazi collettivi (assegnazioni temporanee per l’uso degli spazi e/o di luoghi) così da moltiplicare le capacità aggregative e riorganizzative degli stessi (PP);
  6. investimento in nuove o rinnovate attività (come il mercato) tramite dispositivi urbani (design urbano) (DU): 1-il mercato ; 2-lo spazio per le feste e le fiere ; 3-le attività di navigazione leggera (attività che possono anch’esse ricadere nei processi partecipativi del punto 5).

Il mercato

L’impianto del mercato è raccolto dalle sue strutture in una sorta di grande piazza di forma ovale (di circa 14.000mq) così da rafforzare la percezione di uno spazio conchiuso. Si è scelto di proporre una soluzione che è sia aperta che coperta tramite un sistema di strutture a tenda.

Il disegno dell’impianto gioca nel sovrapporsi al disegno delle pavimentazioni e dei percorsi attuali, sovrapponendosi ed incrociandosi e dando così luogo ad un nuovo disegno multi composto.

Una particolare attenzione è data al percorso in asse con la Pieve che taglia le strutture del mercato mentre alcuni moduli/box del mercato sono slittati lì dove necessario a causa della presenza di alberature.

All’interno delle strutture si trovano i 95 stalli del mercato dislocati nei 5 bracci definiti dall’impianto (2 ad arco e 3 longilinei).

Le strutture saranno allacciate alla rete elettrica, idrica e fognaria che si distribuirà linearmente lungo i singoli box secondo la loro disposizione lineare.

Le strutture

Le strutture del mercato sono realizzate ispirandosi ai tendoni da circo o a quelli dei beduini, con strutture in legno riciclato così come i banchi degli stalli e con tessuti tipo tende.

Oltre le tende sarà preservato uno spazio profondo 170cm per il passaggio delle persone e l’interlocuzione con i banchi. Al centro della tenda saranno collocati i banchi del mercato con uno spazio per gli addetti interno. L’illuminazione sarà garantita da tubolari neon led appesi alla struttura.

Il disegno del tessuto delle tende è pensato come una sorta di texture a triangoli alternati nei colori bianco e giallo.

La copertura sarà realizzata in lamierino metallico con lieve pendenza per far defluire le acque meteoriche.

Circo

Il circo evoca un immaginario oramai consolidato pur rimanendo sempre una struttura chiaramente effimera ed itinerante. I suoi materiali influiscono nell’imprimere questa sensazione così come i suoi colori e le sue geometrie decorative.

Tende dei beduini

Anche le tende dei beduini offrono un immaginario effimero ed itinerante consolidato nel tempo dalla storia di un popolo sempre in viaggio. La struttura costituita da pali viene sormontata da un’unica grande tenda che conforma uno spazio a diverse altezze e volumetrie.

Verifica di coerenza e stima dei costi

La richiesta della verifica di coerenza rappresenta uno strumento interessante su cui però sarebbe bene aprire una seria riflessione su cosa significhi in ambito concorsuale.

Se da un parte, legittimamente, si chiede la coerenza degli interventi con il programma funzionale del bando, non si può tuttavia prescindere dal fatto che l’occasione stessa del concorso di progettazione sia connaturata dal “dovere/necessità” del progettista di rispondere non solo per quel che riguarda l’offerta di un progetto ma anche come modalità operativa di intervenire del professionista e dunque la richiesta che viene fatta ai progettisti scava nel profondo delle loro capacità intellettuali di fornire una risposta che non sia oggettuale ma metodologica.

Per questa ragione la coerenza ricercata va intesa nella fiducia che il progettista ed il progetto riescono a trasmettere all’organo decisore (la giuria) nell’assolvere alle richieste e alle esigenze della stazione appaltante.

La risposta (il giudizio) non dovrà mai essere obiettiva ma decisamente soggettiva.

Così da evitare che sia un giudizio di merito a definire l’iter progettuale e non piuttosto un’intesa poetica sulla strategia da adottare, per intendersi non si giudica un libro per le informazioni che da ma per il coinvolgimento che crea.

A tal riguardo anche la verifica dei costi (si veda sotto) può sì rappresentare un dato importante per cui si evincono le modalità strategiche con cui si intende l’approccio progettuale ma non può essere intesa come una verifica numerica concreta, essendo essa stessa per default un dato definito al di fuori di una dimensione per davvero reale.

Box tipo mercato (6x5m)
DescrizioneDimensioniCosto unitarioPercentuale sul costo totale
Strutture in legno riciclato (elementi lineari a forma rettangolare 6x12cm) e pedana pavimento (30mq)Elementi strutturali: 31ml Pedana: 30mq€ 3.050,0042%
Tenda di rivestimento in tessuto20mq€ 1.150,0015%
Banchi di lavoro in legno riciclato4,5mq h90cm (1 ripiano, 1 sottofondo passa cavi)€ 800,0010%
Copertura in lamierino e plastica traslucida (compreso sistema di bordatura sul perimetro del cambio materiali)30mq€ 1.160,0016%
Impianto idrico ed elettrico (compreso fornitura sistema illuminazione in tubolari neon led)A corpo€ 1.200,0017%
Totale Singolo Box(30mq)7.360,00100%
Costo 95 box
699.200,00

Nuova Scuola Secondaria di 1° grado Pizzigoni, Milano, 2019

Nuova Scuola Secondaria di 1° grado Pizzigoni, Milano, 2019
Competition organization: Comune di Milano, Concorrimi
Year: 2019
Project: Mattia Darò

1. FATTORI CONTESTUALI

Le istanze progettuali relative al contesto tengono conto principalmente di due fattori:

1- Un aspetto decisivo per garantire la qualità dello spazio pubblico dell’area di concorso è tenere assieme gli edifici pubblici coinvolti nell’area: la Biblioteca Villapizzone; la scuola dell’infanzia; la scuola primaria Console Marcello; la scuola secondaria di primo grado Via Pizzigoni). Si propone dunque di conciliare i lavori per la nuova scuola con la creazione di un “Parco Civico” dove i 4 plessi siano immersi in un vero e proprio parco alberato così che la qualità dell’area diventi elemento primario a garanzia della qualità delle funzioni pubbliche.

2- La morfologia del plesso della scuola secondaria di Via Pizzigoni tiene conto degli assi urbani plasmando le sue forme in relazione agli assi urbani principali:

l’asse urbano percettivo primario è quello di via Rosina Ferrario Grugnola che determina l’ingresso ricavato in una spaccatura dell’edificio che si presenta come un monolite compatto.

l’asse urbano percettivo secondario è quello di Via Giuseppina Pizzigoni per cui un l’ingresso alla scuola è evidenziato da uno slittamento del corpo della scuola a evocare la spaccatura dell’ingresso descritta nel precedente punto.

Sarà garantito un asse stradario, realizzato non in asfalto ma in materiale lapideo carrabile all’occorrenza (ad esempio solo negli orari di apertura delle scuole) e lì dove necessario l’utilizzo di recinzioni vegetali.

I due assi percettivi definiscono il fronte del plesso scolastico in particolar modo caratterizzando in un caso l’ingresso-apertura e nell’altro costruendo una sorta di quinta visiva.

2. FATTORE ORIENTAMENTO

L’orientamento è un fattore decisivo nel disegno del progetto della scuola che si sposa all’idea del monolite cementizio all’interno del quale si aprono gli spazi della scuola.

La scuola infatti si plasma in relazione al soleggiamento prevedendo di illuminare tutte le aule, con luce riflessa dal muro cementizio chiaro del corpo dell’auditorium/palestra, e dando vita ad uno spazio/cavità al suo interno coperto con una struttura in vetro apribile, capace di funzionare anche da effetto serra per accumulare calore quando necessario.

La copertura dello spazio comune è completamente apribile così come le vetrate delle aule che sono progettate con un sistema “a fisarmonica” che ne permette il completo impacchettamento quando necessario (ad esempio nelle stagioni più calde) e per garantire un’ottima areazione.

Anche per la biblioteca, situata al di sopra dello spazio dell’auditorium, è previsto un lucernario capace di fornire luce indiretta agli spazi dedicati.

Sistema delle vetrate che si richiudono a fisarmonica impacchettandosi in modo da eliminare la soglia e permettere di organizzare un grande spazio fluido.

3. QUALITA’ PROGRAMMATICA

La morfologia del plesso scolastico modellata secondo i criteri precedentemente illustrati accoglie il programma funzionale in modo tipologicamente ben definito con alcuni aspetti di variabilità e flessibilità dell’uso degli spazi.

Le aule infatti sono dei rettangoli 6x9m (54mq) raggruppate a tre e separate da una pannellatura mobile che permette dunque l’aggregazione di uno o due moduli aula così da avere spazi più grandi (fino a 9x18m) a seconda delle necessità.

Lo spazio comune rimane uno spazio capace di avere una sua identità precisa nello svolgimento delle attività scolastiche (tempo libero, ricreativo etc.) ma anche capace di essere utilizzato aggregato agli spazi funzionali (aule e/o palestra, auditorium) attraverso il sistema delle aperture delle aule (le vetrate “impacchettabili”) e le aperture dell’auditorium e della palestra (porte cementizie rotanti a grande dimensione).

Schemi tipo di funzionamnto variabile delle aule: 1) schema standard con aule da 54mq 2) schema con aula grande (per più classi, tipo esami) da 108mq e aula standard da 54mq 3) schema aula maxi per eventi speciali (tipo concerto) da 162mq

4. QUALITA’ PERCETTIVA

Gli aspetti percettivi ed estetici dell’oggetto architettonico sono trattati dal progetto mediante una proposta coerente con le scelte descritte nei punti precedenti, prediligendo la soluzione di un intero organismo monolitico, che si apre nel punto dell’ingresso principale con una grande vetrata che apre sullo spazio comune che determina l’organismo tipologico del plesso scolastico. Questa scelta predilige una scelta materica cementizia dal di fuori contrapposta dalle facciate interamente vetrate delle aule che sono la parte figurativamente debole ma assai funzionale ad assimilare luce, aria e modifiche tipologiche, vedi punto seguente.

Prospetto laterale posteriore dove si trova il restringimento del vuoto creato dallo spazio comune.

5. SPAZI COMUNI/VARIABILI FUNZIONALI

Punto nodale del progetto è la sua capacità di variabili tipologiche determinate da alcune scelte importanti sulla definizione delle soglie che permettono allo spazio comune di divenire una risorsa in più nell’organizzazione delle attività, anche con l’ausilio di un sistema di arredi funzionali a rendere gli spazi facilmente modificabili tipologicamente:

-il sistema di vetrate delle aule “impacchettabili” così da permettere una fluidità dello spazio tra spazi comuni e spazi definiti quando necessario.

-il sistema delle “grandi porte cementizie rotanti” che permettono una contiguità degli spazi dell’auditorium e della palestra con lo spazio comune.

La flessibilità dello spazio dato attraverso alcune soluzioni riguardanti le soluzioni relative alle soglie degli spazi destinati alle funzioni più legate all’attività scolastica permette di immaginare usi diversi del plesso pubblico come addirittura un pranzo sociale per il quartiere.

TAVOLE DI PROGETTO

RI.USO progetto di ricerca per il riuso politico dello spazio pubblico, 2018

RI.USO progetto di ricerca per il riuso politico dello spazio pubblico, il “caso progetto” del progetto della connessione tra i quartieri Esquilino e San Lorenzo a Roma
Competition organization: CNAPPC
Year: 2018
Project: Mattia Darò
Collaborator: Giulia Buchler

OBIETTIVI
Viviamo in uno stato di forte crisi del senso dello spazio pubblico
Si propone un suo riuso che fonda sul suo senso primario, uno spazio che sia di tutti e non di qualcuno in particolare. Oggi siamo invasi da questioni che uccidono questo concetto fondativo di ogni tessuto urbano. Temi come la sicurezza, l’efficienza, la concretezza hanno ucciso la possibilità di lasciar vivere gli spazi in uno stato più indeterminato. Perché il concetto di spazio pubblico, di tutti e non di qualcuno in particolare, rende la sua utilizzabilità non determinabile, non prevedibile, non circoscrivibile. Tutti aspetti che oggi sono considerati come non più praticabili. E quindi dovremmo arrenderci alla scomparsa di una delle acquisizioni più importanti nella storia dell’umanità ovvero la costruzione di uno spazio pubblico?
La ricerca propone una riflessione finalizzata a un’idea progettuale mediata da casi storici emblematici che riportano lo spazio pubblico nella sua veste da protagonista (con un fine univoco dettato dalla sua intrinseca destinazione ma anche dalla molteplice ed eclettica funzionalità).

tavola 2

AZIONI
1 riappropriazione dello spazio pubblico non come mera distinzione proprietaria ma come rivoluzionaria idea dell’uso dello spazio.
2 eliminazione barriere, ostacolo sempre più forte alla creazione di una rete sistemica dello spazio pubblico che possa espandersi anziché richiudersi
3 attraversamenti, tentando di andare nella direzione di favorirli anziché ostacolarli
4 connessioni, ridefinire le possibilità di connettere diversi luoghi della città, di mettere a sistema poli urbani diversi
5 rizoma, la modalità rizomatica definisce le qualità di uno spazio pubblico che possa ramificarsi, anche imprevedibilmente, tra edifici, spazi aperti, passaggi e/o sottopassaggi, strade e portici etc.
6 attacco a terra, rimarcare l’importanza della quota a livello terra come nevralgica per un riuso dello spazio pubblico che riemerga lì dove è nato, ovvero il vuoto che si costituisce tra l’edificato.
7 riuso edificato esistente, nel riconfigurare le gerarchie spaziali l’approccio progettuale nel riutilizzare i manufatti esistenti deve tenere conto di questa ambizione dello spazio pubblico a riconquistare un ruolo da protagonista nella città

tavola 3

CASI STUDIO

la città del Nolli

Oltre ad essere una pianta di Roma molto dettagliata e molto ben fatta, la straordinarietà di questa mappa è stata di aver osato dare una lettura dello spazio pubblico inconsueta:

lo spazio pubblico infatti si insinua (attraverso la tecnica di disegno del poché) anche all’interno degli edifici, nelle corti e i giardini o negli interni delle chiese). Lo spazio pubblico diventa un sistema che oltrepassa i confini definiti.

Gli enclosure acts

Con il termine enclosures ci si riferisce alla recinzione dei terreni comuni (terre demaniali) a favore dei proprietari terrieri della borghesia mercantile avvenuta in Inghilterra tra il XVII ed il XIX secolo. Gli enclosure acts danneggiarono principalmente i contadini, che non potevano più usufruire dei benefici ricavati da quei terreni, a favore dei grandi proprietari: per le recinzioni era necessario sostenere spese di tipo privato ma anche legali, che scoraggiavano i piccoli proprietari. Alla fine del XVIII secolo, tale sistema aveva portato alla concentrazione della proprietà terriera nelle mani dell’aristocrazia inglese e, inoltre, aveva creato una massa di lavoratori disoccupati, la manodopera a basso costo che sarà quindi impiegata nel nuovo ciclo produttivo industriale. Tale sistema però fu reso necessario dal continuo aumento della domanda di beni agricoli alla quale il vecchio sistema agricolo non poteva far fronte in quanto i terreni erano coltivati da contadini che si occupavano dello stesso campo solo per un anno, e che quindi non erano motivati a migliorare le condizioni del terreno. Con le enclosures i grandi latifondisti affittarono i terreni a coltivatori diretti che se ne occupavano, pagando però affitti molto alti, per diversi anni, apportando miglioramenti quali-quantitativi all’agricoltura inglese. In pratica sono delle recinzioni delle terre comuni (common lands, common wastes) e dei fondi indivisi (open fields). [da Wikipedia]

L’ingresso gratuito nei musei nazionali inglesi

Sono passati più di 17 anni da quando il Regno Unito ha approvato la legge che ha reso gratuito l’accesso ai musei nazionali. I dati ci dicono che ciò ha comportato un aumento dei visitatori del +51 per cento. I luoghi della cultura aperti hanno attirato numerosi utenti in più, ma soprattutto nuove categorie di visitatori: la cultura a costo zero ha fatto in modo che la classe media e i cittadini meno abbienti, spesso estranei alla didattica museale e alle manifestazioni intellettuali, perché impossibilitati a poter pagare un costo oneroso per l’accesso in questi edifici, abbiano la possibilità vivere e riscoprire la cultura in modo indipendente. Anche in questo caso, così come le chiese romane evidenziate dalla pianta del Nolli, lo spazio pubblico invade degli interni di edifici pubblici, costruendo una fascinosa continuità tra esterno e interno basata sul concetto dello spazio pubblico.

La basilica Santa Maria Maggiore, navata passante dell’asse sistino

Nella rete di interventi urbanistici di Sisto V la Basilica di Santa Maria Maggiore rappresentava il nodo centrale degli assi sistini, a metà strada dell’asse San Giovanni – Trinità dei Monti così detto Strada Felice a controbilanciare l’asse della Via Papalis, tra Colosseo e San Pietro. Si immagina dunque la basilica come un “luogo di passaggio”, la navata come una galleria del culto e dei pellegrini.

Il concorso Berlin Haupstadt: la proposta Smithson

Una piattaforma/città pedonale distaccata dalla città delle auto.

Nel loro approccio progettuale ideologico, gli Smithson in una chiara prima messa in crisi del sistema della città moderna incentrata sulla macchina, propongono di portare su un nuovo livello la città pedonale, permettendo così di riconquistare la città a dimensione pedone.

Opera Garnier

Il progetto emblematico di una sezione di uno spazio pubblico che da esterno diventa interno.

L’opera come il teatro rappresentano il simbolo architettonico della belle epoque, un periodo di pace e benessere di cui Parigi è la capitale indiscussa. E come tale, l’atrio di questi edifici rappresentava il salotto della nuova società, un salotto della città come nel caso dell’Opera Garnier.

I passages

L’invenzione dei passages o delle gallerie afferma l’idea di avere uno spazio pubblico o ad uso pubblio all’interno degli edifici, anche per fini puramente commerciali, l’embrione dello shopping e del centro commerciale.

Nella visione degli “architetti rivoluzionari” questi luoghi dovevano rappresentare gli “spazi democratici” perché potenzialmente accessibili a tutti.

lo spirito di Simmel

L’opera di Georg Simmel, sociologo, ci pone di fronte alla realtà della città moderna e della sempre crescente perdita dei criteri fondativi della idea classica della città intesa come spazio generato per aggregare, mentre la cultura moderna ci vuole invece portare verso una cultura dell’individualismo più sfrenato e pauroso dell’altro.

“Il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore.”

housing in milano sesto, 2017

“R1G0R050” housing in milano sesto, 2017
Competition organization: MilanoSesto S.p.a.
Year: 2017
Project: Mattia Darò

tavola

monumental landscape aesthetic

Il primo principio ispiratore del progetto di concorso risiede nella volontà di ambire ad essere un monumento urbano, dunque capace di essere un’architettura paradigmatica nel proporre dei valori urbani arcaici (massiva, permanente, solida, cattiva, tipologica, pesante, determinata, orgogliosa, rigorosa…) e di riferirsi in modo molto preciso alla città (con alcuni elementi stilistici: l’attacco a terra e l’attacco al cielo, l’utilizzo di un materiale lapideo come rivestimento) ma anche acontestualmente al paesaggio metropolitano come uno stato psichico e mentale precostituito, dunque non necessariamente esistente, con dei chiari fondamenti estetici che pescano nell’immagine della città metropolitana letteraria o reale che sia (haussman, hugh ferriss, manhattan, hans poelzig, kahn, ungers, oma) .

Il tipo metropolitano si crea un organo di difesa contro lo sradicamento di cui lo minacciano i flussi e le discrepanze del suo ambiente esteriore: anziché con l’insieme dei sentimenti, reagisce essenzialmente con l’intelletto, di cui il potenziamento della coscienza, prodotto dalle medesime cause, è il presupposto psichico.” [G.Simmel, Le metropoli e la vita dello spirito, 1903]

immagine urbana

ground level as urban project system

il disegno dell’edificio si basa sull’articolazione del piano terra, adeguando il disegno dell’edificio al disegno del nuovo piano previsto dal progetto urbano del nuovo ambito “area falck e scalo ferroviario” perché si è convinti che il progetto urbano possa avvenire solamente al piano terra, quello pedonale, e infatti il percorso pedonale con filare alberato, disegnato dal piano, viene fatto confluire nel disegno dell’edificio al piano terra così da farlo divenire l’accesso principale al sistema commerciale previsto nel basamento.

planimetria a quota strada

piante/schemi piani tipo

fluid apartments

la tipologia abitativa si basa invece su una concezione abitativa decisamente opposta, di iper-modernità. nella scelta di fondo della tipologia a “ballatoio” l’idea abitativa prevede l’idea di ballatoi ampi e vivibili come spazi abitativi comuni (modello streets in the air, smithson), filtro tra gli spazi abitativi privati e la quota della città, così che gli spazi di connessione diventano essi stessi spazi utilizzabili e abitati. le residenze si attestano dunque con gli spazi servizio verso la corte (cucina e un nucleo di servizi in cui sono articolati gli elementi accessori dei bagni). il fronte strada invece è tenuto sempre libero tramite un sistema di logge, un filtro verso l’affaccio principale, e l’articolazione degli spazi segue le richieste specifiche del bando ma, nelle tre tipologie studiate, articola il disegno dei muri che non chiudono mai il sistema delle stanze ma articolano un sistema fluido che permette i passaggi tra un ambiente ed un altro senza mai avere delle vere e proprie soglie.

piante delle tre tipologie di alloggi

university island, venice, 2016

“campus tremens” university island competition, venice, 2016
Competition organization: YAC
Year: 2016
Project team: Mattia Darò con Chiara Amato, Carol Ciccarelli

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scattered spaces
The campus project includes a fragmentation of spaces into cells / rooms, in a continuity between inside and outside, where there are organized the various activities of the campus that space from collective activities (university spaces) and private activities (accommodations). This sort of maze, formally enhances the connection between the areas, with the desire of becoming able to re-imagine the island as a real space that holds together nature and built spaces, all drawn in one unifying image.

CONTINUES FLUXES
The campus is imagined as one walkable space, where there is the possibility to live in areas with no size limit, passing from private sectors to public ones, seamless. This aspect clearly interests also the soil that, in fact, alternates paved areas and natural ones in a intersperse and unexpected way. The flows are therefore essential to tie areas with different functions, emphasizing the idea that they are part of a complex and single organism.

CO-LIVED SPACES
The system of the campus spaces provides the creation of common spaces, areas destined for collective functions and for convivial activities. These areas are divided into three categories:
1. areas where you can spend time studying (classrooms, workshops) or for leisure activities (shows, sports) that are obtained both in the old buildings and in the new ones.
2. “private” courtyards that are confined with the private spaces of the students dormitories (established in groups of 16), a sort of “familiar intimate” spaces.
3. the rooms/gardens, intended as “extra rooms” that create spaces to stay in the open air, to study, to have social relationships and leisure moments.

shelter(ing)
The island represent, since the begging of time, a world of it’s own, a sort of “sanctuary” defined in it’s own boundaries. Thanks to this special identity, it becomes very interesting the idea of allocating the theme of the university campus in the island of Poveglia, building also an intention of creating a “utopia-campus”. This inspiration, thanks also to the project plan, has set in motion a specific imagery that has translated into spaces and forms clearly and deliberately repeated regulary, emphasizing the imagery evoked.

relationship of new/old

The comparison between existing buildings, is strongly supported and used, in order to maintain an image of the past that is confronted with a new future. In the existing buildings are located many of the functions dedicated to the studying and the university activities (classrooms, library, canteen, offices…) in a sort of small reconstructed elements inside the old ones. All the existing pavilions, from the external skin that include the walls, are reused as relics necessary to dampen the fabric of the new elements, both from an aesthetic point of view and also to create points of spatial friction between the various functions, the numerous buildings and the in balance spatially that also include the outsides and insides.

a cruise/museum of capitalism, 2016

Museum of Capitalism
Competition organization: Museum of Capitalism, California, U.S.A.
Year: 2016
Project: Mattia Darò

Project Statement

The capitalism now is spreading all over the world.
The idea for the museum is not to choice a specific place but to do a museum/cruise that can arrive in any country with the sea.
To visit the museum there are two possibilities:
1) get on the cruise and make a trip above the boat, for an immersive visit.
2) have a short visit when the boat stops in a city harbor.

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Entering in the boat you will enter in a country of nobody, receiving a new identity, a fictitious name, and you will automatically accept the new social rules (a sort of game, as the David Fincher movie “The Game”), accepting behaviors often linked to the capitalist activities not allowed outside as the possibility to kill the others (as in the Elio Petri movie “The 10th victim”), or for some sexual transgressions between persons unknown with masks to remain anonymous (as the swingers club in Stanley Kubrick “Eyes Wide Shut”), or for the consumption of each type of drugs (as the “squid”, the illegal electronic device as a new form of drug in Kathryn Bigelow movie “Strange Days”) or strange monsters or iconic myths, as cult movie characters living in the areas (as in a mix between a Tolkien story or a hollywood party).

The boat is organized as an old modernist hotel or a cruise ship (show rooms, casino, entertainment areas with exhibit or events equipments or private rooms for visitors cruising).

The structure is based with 4 stairs/pillars that support the different slabs ribbed, a sunscreen system characterizes the façade.

ENJOY in the museum/cruise of capitalism!

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DETAILS

bauhaus museum dessau competition, 2015

Bauhaus Museum Dessau Competition
Competition organization: Foundation Bauhaus Dessau
Year: 2015
Project: Mattia Darò

1. urban strategies
The museum refers particularly to the park more than the city. The main facade overlooks the garden and not the fronts of the streets buildings, so as to bring the access museum’s flows inside the park. On the ground floor of the building is reduced to 4 blocks to allow the horizontal cross of the park area. The whole project area has been redesigned in order to be a great urban space paved, pertaining to the museum, in total contrast with the current design of the park.
The area has equipped:
-a hub for vehicles, on Friedrichstrasse, where there are access to the parking building and a way for service vehicles for the logistic of the museum (loading and unloading).
-3 areas pertaining to the museum, identified between the four building blocks: an area for access to the private areas of the museum; an area dedicated to the cafeteria; an area (with a ephemeral structure as porch) dedicated to the entrance’s museum.
-the “park museum piazza”: a large area that continues the design of the museum on the ground and stands out in the intensity of the appeals from the wider, at whose end is the fountain “Stadtgespräch”; it is the main place for all outdoor activities of the museum (as education or events activities).
the filter of “open rooms”: this acts as a filter between the paved area and the garden area of the existing park. His name is given by a series of walls (h. 2m) that define the sub areas with different functions (the replacement of victims of fascism memorial, several areas for parking of bicycles, tennis sports, a bowling green , children’s play area, seating area, an area of the flowers).
The small building Parking is 2.5m tall and looks like a small hill, with a green roof where even the trees are relocated.
Regarding the trees the intention is to preserve them all with the shift of a few (about 20) that affect the area of the museum and the repositioning of those concerning the coverage of the building’s parking lot.
The road system is confirmed with the exception of the access of vehicles on Friedrichstrasse mentioned before.

2. program of the building
The design of the shape of the building is based on the optimization of the program of the museum and its services. The four blocks on the ground, that are also the big supports of the building, accommodate definite functions and they works autonomously:
– Block 1 serves as the entrance to the museum, home to a great mobile platform that takes visitors to the floor of the museum (+ 10m).
– Block 2 serves as the museum’s facilities: the information area, the ticket office and the museum shop but also the independent access to space for events that is at the level of the museum.
– Block 3 serves as a café/restaurant and its interior is also obtained a protected terrace to eat outside but it is also the access to the space workshop located at the level of the museum.
– Block 4 is used for all functional areas and service to the museum (the logistics area including storage spaces where there is an elevator up to the exhibition) and office areas of the museum.
The museum is on one floor level (+ 10m). It is defined in three separate areas: two destined to the permanent collection and one for temporary exhibitions.
The internal height of the exhibition rooms is 5.5m.
The space for events and those for workshop activities, as mentioned, work independently, having stairs and elevators dedicated and are located within the exhibition spaces (such a building inside to another building) so that it can be opened also to the exhibition space, if necessary.
The building structure works as a bridge that rests on 4 large blocks that function as large vertical supports which rest the slabs of large exhibition spaces supported by a system of beams (distance 20m h 2m).

3. aesthetic choices
The project design is presented for pure elements and tending to abstraction in contrast to the existing context. The museum building has a monumental appearance through its elemental form and its exemplary geometry:
the shape of the museum is defined by the four vertical blocks that lead to the only large horizontal plane (92x32m), suspended from the ground (+10m), where are located the exhibition areas.
In addition, the facade is entirely marked by a grid that defines a modular step of a coating and has some limited openings: a large on the front side to frame the moving platform that takes visitors to the floor of the museum and a long window across the back facade where the offices are located. The other openings, such as the entrance doors and other service windows, are cut in the grid itself in such a way that the building always keeps its appearance monumental and compact.

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piazza della scala, milano, 2015

Piazza della Scala, Milano

Competition organization: Comune di Milano

Year: 2015

Project team: Mattia Darò, Sara Braschi

Premessa all’idea progettuale e all’approccio al tema, ripensando a dei possibili nuovi valori dell’architettura.

Dietro all’idea di questo progetto c’è anche l’ambizione di ripensare all’idea di progetto architettonico a prescindere: così che il progetto si riveli più come un modello che come un fine ultimo, sotto scacco dell’urgenza della costruzione.

La rappresentazione del progetto ambisce ad allontanare il più possibile questa urgenza lasciandola come un’opportunità insita nelle stesse risorse del progetto.

Ma l’obiettivo primo rimane quello di essere inteso quale testo (poetico) che dichiari delle intenzioni/scelte che sono state determinate.

Il fotomontaggio realizzato su un’immagine storica enfatizza la possibile lettura che il progetto travalichi il tempo contingente nel quale è stato ideato, ipotizzando che questo progetto sia sempre stato possibile e in fondo è sempre stato lì, facendolo appartenere già all’immaginario collettivo della città e degli abitanti.

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Tavola 1: le scelte urbane tenendo conto della frustrazione dell’architetto nell’intervenire in un contesto così importante, rispetto all’impossibilità di poter ridisegnare davvero la città.

La scelta urbana alla base della proposta di progetto ha come intenzione quella di non considerare solamente l’area della piazza ma di mettere a sistema con un’unitaria pavimentazione altri spazi urbani limitrofi, così da suggerire l’impossibilità di poter definire un unico spazio come quello di Piazza della Scala, per quanto ben definito dal disegno degli edifici, senza che esso venga in contatto con i flussi della vita contemporanea (passeggio, turismo, pausa pranzo, spostamenti continui e diffusi dalle diverse attività tra un edificio e un altro etc etc).

Per questa ragione è stato pensato di utilizzare un unico materiale, calcestruzzo a vista con l’aggiunta di cemento bianco, definito dal disegno di ricorsi in calcestruzzo grigio che compongono dei grandi quadrati (di circa 10m per lato) a rimarcare il disegno di una griglia/superficie totale che riconnette alcuni spazi pubblici intorno a Piazza della Scala. In particolar modo la superficie si estenderebbe da tutta Piazza della Scala a Largo Raffaele Mattioli proponendosi anche all’area già pedonalizzata di Piazza San Fedele, garantendo la carrabilità lì dove strettamente necessario, come sul tratto della piazza dove è presente la linea tramviaria ma, suggerendo anche l’eliminazione della corsia preferenziale di via Case Rotte o del tratto carrabile adiacente il Bar del Teatro di via Filodrammatici.

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Tavola 2: “malgrado la superficie connettente” si è scelto un intervento forte e preciso di quinte urbane in relazione con il pronao del teatro della Scala.

Il progetto prevede la costruzione di tre muri/quinte a rafforzare l’identità della Piazza con il Teatro che le da il nome. Queste quinte, che sono il disegno in astrazione del pronao del Teatro, compresi i varchi, definiscono due “stanze aperte” dove sono realizzate delle sedute. Sia i muri (profondi 3 metri e lunghi e alti come il pronao) che le sedute sono realizzate sempre in calcestruzzo con l’aggiunta di cemento bianco ma a terra hanno un ritmo di ricorsi in calcestruzzo grigio più fitti (di circa 1m) e individua un’area che mette in relazione le “stanze aperte” con l’ingresso del teatro.

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Tavola 3: il fotoinserimento nel tempo permette una lettura del progetto distopico, ovvero produce la sensazione che il progetto avrebbe potuto già essere lì.

Questo disegno finale e di sintesi del progetto ambisce a mettere assieme un’immagine urbana con fortissime caratteristiche storiche, qual’è oggi Piazza della Scala, producendo una nuova immagine che tenga conto della memoria della città assieme a una nuova immagine dal forte valore urbano. Altresì il mantenimento del tram così come dei lampioni in stile per l’illuminazione e della statua dedicata a Leonardo diventano elementi puntuali assorbiti dal progetto e con lo stesso valore delle nuove costruzioni.

bamiyan cultural centre competition, 2015

Bamiyan Cultural Centre Competition
Competition organization: UNESCO
Year: 2015
Project: Mattia Darò

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IDEA: three slots in the ground and a wall-building
The poetic reference of the project is the Afghan landscape:
the monumental holes in the rocks in the place of the Buddah’s statues destroyed by the Taliban on 2001, in front of the competition’s site.
an important archaelogical site, Ai-Khanum, where the ancient Greek theater’s site marks a large cut in the ground.

In the same way, the project proposes an important land intervention: three slots in the soil of the plateau, the competition’s site.
The building of the cultural centre looks like a stone wall, going continuously along the perimeter of the site, following the slope of the land, being well integrated with the context.
The three gorges looks towards the Buddha’s cliff, recalling the cuts in the rocks.
The traces of the gorges are integrated into a system of paths reaching the cultural centre, alternately with compact new trees, that are similar to the existing ones.
The gorges take the visitors down to the altitude of 2540m (-15m from the highest site’s altitude, -5m from the lowest) where they can have a panoramic promenade loooking over the Bamiyan Valley.

PROGRAM: linear building
The wall building (8m deep), which defines a border, hosts the program and its spaces through a well-defined linear distribution of two “inhabited walls” that coincide with the long sides.
The wall towards the valley protects from the light and at the same time canalizes it into the building and cools down the air through a water tank inside the building The wall towards the access’ side houses a series of services or distribution areas.
The building of the cultural centre is divided into four parts, cut by the gorges: every single one-story building is autonomous and dedicated to one of the program’s themes: exhibition, performance, education and research spaces.
The interior spaces are organized as free large containers, defined by wall/furnitures that define individual spaces and, where necessary, divide areas with different activities.

Surfaces:
Building 1: 430sqm (exhibition spaces, entrance vestibule, lobby, public bathroom)
Building 2: 800sqm (collection storage, retail store, tea house, performance hall, off stage area/private restrooms)
Building 3: 570sqm (classrooms, workshop studio, musician performance room, study rooms, private restrooms, conference room)
Building 4: 420sqm (research room, quiet/study room, private restrooms, library, offices, kitchenette)
Total Surface: 2220mq

OUDOOR SPACES: compact trees and stone paths
The outdoor spaces are strongly marked by the main idea of the project (the three gorges cutting the ground) and by the arboreal and mineral accommodation drawing the paths and the accesses to the building. The system of paths is costituted by:
1- pathways/stairways, joining the gorges that lead from the car parking to the altitude of 2540m, where along the perimeter wall boundary is organized a gravel path where the visitors enjoys a panoramic view on the valley
2- the paths that lead from the car parking to the entrance of the building (accessibility for the disabled always guaranteed), linked between them by a path connecting the four buildings and by other one parallel to the driveway.
These paths define a large green area planted with new local trees, in order to form compact and monumental arboreal blocks.

MATERIALS AND TECNOLOGY: modern tradition
The project uses archetypal elements (like the wall and the ceiling) that voke a traditional and poetic architectural language. Materials are equally traditional (concrete and local stone for the shell of the building).
However, elements and materials are used in a modern style. The dryness of the traditional elements is combined with a rational optimization of spaces and the choice of typical materials gives an expressive character to the architectural object.
The interior furniture, designed to divide the spaces and to equip the functional program is made of natural wood.
The pathways of the exterior areas (sairways) are realized in local stone too.

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inspiration hotel, opengap, 2014

Inspiration hotel, a haven of introspection and creativity for artists
Ente banditore: OpenGap.net
Anno: 2014
Project team: Mattia Darò, Luca Montuori, Alessandro Di Mario, RAD studio

I always asked to Adolfo (Natalini) what was inside the Monumento Continuo and he used to answer “don’t mind Gian Piero is not important…” (Gian Piero Frassinelli, Superstudio)

The main idea is to project the interior of the Superstudio’s Monumento Continuo to develop some unique artists studios on the facades of Piazza Navona.

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