Info (3)

Sono un libero professionista che vive a Roma.

Architetto/designer, dottore di ricerca:

dal 2000 al 2007 sono stato socio e amministratore dello studio darò&darò a.c.a. con il quale ho realizzato oltre 50 allestimenti espositivi e fieristici nel mondo (Francia, Olanda, Giappone, Stati Uniti, Egitto, Russia, Svizzera) lavorando con le aziende leader del settore aerospaziale italiano ed europeo (Finmeccanica, Alenia Spazio, Marconi Selenia, Cira, Telespazio, Agenzia Spaziale Italiana e Agenzia Spaziale Europea): LINK

dal 2007 al 2019 ho cominciato, in qualità di partner del team di professionisti multidisciplinari vivi&partners Srl, a dedicarmi specificatamente ai progetti allestitivi museali di divulgazione scientifica sui temi dell’ambiente e della tecnologia, sempre per importanti società e/o enti attivi nel settore aerospaziale (in particolare con le istituzioni ASI ed ESA), realizzando diverse mostre in prestigiosi luoghi espostivi in tutto il mondo (Museo del Vittoriano di Roma, il Museo dell’Ara Pacis di Roma, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, Palais de la Decouverte di Parigi, Sede dell’ONU di New York, Museo dei Mercati di Traiano di Roma, Musei Capitolini di Roma, Museo Nazionale Romano, Museo Ridola di Matera); oggi, con l’esperienza maturata, sono in grado di costruire progetti espositivi fin dall’inizio, dalla costruzione del budget, la selezione dei professionisti da coinvolgere fino al completo coordinamento della fase realizzativa: LINK

Come libero professionista ho curato, parallelamente all’attività dell’exhibit, numerosi progetti (una ventina) di interior design per privati con una particolare attenzione alla ricerca tipologica per le nuove forme dell’abitare e la cura del dettaglio, curando progettazione, direzione lavori e coordinamento delle maestranze impiegate nella realizzazione: LINK

Per tantissimi anni, dal 2001 al 2018, sono stato professore a contratto presso la Facoltà di Architettura Università degli Studi Roma Tre, dove ho svolto l’attività di supporto alla didattica come attività seminariali, lezioni frontali, laboratori progettuali collaborando con molti docenti organici e ho anche ricoperto il ruolo di docente a contratto, titolare di corsi accademici semestrali. Ha insegnato anche presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Camerino, presso il Dipartimento di Pianificazione Design e Tecnologia dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma e dal 2010 al 2022 ho insegnato presso il Dipartimento di Design dell’Istituto Europeo di Design dove, oltre a tenere corsi di progetto, ha partecipato alle commissioni di tesi, a progetti speciali in lingua italiana ed inglese. Ho insegnato anche presso il Master in lingua inglese “Cultural experience, design and management” della Domus Academy: LINK

Dal 2018 al 2022 mi sono dedicato alla progettazione urbana come city manager dirigendo l’Area Concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, un vero e proprio laboratorio per la promozione di procedure di trasformazione urbana di qualità che, sulla base di un atto d’intesa con Roma Capitale, ha gestito tutte le procedure concorsuali che sono state promosse dall’amministrazione, dando vita in 4 anni ad alcuni dei principali interventi di rigenerazione e riqualificazione di Roma, attraverso la procedura del concorso di progettazione in modalità telematica, inteso come lo strumento per l’affidamento degli incarichi ideale per tenere assieme la serietà della procedura al dato culturale dell’occasione della trasformazione del territorio: 10 concorsi realizzati (tra cui il progetto per il recupero del Centrale del Foro Italico, la riqualificazione di piazzale dei Cinquecento, il Centro Culturale Tor Marancia), 2 curatele di pubblicazioni, 3 curatele di mostre, 2 curatele di seminari, numerose partecipazioni a convegni e seminari per la promozione dei concorsi di progettazione: LINK

CV europeo completo > LINK

Portfolio > LINK

Info (2)

(Luglio 2022) Mattia Darò, architetto/designer/teorico, dottore di ricerca in architettura, è un libero professionista che qui tenta una riflessione sul proprio operato per meglio capire il mondo che vive.

Viviamo nella Grande Accelerazione.

E se ci viviamo da tempo (si dice dal 1950) in realtà ne cominciamo a parlare con consapevolezza da poco.

Quindi Io vivo nell’era dell’Antropocene a causa della Grande Accelerazione prodotta dal sistema terra.

Cosa ne deduco nella mia attività? Tento di avvisare alcune piccole percezioni culturali che sicuramente incidono sulla mia vita pubblica di architetto.

Produrre non è più un bene a prescindere. Produrre e consumare può essere un male. E qui c’è una frattura netta con la generazione dei boomer (dei padri). Immettersi nel sistema del fare è la causa dei mali dell’accelerazione (da una parte conseguenza inevitabile data dal grande sforzo teso ad un’idea aurea del progresso negli ultimi 70 anni, dall’altra la causa di tutte le principali preoccupazioni per il nostro futuro).

Dunque viviamo un totale bipolarismo culturale.

Se l’eroismo della generazione boomer ha tentato di proporsi a tutto tondo dando vita ad un modello culturale tendenzialmente legato alla rivendicazione della sfera iconica/mediatica tout court e quindi anche alla liberalizzazione intellettuale del mercato ma diciamo con un’azione sintetizzabile chiaramente: da giovani si fa ricerca e a seguire si fa gli imprenditori innestandosi nel mercato e conquistandolo. Potremmo dire una confortante via di mezzo tra eroismo e voglia di benessere: la comfort zone del politicamente corretto, capitalizzo ma faccio pensare. Modalità che la consapevolezza accelerazionista in realtà non ammette più: si chiede maggiore radicalizzazione all’interno del proprio fare.

E infatti oggi, per le nuove generazioni, non è più così. Chi fa ricerca è condannato a fare ricerca, spingendo sempre più sui limiti del sistema a inglobare la ricerca (il fallimento delle scuole e università è emblematico, essendo inevitabilmente sistema non fanno più ricerca ma applicazioni). Chi produce è totalmente compreso nel sistema, alimenta l’accelerazione e sfugge a qualsiasi eroismo culturale. La produzione è oggi totalmente dentro al mercato: funziona meglio chi investe di più, il capitale muove il capitale.

Tra i produttori non esistono eroi ma piuttosto bravissimi manager di piccole attività che hanno una sufficiente acculturazione per aggiungere un quid di poesia al loro prodotto, che poi significa fare un prodotto similare ad altri che sono già piaciuti.

Gli eroi si muovono da outsider della disciplina, nei suoi punti di rottura, elaborando anti prodotti, mettono continuamente in crisi la disciplina scoprendo nuove frontiere di improduttività, di un senso comune del “sarebbe bello ma non è fattibile”, in definitiva autoflagellandosi.

E anche Io sono dilaniato da questo bipolarismo.

Alterno fasi psicoesistenziali e fasi di attività esattamente corrispondenti alle due descrizioni precedenti, alternando puro spirito accelerazionista a immanenza critica diffusa. Constatando in entrambi i casi la vacuità dei entrambe le modalità. Se ne può estrapolare una poetica:

Al contrario della generazione precedente lo sforzo è quello di contenere maggiormente il contenuto signico, ovvero la necessità primaria dell’era passata ma ancora attuale di farsi riconoscere a tutti i costi iconicamente. Al contrario oggi lo sforzo deve essere quello contenutistico: rimettere al centro i contenuti a cospetto di una società totalmente in balia dell’etere. La normalità del mondo vive di pulsioni mediatiche, le nuove prospettive del pensiero devono invece sfidare la consuetudine del mettersi in mostra per essere ancor più capaci di intercettare il reale, ma senza l’ansia di ostentarlo ma anzi coltivando il segreto, fatto che nessuno sembra più desiderare nella società della dittatura della trasparenza.

Questo comporta che l’Io si presta agli altri senza esigenza di sovrastare. Il prodotto si plasma totalmente su chi ne vuole usufruire. Non è più il momento dell’artefice che si impone nella sua artisticità (che del resto si è normalizzata). Si apre l’era dell’astensione come metodo. Astenersi dall’imporre il proprio io fluidifica la voglia di emersione degli altri io. Fatto che crea una forza di contrapposizione, non va inteso come rinuncia ma anzi come atto estremo di preservare davvero l’io sincero. L’unicità è nel non esporsi, nella coltivazione del segreto.

LINK CV

Info (1)

Mattia Darò, architetto/designer/teorico, dottore di ricerca in architettura, è un libero professionista e svolge attività di progettazione, consulenza e docenza (matdaro è il suo nickname che spesso compare nel web).

La sua attività operativa, al contrario di come sembra apparire personale e univoca, in realtà spazia in diversi settori inerenti il progetto (dal design agli strumenti di pianificazione delle grandi trasformazioni urbane e all’insegnamento e la ricerca) e allo stesso tempo interfacciandosi con numerose persone che ogni volta costituiscono la sua personale rete collettiva come un laboratorio fattivo: nell’ambito dell’attività di progettazione di allestimenti è capace di coordinare team multidisciplinari (curatela, design, visual, interaction) in grado di gestire dall’ideazione alla progettazione e la realizzazione di mostre ed eventi d’arte, culturali e/o scientifiche, nell’ambito dell’attività di promozione e realizzazione dei concorsi di progettazione ha coordinato tutto l’iter delle procedure concorsuali a fianco delle amministrazioni e stazioni appaltanti.

E’ convinto che il lavoro vada svolto nel luogo che ognuno preferisce in forma individuale intervallato da incontri fisici o virtuali per la necessaria condivisione (la condivisione è dunque esperienza che non può transigere da quella individuale).

telelavoro

Ha a disposizione uno spazio fisico per riunioni o momenti di lavoro collettivo con una splendida vista sui tetti del centro storico di Roma.

spazio di lavoro con vista sui tetti del centro storico di roma

E’ autore di numerosi progetti di exhibit design in diversi musei e luoghi espositivi (Museo dell’Ara Pacis di Roma, Palazzo delle Esposizioni di Roma, Museo della Scienza e Tecnologia Leonardo Da Vinci di Milano, Palais de la Decouverte di Parigi, Sede dell’ONU di New York, Museo dei Mercati di Traiano di Roma, Musei Capitolini di Roma, Museo Nazionale Romano, Museo Ridola di Matera) e di numerosi progetti di interior design per privati.

Dal 2018 al 2021 ha gestito l’Area Concorsi dell’Ordine degli Architetti di Roma e Provincia, un vero e proprio laboratorio per la promozione della qualità nel progetto che ha dato vita in 4 anni ad alcuni dei principali interventi di rigenerazione e riqualificazione di Roma, attraverso la procedura del concorso di progettazione: 10 concorsi realizzati, 2 curatele di pubblicazioni, 3 curatele di mostre, 2 curatele di seminari, numerose partecipazioni a convegni e seminari per la promozione dei concorsi di progettazione.

Il laboratorio oltre a promuovere i concorsi attraverso l’istituzione dell’Ordine ha curato diversi servizi per la realizzazione dello stesso, dal coordinamento alla realizzazione dell’identità visiva dei singoli concorsi alla gestione della comunicazione nonché curato mostre, seminari e pubblicazioni dedicate.

In precedenza ha già svolto il ruolo di project manager nell’organizzazione dei concorsi di progettazione per il Comune di Roma, Legambiente e Legacoop.

E’ stato anche consulente paesaggistico per lo sviluppo e la realizzazione di campi fotovoltaici per società private (Solesa S.r.l. and Solesa Green Power).

Ha insegnato presso la Domus Academy nel master “Cultural experience, design and management” ed è professore a contratto da numerosi anni presso lo IED Design di Roma dove ha seguito le tesi conclusive del percorso in Interior Design, è stato professore a contratto presso il Dipartimento di Pianificazione Design e Tecnolgia dell’Architettura, Università La Sapienza di Roma, e per molti anni presso il Dipartimento di Architettura Università degli Studi di Roma Tre.

Dal 2018 è membro del comitato direttivo di In/Arch Lazio.

Il suo lavoro che coincide sempre con la sua ricerca (senza distinzione tra progetti realizzati e non) è costantemente pubblicato tramite l’utilizzo dei social, questo blog e pubblicazioni cartacee.

Sui social svolge attività di ricerca e redazione di progetti immaginisti. policy/mission al 2021: la sfida è il tentativo di non essere mai generalista ma sempre relativo > contro i like (che rappresentano la semplificazione del mezzo in favore di un piacionismo scialbo) in favore della creazione di iniziative che prediligano l’inadeguatezza e la fuga dal mezzo social stesso, strumento che nasce per essere sempre fallimentare nel reale. Dal 2022 ha ancor più estremizzato la mission declinando l’uso della potenza mediatica dei social per rivolgersi a qualcuno di ben preciso e non a chiunque (ad esempio evitare post generici per tutti ma piuttosto fare post personalizzati veicolati tramite la messaggistica personale). Genericamente ha scritto sui suoi profili “fase attuale social (2022): passiva/voyeuristica, faccio cose in segreto”.

A questo proposito, una riflessione sul dato generazionale, “la mia generazione è stata una delle prime abituate prima a comunicare che a fare (figlia dell’era mediatica e del pensiero postmoderno): auto promozione, intraprendenza, autodeterminazione; oggi questo aspetto, anche a causa dei social, è esponenzialmente cresciuto nelle nuove generazioni facendoci perdere di fatto l’originalità della specificità. Sono quindi interessato ad aprire, come vecchia generazione, una nuova fase iper-selettiva (ad esempio l’attività social non è selettiva) del quid comunicativo all’interno del mio lavoro, come parte vera e propria dell’identità del mio agire e non come fatto meramente promozionale”.

La sua convinzione è che il progetto coincida sempre con un “modello pensiero” perché è convinto che oggi sia necessario ribaltare l’importanza che siamo soliti attribuire al prodotto rispetto invece a quella che deve avere l’idea, in uno spirito “rivoluzionario” dove l’idea conta molto più della cosa in sé, così come il pensiero è più importante del reale, al contrario di come siamo abituati a pensare, perché la realtà non ha bisogno di conferme mentre l’immaginazione ha continuamente bisogno di essere alimentata.

[si confronti con il concetto deleuziano dell’ “identità di mondo e cervello, l’automa, non forma un tutto, ma piuttosto un limite, una membrana che mette in contatto un fuori e un dentro, li rende presenti uno all’altro, li confronta o li mette di fronte.” da G.Deleuze, L’immagine-tempo, Ubulibri, Milano, 1989]

Tutto ciò in realtà ribadisce che il progetto risponde sempre ad un’esigenza reale sia che si confermi nel reale sia che invece rimanga una riflessione teorica perché l’astrattezza, vista come reale, diviene concretezza.

Ispirandosi alla filosofia utilitarista, materialista, sensista, consequenzialistica, empirica, il pensiero si pratica non per produrre una bellezza del gesto ma per produrre effetti sulla realtà così da raggiungere davvero il puro piacere (confidando in valori profondamente edonistici).

Eppure la bellezza è l’ambito di riferimento e l’estetica il terreno specifico in cui opera.

Dunque dal conflitto tra ispirazione ideologica e pura attrazione empatica scaturiscono la maggior parte dei suoi lavori a dimostrazione della difficoltà endemica di lasciare che un fattore prevalga sull’altro.

Questa ricerca “ossessiva” per il modello e la sua negazione è chiaramente espressa in molti dei lavori.

Da una parte, si vedano alcuni progetti specifici:
-l’uso di nuovi strumenti di rappresentazione come il diagramma, emblematico nel generare la sintesi del progetto, si veda il concorso presentato per Europan 8 “STRATEGY PARK” (2005).

europan 8, tavole di progetto


-la predilezione per forme archetipiche, tali da farle coincidere con un’idea di modello, ad esempio il disegno delle pareti/mobilio di DOUBLING HOME (2014) o degli espositori per il progetto MADE IN ITALY BOXES (2012)

quest’attitudine è stata poi esplorata anche tramite l’attività di insegnamento:

-l’esercizio di modellazione morfologica di edifici residenziali pensati come il negativo dello spazio pubblico in una “dimensione post-nolliana 2018“. LAB PROG ARCH e URB tenuto presso il Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi Roma 3, 2018.

LAB PROG ARCH URB, l’edificato compone lo spazio pubblico

-l’esperienza di ATELIER DESIGN IV (2019) nel spostare l’obiettivo di un designer dall’oggetto al soggetto, il corso ha voluto rimarcare la centralità dell’ “uomo pensante” prima del suo limitarsi ad essere inteso come mero artefice di oggetti.

ATELIER DESIGN IV, decadenza come poetica

-esperimenti per trasformare i corsi teorici frontali in laboratori in cui poter rielaborare i contenuti storiografici (opere, autori, fatti) in rielaborazioni tematiche che prescindano dal fattore cronologico. nei corsi di STOR ARCH CONT presso l’Istituto Europeo di Design di Roma, 2017-2020.

STORARCHCONT, decontestualizzazione

approccio indagato anche in occasioni culturali e/o pubblicazioni:

-la reiterazione di un concetto/parola chiave o un’immagine/situazione, così da diventare uno strumento attivo e operativo, come nel progetto “MORE” riflessione sulla città contemporanea fatta per l’Expo on Line della VII Biennale di Architettura di Venezia (2000) o nelle autopubblicazioni BRANDING ROME© (2007) e ARCHEOFOLIE© (2014)

MORE, 2000

CV LINK

 matdaro© is the web acronym of Mattia Darò that is an architect/designer/theorist, PhD in architecture, working as designer, consultant and teacher.

design thinking lab corresponds to the world around its operational activity which, unlike what it seems to be personal and univocal, actually spans several areas related to the project (from object design to planning tools through teaching and research) and at the same time interfacing with numerous people who each time make up this personal collective network as a laboratory.

He is the author of numerous exhibit projects in various museums and exhibition venues (Ara Pacis Museum in Roma, Palazzo delle Esposizioni in Roma, “Leonardo Da Vinci” Science and Technology Museum in Milan, Palais de la Decouverte in Paris, ONU headquarters in New York, Mercati di Traiano Museum in Rome, National Roman Museum, Ridola Museum in Matera) and various interior projects for private clients.

He has been a consultant for the organization of design competitions for the City of Rome, Legambiente and Legacoop

From 2018 he is the coordinator of the competition office of the Order of Architects of Rome and Province. He has also been a landscape consultant for the development and the realization of photovoltaic fields for private companies (Solesa S.r.l. and Solesa Green Power).

He taught at the Domus Academy in the master “Cultural experience, design and management” and from several years he is professor at Istituto Europeo di Design in Rome and from 2019 at the Industrial Design Department, Università La Sapienza di Roma after several years at the Architecture Department of Roma Tre University.

From 2018 he is a member of In / Arch Lazio board committee.

His work which always coincides with his research (without distinction between realized and unrealized projects) is constantly published through the use of social media, this blog and printed publications.