meme contro il preconfezionamento della comunicazione social

Una serie di meme, cartoline del mondo social, per tentare di innestare una riflessione critica sulla dittatura della comunicazione preconfezionata che i social spesso impongono o forse che noi non riusciamo a impedire con gli strumenti in nostro possesso.

Contro la notizia continua social, NNGN “No News Good News” è un progetto per astenersi dal dare notizie come forma di rassicurazione.

#NNGN #no #news #good#news#designthinking#matdaro

Contro il sensazionalismo social, SMB “Social Media Boredom” è un progetto per coltivare una sana noia al loro interno.

#SMB #social #media #boredom #designthinking #matdaro

Contro il piacionismo da “like” social, LFD “Looking for Dislike” è un progetto per coltivare la spiacevolezza.

#LFD #looking #for #dislike #designthinking #matdaro

Contro i commenti social blastatori, NC “No Comment” è un progetto di astinenza dal commentare.

#NC #no #comment #designthinking #matdaro

Contro i Post-Verità sui social, TTDNE “The Truth Does Not Exist” è un progetto per un’unica possibile verità assoluta.

#TTDNE #the #truth #does #not #exist #designthinking #matdaro

Contro la pubblicazione compulsiva social, WFSN “Waiting for Something New” è un progetto di attesa per la pubblicazione di qualcosa, da venire, se arriva.

#wfsn #waiting #for #something #new #designthinking #matdaro

SCONFIGGERE IL NEO MODERNO GLOBALISTA (da IKEA alla WEB identity alla casa AIRBNB)

Me lo ricordo perché ero all’inizio del mio percorso universitario (primi anni ’90). La crisi del linguaggio postmoderno per quello decostruttivista (la mostra al MOMA di Johnson e Wigley “Deconstructivist Architecture” è del 1988) era in atto.

deconstructivist architecture, 1988

Imparai che in architettura possono esserci battaglie feroci in nome del linguaggio. La battaglia ebbe sicuramente un vincitore, il decostruttivismo prevalse ma poi scoprimmo (come ci dissero gli osservatori più attenti) che era solo un altro modo (meno gentile e pacifico) di essere postmoderni. Anziché timpani, colonne e architravi ci piacevano i pilastri storti, gli angoli obliqui, i muri sbilenchi.

Se l’ironia colta del “postmoderno storico” (Venturi) aveva preso in giro e spazzato via il linguaggio modernista, l’ironia feroce del “postmoderno pulp o grunge” (Koolhaas) (tendenza da considerarsi sorella delle tendenze culturali legate alla musica, il cinema e la letteratura) spazzò via il linguaggio postmoderno.

Si creò però questo cortocircuito curioso per cui, per quanto come approccio semiotico si era tutti postmoderni (ovvero si scimmiottava qualcos’altro), mentre il “postmoderno gentile” guardava a una dimensione lontana nel tempo (la storia sedimentata) con il duplice effetto di essere alle volte troppo colto e alle volte troppo kitsch, il “postmoderno cattivo” guardava più da vicino, all’alba del secolo (ovvero alle avanguardie).

Questo aspetto, che quindi conferma una metodologia ma ne diverge per un piccolo particolare, come sappiamo, ha prodotto un’incredibile rivoluzione linguistica.

E così siamo al topic del mio intervento: è successo poi che, superati gli eccessi del decostruttivismo, quello che infine rimase e diventò un obiettivo, che pare ancora a galla, era recuperare il linguaggio delle avanguardie, e quindi IKEA era la soluzione linguistica che metteva tutti d’accordo: innovativa (nel guardare alla modernità come pratica low cost di accedere ad un linguaggio accettato da tutti).

ikea store

La sfida era dunque convincere tutti che i “ghiri gori” fossero di per sé un difetto, totalmente inutili. Paradossalmente quando Portoghesi, animatore della stagione “postmoderna gentile” diceva “l’architttura postmoderna propone la fine del proibisionismo, l’opposizione al funzionalismo, la riconsiderazione dell’architettura quale processo estetico, non esclusivamente utilitario; il ritorno all’ornamento, l’affermarsi di un diffuso edonismo” non poteva aspettarsi che questo processo avrebbe portato nuovamente ad affermarsi la “caccia alla decorazione” ma in chiave postmoderna, ovvero tramite una dittatura del linguaggio essenzial-minimale (neo moderno per l’appunto). Processo che trovò il beneficio dell’appoggio totale di tutto il mercato globale, nel modo di esprimersi, in particolar modo potremmo soffermarci su tutta la produzione di loghi, brand, corporate identity, etc etc, dove sarebbe facile ripercorrere una sempre più consolidata uniformità del linguaggio visivo verso alcuni stilemi più propri delle avanguardie.

brand logos

E’ successo quindi che si affermasse come “linguaggio indiscutibile” il linguaggio IKEA globalizzato, o anche l’idea della spersonalizzazione del linguaggio (che in realtà non è mai vera ma è pur sempre una scelta).

In architettura è interessante constatare come, dal decostruttivismo, che era forse il massimo della personalizzazione con le sue sgrammaticature, si sia arrivati in poco tempo a inseguire questa ricerca indefessa della spersonalizzazione, come dire rimanete sì “avanguardisti” ma solo per imporre un linguaggio totale e totalizzante, togliete invece tutto ciò che ha a che vedere con provocazioni, ironia, occorre perseguire il dogma del “neo modernista doc” (ricordo che il linguaggio moderno si impose allo stesso modo dalle istanze delle avanguardie).

E così ci troviamo in una sorta di stallo in cui temiamo di personalizzare il nostro linguaggio (così come chi ambisce ad una unica lingua e all’estinzione dei dialetti). I designer dei segni (quando si parla di linguaggio è difficile distinguere tra grafici, architetti, illustratori, artisti) hanno accettato di astenersi dalle loro sbornie, dalle loro fissazioni, dai loro traumi formativi, dagli innamoramenti visivi. Hanno accettato che il linguaggio non fosse materia loro ma materia data, dalla collettività totalizzata (un unico grande cliente dittatoriale).

Forse una situazione del genere non era mai successa: un consenso così piatto per un unico linguaggio.

airbnb & ikea

Per avere un parametro evidente di quanto sto sostenendo, credo che non ci sia nulla di più emblematico della navigazione sul sito/piattaforma di AIRBNB: è indiscutibile che oggi esista un preciso format di casa AIRBNB. Che spesso sia realizzata proprio in cooperazione con gran parte di quello che offre IKEA e che trovi nella foto da pubblicare in internet la principale bussola da seguire (esattamente come l’etica INSTAGRAM per i giovani): pulizia, luminosità/chiarezza, evocazione del lusso (apparente), un senso di modernità che allude a un sempre nuovo; quello che va evitato invece è il polveroso, l’oscuro, il consumato/usato e uno stile che sembra povero o antico (che ormai non fanno differenza ma sono assimilabili). Fa resistenza solo per un pubblico tendenzialmente circoscritto ai paesi dell’Est (Russia in primis) uno stile postmodernista di lusso, tra Versailles e un new decò che non fa differenza, e che quindi, in una sorta di legittimazione dell’ignoranza per il linguaggio, si mette sullo stesso piano del linguaggio asettico.

Si sono abbattute le sottigliezze e le differenze; il confronto è ormai dilaniato tra asettico e decorativo, che sembrerebbe voler creare una dicotomia tra vita e artificio. Come si accennava prima, discernere tra antico e povero non è così importante, se è decorato è da buttare. Oggi siamo di nuovo come alla stagione del proibizionismo di cui parlava Portoghesi.

Si pensi ad esempio al “delitto delle librerie”. Oggi assistiamo alla celebrazione della libreria senza libri. Come se il libro, a prescindere se poi lo si legga o meno (non è questo il tema dibattuto) non abbia una sua forza estetica o figurativa (polveroso, antico, consumato).

libreria di design mikado

L’idea estetica che ci siamo fatti della casa AIRBNB è che debba essere spersonalizzata così da disturbare il meno possibile, perché ci fa paura l’idea che ci sia stata una presenza, un’ombra, una storia in quella casa, dobbiamo avere a tutti i costi l’impressione che quella casa sia stata fatta per noi e solo per noi (figuriamoci ora in pieno post Covid).

Di nuovo la dittatura del neo moderno ci ha fatto suoi. 😱

[…]

Studi sui confini di Roma Sud e Roma Nord

O forse storia dei conflitti geosociali tra differenti classi sociali (che rivendicano la loro appartenenza con filosofie esistenziali) [sotto titolo aggiunto ad aprile 2020]

Abbiamo abbattuto i muri ma i confini sono ancora forti… ricerca urbana, con declinazioni socio antropologiche, dei confini tra Roma Sud e Roma Nord per evidenziare quello che non si vede ma si sente…

Questo lavoro visivo indaga la “dimensione mitologica contemporanea” della differenza antropica delle due aree di Roma. Sulla base dei materiali forniti dalla rete (mappe, foto aeree, fotografie panoramiche da strada) si riflette sulla definizione fisica di possibili confini percettivi.

Rilevare, oggi più che mai, non si limita a riportare i dati dello stato di fatto, ma a comprendere l’indicibile dei luoghi.

È vero che il mondo è ciò che noi vediamo, ed è altresì vero che nondimeno dobbiamo imparare a vederlo”. [Maurice Merleau Ponty, Il visibile e l’invisibile, 1964]

(REPOST di Timia Edizioni >> LINK)

[Aggiornamento Agosto 2019]

approfondimenti:

LINK Corriere

Le Coliche “Essere poveri a Roma Nord”
Uno sketch “dialetti romani” di Pilar Fogliati
I Cani “I pariolini di 18 anni”

I pariolini di diciott’anni comprano e vendono motorini,
Danno le botte di cocaina,
Fanno i filmini con le quartine
Perché anche se non fosse amore
Non per questo è da buttare
Com’è logico che sia

Loro sono gli ultimi veri romantici
Loro sono gli ultimi veri romantici

Rilevare dati che più che fisici sono socio-antropologici in realtà ci pone anche di fronte al fatto che il confine lineare potrebbe in realtà trasformarsi in confini “ad isola”, ovvero delle enclave all’interno delle aree geografiche della città che presentano le condizioni cercate. Si ipotizzano delle esemplificazioni:

mappa dei confini con l’ “enclave Roma Sud” di montesacro
mappa dei confini con l’ “enclave Roma Nord” di mostacciano

[Aggiornamento Ottobre 2019]

Questo invece un esempio che propone l’invenzione dell’idea di “edificio enclave di Roma Sud“, in questo caso la famosa casa convenzionata di Viale XXI Aprile di Mario De Renzi, vita del sud in un quadrante nord:

una scena del film “una giornata particolare” di ettore scola (1977) girata sulle terrazze della casa federici

O il caso del “sistema di villette, enclave di Roma Nord” nel quadrante dell’EUR.

Come Villa Cavazza di Adalberto Libera del 1961-64

scena del finale del film “L’ultimo bacio” di Gabriele Muccino, 2001, girato in gran parte nel distretto delle ville dell’EUR

[aggiornamento Novembre 2019]

Questa esplorazione di un dato fenomenologico diffuso nell’immaginario popolare fa leggere le dinamiche e le tensioni urbane con approcci diversi e interpretazioni alternative a quelle usuali, aprendoci a ipotesi e conclusioni non previste, inaspettate.

A questo proposito continuando le indagini sulla base dei dati prodotti da #mapperoma (LINK) di cui quest’anno è uscita la pubblicazione “Le mappe della disuguaglianza. Una geografia sociale metropolitana” a cura di K.Lelo, S.Monni, F.Tomassi, Donzelli editore, Roma, 2019, qui di seguito sono elaborate due mappe-dicotomiche che a loro volta provano a ridefinire i perimetri in relazione alle diversità di indici sociali come il livello d’istruzione e quello del reddito.

[aggiornamento Aprile 2020]

L’interesse per una simbiosi dell’uomo con la natura fa parte di nuove (per quanto sempre esistite) pratiche filosofico-esistenzialiste in cui l’uomo tende a voler o meno riconoscersi.

Dagli influssi orientali a nuove teorie salutiste si assiste a un diffondersi di pratiche di vario tipo (come yoga, meditazione, arte terapia, scuole alternative steiner-waldorf, pratiche eco-sostenibili etc. etc.). E’ difficile da dimostrare ma sono convinto che tali nuove pratiche siano molto più diffuse nel territorio “settentrionale” che in quello “meridionale”. Di nuovo una conferma che il nord permette una maggiore astrazione dalla vita terrena di quanta ne sia possibile al sud, fattore che sicuramente poggia su una sostanziale maggiore ricchezza e quindi possibilità di non essere strettamente legati al contingente e alla concretezza.

così questa riflessione sulle culture alternative come riflesso di nuclei sociali più benestanti, mi porta a pensare a Calcata, piccolo comune a nord di Roma, nel territorio provinciale di Viterbo, che si trova arroccato su una montagna di tufo ed è costituito da un piccolo borgo. Nei primi del novecento il borgo venne pian piano disabitato poiché considerato pericolante per il cedimento del tufo. Ma poi pian piano venne rioccupato da persone che se ne innamorarono e oggi nel borgo vivono circa 70 persone, italiani e stranieri, tra cui vi è un nutrito gruppo di artisti che negli anni ’60 decise di scegliere il borgo come residenza di vita e di lavoro. Tra di loro un abitante noto del comune è sicuramente Paolo Portoghesi, professore ed architetto romano che ormai da tempo risiede e lavora lì.

Una scelta che appare in diretto rapporto con una filosofia di maggiore empatia con la natura, di un rapporto diretto con un sentimento di affinità spirituale all’ambiente inteso come sistema primario dell’habitat dell’uomo.

Che poi mi riporta alla mente alcune tensioni inizio XX secolo in piena esplosione delle conquiste della società industrializzata che vedeva in contrapposizione alcune tensioni culturali molto ben espresse ad esempio nel mondo dell’architettura (contro le società iper-urbanizzate come la Ville Radieuse di Le Corbusier o la Grossstadtarchitektur di Ludwig Hilberseimer al quale si contrapponevano posizioni che immaginavano l’architettura come un organismo più integrato nel paesaggio naturale, ad esempio Bruno Taut supportato dalla teorie di Paul Scheerbart della Glassarchitektur o anche della Broadacre City immaginata da Frank Lloyd Wright, si pensi anche alla sacralità della montagna nello Zarathustra di Nietzsche e all’influsso ancor prima della pittura romantica).

Tornando a Paolo Portoghesi segnalo un lavoro interessante volto proprio a indirizzare alcune scelte formali architettoniche con il paesaggio naturale, in particolar modo riferito al territorio geologico di Roma Nord e delle sue forre. Questo lavoro è stato presentato all’interno della mostra “Roma Interrotta” a cura di Giulio Carlo Argan e Christian Norberg-Schulz nel 1978.

menzione d’onore compasso d’oro 2018

Davvero una storia, un’avventura fortunata quella della mostra “My Planet from Space: fragility and beauty”, siamo partiti dal Palazzo delle Esposizioni a Roma, passati per il Museo della Scienza di Milano, il Palazzo delle Nazioni Unite di New York, il Palais de la Decouverte di Parigi, e poi selezionati dall’ADI per partecipare al prestigioso Premio del Compasso d’Oro 2018, e il 20 Giugno scorso al Castello Sforzesco di Milano abbiamo ricevuto la menzione d’onore, evviva evviva!!

allestimento museale della sede dell’A.S.I., roma, 2017-2021

Ideazione e progetto di fattibilità dell’allestimento museale della Sede dell’Agenzia Spaziale Italiana di Roma
Project team: Mattia Darò (designer), Viviana Panaccia (curator), Vertigo (visual)
Committente: ASI – Agenzia Spaziale Italiana
Dimensioni: 500/1000mq
Costo realizzazione allestimento (stima): 250k €

Progetto: 2017-19
Inaugurazione >> Settembre 2021

Il progetto di allestimento museale della sede istituzionale dell’Agenzia Spaziale Italiana, sita in Roma in via del Politecnico snc, è stato ideato per sviluppare un percorso museale indirizzato alla trasformazione degli spazi di rappresentanza e dell’uso della sede in un polo divulgativo nazionale, che promuova soprattutto tra i giovani la conoscenza della storia dell’esplorazione spaziale e che evidenzi in modo particolare il contributo italiano e il ruolo dell’Agenzia Spaziale Italiana in questa grande avventura dell’uomo.
L’elemento guida del progetto è stato il rispetto dell’espressione architettonica della sede fortemente caratterizzata dalle sue atmosfere metafisiche, legate allo stesso tempo a suggestioni spaziali, che si manifestano con colori freddi, forme e spazi minimali. Al fine di sviluppare un dialogo costante con l’architettura ospitante, gli inserimenti di nuove strutture hanno voluto quindi tenere conto di tali caratteristiche. Allo stesso tempo si sono voluti valorizzare gli spazi con un ampio ricorso a tecnologie multimediali innovative, che consentano di realizzare installazioni dinamiche e di forte impatto emotivo capaci di avvicinare un pubblico sempre più vasto e non solo di addetti ai lavori. L’utilizzo di tali tecnologie permette un facile e costante aggiornamento dei contenuti al fine di mantenere i percorsi espositivi sempre attuali e in linea con le strategie di comunicazione istituzionale adottate dall’Ente nelle attività di divulgazione.

Un attento studio degli edifici ha portato all’individuazione dei luoghi più idonei ad accogliere le soluzioni proposte e di spazi da valorizzare, ora inutilizzati e, in alcuni casi, periferici ai flussi di maggior passaggio.
Una cura particolare è stata dedicata alla identità visiva, che contribuisce a legare insieme le varie aree del percorso espositivo attraverso la realizzazione di un racconto storico-scientifico coerente e di facile fruibilità.
Il progetto allestitivo si pone per la sede dell’Ente un duplice obiettivo: far si che essa possa attrarre, attraverso i numerosi eventi organizzati, sia la popolazione studentesca sia un pubblico più generalista, caratterizzandosi a livello nazionale come importante polo di divulgazione della cultura spaziale e allo stesso tempo possa diventare, attraverso gli interventi estesi alle aree di lavoro, alle sale di rappresentanza e alle aree esterne, un luogo dove lo spazio non sia solo lavoro ma emozione e aggregazione.

domestic mobile furniture (the puppeteer), 2016

the puppeteer, il burattinaio:

hypothesis of unique furniture for the domestic environment

ipotesi di arredo unico per ambiente domestico

(thinking to Ettore Sottsass, Joe Colombo, Jean Prouvé.. pensando a Ettore Sottsass, Joe Colombo, Jean Prouvé..)

wake up and breakfast
wake up and breakfast

noon, lunch
noon, lunch

in the evening, before going to bed
in the evening, before going to bed

everything arranged, we can go out
everything arranged, we can go out

idea scheme
idea scheme

dispositivi espositivi multimediali, 2014

Studi preliminari ed ipotesi di progetto relative al progetto espositivo della mostra “Il Mio Pianeta dallo Spazio”, 2014 [LINK progetto finale]

Arredi espositivi unitari che conformano le sale espositive.

1) dispositivo a croce

2) dispositivo lineare