sulla (de)formazione

già sulla formazione (cambiato e corretto il 6 Maggio 2020)

prime riflessioni per avviare un confronto sulle esperienze anadidattiche aperte

Siamo troppo spesso abituati a considerare il tragitto formativo come univoco dall’alto verso il basso. Per tanti motivi che per ora tralascio, non sono d’accordo. L’insegnamento è orizzontale. Spazia da chi insegna a chi apprende con continue e vicendevoli scambi dei ruoli. A mio avviso, non è ammissibile mai, in nessuna circostanza, abbandonare questo principio perché si perde la natura più importante della pratica formativa che non è circostanziabile anagraficamente ma rimane invece una pratica in cui bisogna accettare di essere disponibili a praticare (a prescindere dal momento in cui si vuole fare), per alcuni è una pratica che non si abbandona mai. E’ vero che poi nel “gioco della scuola” esistono anche i ruoli perché aiutano a darsi i compiti ma non sono mai da considerare come univoci nel processo ma sempre ribaltabili. Sarebbe infatti utile, come già si sta avviando, che i giudizi siano sempre interscambiabili, ma non solo ad esempio in quello praticato in cui anche gli studenti giudicano il professore ma anche che si giudichino gli studenti tra loro, così come si attribuisca dei compiti anche il professore (cos’altro è una lezione ad esempio se non un compito?). Tutto questo relativizzerebbe molto di più il giudizio che in fondo è una parte minima dell’esperienza di un corso e che troppo spesso è visto come l’obiettivo univoco di un’esperienza molto più ampia, posto e visto alla fine come obiettivo unico, ma che invece non è detto poi che l’esito positivo, anziché negativo, si riveli poi davvero un momento formativo importante.

Purtroppo va detto con onestà che le scuole sono ancora oggi uno dei luoghi più autoritari che esistano “dispositivo educativo” direbbe Foucault.

Aggiungo che una formazione aperta e orizzontale e non soggetta al premiare solo i migliori permette un grado di coinvolgimento di tutti gli attori che compongono una classe infinitamente più alta di un normale corso lineare.

Mi riallaccio ad alcune esperienze recenti (all’incirca 3 anni fa quando ho intrapreso il corso di Storia dell’Architettura Contemporanea presso lo IED e il Laboratorio di Progettazione Urbana presso la Facoltà di Architettura di Roma Tre) in cui ho potuto sperimentare questo approccio didattico:

  1. L’approccio teorico >> Storia dell’Architettura Contemporanea presso lo IED a.a.2017/18 [LINK]; a.a. 2018/19 [LINK]; a.a. 2019/20[LINK]; Design 4 presso lo IED a.a.2018/19 [LINK]; a.a.2019/20 [LINK]: in questo primo esperimento mentre ragionavo su come preparare questo corso mi rendevo conto come fosse impossibile in un corso di 30 ore poter affrontare in modo interessante tutto l’arco temporale (che solitamente si intende da metà del XVIII secolo fino ad oggi) ma dall’altra parte mi interessava poter sfruttare un repertorio di opere ampissimo. Questa riflessione fa scaturire una domanda: “è più importante l’obiettivo di impartire nozioni più precise possibili o di proporre una metodologia per guardare le cose con uno sguardo personale?” ho scelto la seconda strada. Questa scelta si porta avanti che sia impossibile un percorso lineare e coerente nell’interpretazione temporale ma si asseconda un percorso che possa “viaggiare nel tempo” in modo totalmente libero tramite associazioni tematiche.
  2. L’approccio progettuale >> Laboratorio di Progettazione Architettonica e Urbana presso Roma Tre a.a.2017/18 [LINK]; Atelier Design IV presso il PDTA La Sapienza a.a. 2018/19 [LINK1 ; LINK2]: essendo un corso progettuale inizialmente avevo difficoltà nel capire come strutturare l’esperienza didattica in modo realmente aperto (un progetto tende la maggior parte delle volte a volersi chiudere). Partendo da questo spunto ho capito che sarebbe stato utile, anziché immaginare molteplici progetti, immaginarne uno solo o meglio tendere verso uno solo, così che si riducessero il più possibile le variabili. Questo approccio inevitabilmente fa scaturire uno sforzo contrario inevitabile nell’esercitare la capacità di trovare spazi personali da parte dei singoli studenti/progettisti all’interno delle maglie molto precise del programma di progetto.

“..l’istituzionalizzazione dei valori conduce inevitabilmente all’inquinamento fisico, alla polarizzazione sociale e all’impotenza psicologica: tre dimensioni di un processo di degradazione globale e di aggiornata miseria. Spiegherò come questo processo di degradazione si acceleri quando bisogni non materiali si trasformano in richieste di prodotti, quando la salute, l’istruzione, la mobilità personale, il benessere o l’equilibrio psicologico sono visti soltanto come risultati di servizi o di “trattamenti”… ho scelto come paradigma la scuola, e non mi occupo quindi se non indirettamente degli altri organismi burocratici del coroporate state: la famiglia consumistica, il partito, l’esercito, la chiesa, i media. Ma dall’analisi del programma occulto della scuola dovrebbe risultare con chiarezza che, come l’istruzione pubblica trarrebbe giovamento dalla descolarizzazione della società, così alla vita familiare, alla politica, alla sicurezza collettiva, alla fede e alle comunicazioni gioverebbe un processo analogo.” (Ivan Illich)

Come non condividere il pensiero di Ivan Illich (Descolarizzare la scuola, una società senza scuola è possibile?, 1971)?

La scuola è il primo strumento di controllo e di potere della società (l’aveva già detto qualcuno ma non mi ricordo..) che ci porta a dire FUCK THE SCHOOL..

Si può essere disobbedienti? Ribelli? A scuola?

La poetica artistica non può essere oppressa dall’ “istituzione scuola” in nessun modo ma contiene in sé la necessità di essere contro anche se si svolge nelle sedi della formazione, per esplorare in modo pieno una ricerca indefessa del suo potenziale di unicità (vedi anche Infinite Text paragrafo “Il processo dell’arte come processo emancipatore”).

Questo obbligo/necessità dell’arte di essere contro è perfettamente sintetizzata dalla definizione di mondo rovesciato di Friedrich Nietzsche (La volontà di potenza) “Si è artisti al prezzo di considerare e sentire come contenuto, come la “cosa stessa”, ciò che tutti i non artisti chiamano “forma”. Certo: così si appartiene a un mondo rovesciato, perché il contenuto diventa una mera formalità – compresa la nostra vita.”

Apro una piccola parentesi relativa alla necessità dell’anti autoritarismo, dell’ anti potere, dell’anti stato, la sensazione che tutti noi possiamo provare in alcuni frangenti che spesso ci porta a preferire la benevolenza di un sistema privato rispetto a quello pubblico (dove il ruolo di spersonalizzazione dell’uomo in favore del suo ruolo ne fa assumere in modo prevalente solo il suo carattere formale ovvero quello relativo al potere acquisito): l’attesa di poter accedere ad uno sportello pubblico per parlare con un funzionario pubblico, l’attesa di essere visitati da un medico pubblico, l’attesa del momento del giudizio (nelle scuole così come nei tribunali).

Nella situazione di emergenza Covid-19 in cui ho iniziato a scrivere questo testo si sono susseguite alcune curiose provocazioni ai danni delle autorità impegnate più del normale ad eseguire controlli che hanno evidenziato l’insofferenza delle persone per una situazione repressiva, come l’esempio delle immagini che seguono:

L’unica vera possibilità rimane ed è la CONTROSCUOLA. Torno a questo passaggio espresso qualche riga più su “Aggiungo che una formazione aperta e orizzontale e non soggetta al premiare solo i migliori permette un grado di coinvolgimento di tutti gli attori che compongono una classe infinitamente più alta di un normale corso lineare.”. Ecco pensateci un attimo, la scuola (istituzionale) orienta tutta la sua programmazione sulla base di un 20% di alunni che sono quelli che meritano. Tutto passa dal giudizio di questi e ne conseguono i programmi, le direzioni politiche, le modalità didattiche. Come se poi nella società attiva ci trovassimo di fronte a solo meritevoli (e infatti è tipico dell’insegnante lamentarsi di quelli che dirigono le cose e di come lo fanno.. ma come tu non te ne sei occupato? ti sei occupato sempre e solo di quel 20%?).

Ecco immaginate invece una scuola dove si inverti questo perverso meccanismo: è l’80% a costituire il modello su cui conformare il programma, una modalità diciamo molto più aperta che contempla quindi un range molto maggiore di problematiche e di diversità da affrontare (il restante 20%, quello più capace, tra l’altro è quello che ce la fa da solo e che aggiungerà sicuramente qualcosa che non era stato previsto), un modello che sconfigge quell’orripilante visione formativa per cui bisogna occuparsi di chi eccelle, dei picchi, della meritocrazia (orrendo).

E ancor più spingendo in termini pratici in realtà dovremo arrivare a contraddire lo spirito iniziale dell’orizzontalità teoretica, o meglio prevedere l’asservimento della scuola (o controscuola) al mercato (confronto reale impuro). Seguire le tracce del “Manifesto Accelerazionista” di Alex Williams e Nick Srnicek, di cui cito il punto 03.13 e 03.14:

“13. E’ tempo di lasciarsi alle spalle la tendenza a privilegiare la democrazia come-processo. Il feticismo dell’apertura, dell’orizzontalità e dell’inclusione, tipico di gran parte dell’ “estrema” sinistra attuale, è una ricetta d’insuccesso. Anche la segretezza, il verticismo e l’esclusione meritano un posto (ovviamente non esclusivo) in una lotta politica efficace.

14. La democrazia non può essere definita solo attraverso i suoi strumenti: non è semplicemente voto, dibattito, assemblee. La democrazia reale è definita dal suo obiettivo: la padronanza di sé collettiva. E’ un progetto che deve allineare la politica al lascio dell’Illuminismo: è solo facendo leva sulla nostra capacità di comprendere sempre meglio noi stessi e il nostro mondo (sociale, tenico, economico, psicologico) che arriveremo all’autogoverno. Se non vogliamo ritrovarci schiavi di un tirannico centralismo totalitario o di un volubile ordine emergente che sfugga al nostro controllo, dobbiamo creare una legittima autorità verticale sotto controllo collettivo, in aggiunta a forme di socialità orizzontali e distribuite. La direzione del Piano deve coniugarsi all’ordine estemporaneo della Rete.”

Serve dunque aderire al sistema (il massimo del diseducativo) mettendo in gioco un vortice cinematico che porti al suo superamento. Trovo esperimenti molto interessanti quelli in cui sono coinvolto di tesi dove il tema e l’obiettivo sono plasmati direttamente tramite il coinvolgimento di un’azienda reale i sistema, dove è possibile replicare il “meccanismo perverso” del sistema permettendone un’effettiva possibile esplorazione di ambiti di “accelerazione” per aprire a nuove strade (davvero dunque mettendosi in gioco in tentativi di ricerca veri e non protetti) >> LINK

StorArchCont @IED a.a.2019-20

E’ partito anche quest’anno il Corso di Storia dell’Architettura Contemporanea 1 presso lo IED Design Roma.

Questo non è un corso teorico ma un LABORATORIO!

Perché “Non esistono fatti ma interpretazioni” (Nietzsche)

Il corso si svolge in 9 lezioni da 3 ore. Gli studenti dovranno inventare strategie per una campagna di promozione dell’architettura attraverso la sua storia sfruttando il potere narrativo delle immagini, fotocollage, reinterpretazioni grafiche, testi/slogan, video, come fosse una campagna sui social..

Attraverso gli step previsti dal corso si lavorerà in gruppi collezionando il diritto di utilizzare alcune opere della storia dell’architettura significative e costruendo sulla base di queste un tema di sensibilizzazione all’architettura (e la sua storia contemporanea) e con queste inventare delle “storie-campagna” su un tema di ricerca che possa essere trasversale nel tempo, senza ordine cronologico.

[Una cosa simile l’aveva fatta Bernard Tschumi a cavallo tra il 1976 e il 1977 con il progetto “Advertisements for Architecture”]

I singoli studenti dovranno in ogni caso tenere un diario (formato A5 verticale) del percorso effettuato che porteranno alla fine in sede di esame.

Qui il link alle slide della OPEN LESSON

Nella seconda lezione sono state messe all’asta delle opere per completare i casi studio a disposizione per la creazione della campagna.

Qui il link alle slide della SECOND LESSON

Nella terza lezione si è cominciati a fare revisioni sull’impostazione del lavoro di ricerca, fervono i lavori…

Alcuni sondaggi via Instagram

20 Dicembre: prime presentazioni pubbliche dei lavori di ricerca:

10 Gennaio: middle lesson, come ridestare il lavoro dopo le feste?

MIDDLE LESSON

Il 24 Gennaio si sono svolte le ultime presentazioni pubbliche prima del lavoro individuale sul diario.

GRUPPO 1 PERCÍPERE

fotomontaggio

Il gruppo 1 che ha intitolato la sua ricerca “Percípere”  tramite le opere studiate ha indagato il tema della percezione dell’architettura da parte delle persone: accoglienza, ascesi, artificio. Questi i 3 temi principali emersi dall’analisi di due film Intrigo Internazionale di Alfred Hitchcock (la ricostruzione scenografica delle ville di Writgh come linguaggio capace di accogliere); Mon Oncle di Jacques Tati (la direzione del pensiero della modernità come approccio ascetico); lo schizzo/manifesto di Robert Venturi “I am a monument” (il valore dell’artificio) che in realtà sembra tenere assieme le due precedenti categorie rafforzando la tesi di base ovvero il percepire alla base del valore.

GRUPPO 2 CITTA’ UTOPICA | CITTA’ DISTOPICA

fotocollage

Il gruppo 2 composto da una decina di persone ha lavorato dettandosi un programma di comunicazione dell’architettura attraverso le opere, i film e anche opere d’arte assegnate attraverso l’uso dei social (account @archleitmotif_). Passando dai maestri del moderno Le Corbusier, Wright, Mies, Hilberseimer ai maestri del cinema italiano Fellini e Antonioni e film cult internazionali come Metropolis e Arancia Meccanica assieme alla visionarietà di Costant, il tema della ricerca (atipiche visioni di città) emerge attraverso una prolifica produzione visiva di fotocollage e reinterpretazioni grafiche.

GRUPPO 3 L’INSODDISFAZIONE

diagramma ricerca

Il gruppo 2 fa partire la sua ricerca dalla interpretazione di due film che in modo molto diverso raccontano dell’insoddisfazione dei loro protagonisti con l’architettura a fare da scenario importante in entrambi i casi. Se infatti Casa Papanice, scenario del film “Il dramma della gelosia”  di Ettore Scola rappresenta la casa come status symbol di cui godono i protagonisti/abitanti che però sono esistenzialmente insoddisfatti, in “Il ventre dell’architetto” il protagonista è esso stesso architetto e si rifugia nella sua ossessione per l’architettura illuminista e Boullée su cui sta preparando una mostra a Roma per sfuggire alle frustrazioni e ai problemi della sua vita privata.

GRUPPO 4 EDIFICIO MONDO

john soane’s house come la casa di barbie

Il gruppo 4 riflette sul tema dell’architettura come contenitore, come un mondo racchiuso in una scatola. Partendo dall’Atlanpole di Hans Kollhoff, progetto manifesto di un edificio-mondo, il tema si esprime in modi diversi (tramite la casa Malaparte al centro del plot narrativo di Il Disprezzo di Jean Louis Godard, tramite le utopie sociali del falansterio di Charles Fourier, o la casa museo di John Soane a Londra, o il progetto del Palais Metro di François Dallegret e le ambientazioni post-moderne della Los Angeles di Blade Runner).

GRUPPO 5 THE METROPOLIS OF TOMORROW

presentazione di un lavoro d’interni di carlo mollino

Partendo dal bellissimo lavoro visionario di Hugh Ferriss su New York “The metropolis of tomorrow” il gruppo elabora una ricerca in forma di racconto di un personaggio che si muove all’interno delle opere assegnate in una scansione temporale tripartita: presente, mondo intermedio, nuovo mondo. E così partendo dal presente e dalla denuncia del sistema capitalistico di Elio Petri nel film “La Decima Vittima” in cui Mastroianni e Andress si danno la caccia nel Palazzo dei Congressi di Adalberto Libera il personaggio trova rifugio nella Casa Devalle progettata da Carlo Mollino per poi passare al mondo intermedio dove l’immaginazione va a braccetto con l’evoluzione tecnologica, come il progetto di Ettore Sottsass per la mostra New Domestic Landscape, per arrivare infine al nuovo mondo così ben rappresentato dal progetto manifesto del tempo libero e la sua rappresentazione architettonica, il Fun Palace di Cedric Price.

GRUPPO 6 CITTA’ <-> PAESAGGIO

fotomontaggio della decadenza del monumento continuo

Anche i progetti visionari, come il monumento continuo, possono decadere? Lo spunto finale del gruppo 6 (sintetizzato nel fotomontaggio) nasce da una ricerca sull’importanza dei progetti a prescindere dalla loro realizzazione. E ce lo raccontano attraverso un momento interessante della storia dell’architettura recente (l’architettura cosiddetta radicale) attraverso la piscina dei costruttivisti immaginata da Rem Koolhaas, le due architetture paesaggio il Monumento Continuo e la No Stop City dei Superstudio e Archizoom, la posizione teorica radicale di Hans Hollein “everything is architecture”, il progetto texture di Robert Venturi per il Ponte dell’Accademia e la riflessione progettuale per la ricostruzione del centro di Berlino degli Smithson ma anche la land art di Walter De Maria o le opere urbane di Bansky.

GRUPPO 7 ADVERTISING FOR ARCHITECTURE

advertising 2: art or architecture?

Il lavoro nasce da un’interessante indice tematico che suddivide le opere assegnate in quattro temi: La Distruzione (il film King Kong, il supermercato Best dei SITE, conical intersect di Matta Clarke), L’Indeterminato (TGB di OMA, endless house di Kiesler, Padigilione di Osaka di Sacripanti), Architettura come forma di appropriazione del territorio (Walking City di Archigram, La Ville Spatiale di Yona Friedman), Arte come forma di appropriazione del territorio (la scritta Bonjour tristesse sulla Schlesisches Tor di Alvaro Siza, la Spiral Jetty di Robert Smithson). La ricerca si conclude con una campagna grafica di sensibilizzazione all’architettura sulla scia del lavoro di Bernard Tschumi citato precedentemente.

GRUPPO 8 DIAMOND HOUSE

frame del video e busto con maglietta personalizzata

Il gruppo 8 è nato da una scissione di una persona da un precedente gruppo ed è quindi costituito da una sola persona con una sola opera. La sfida è proprio riuscire ad affrontare la ricerca anche se solo con un’opera, la diamond house di John Hejduk. In una sorta di azione performativa (video e produzione di gadget personalizzati) la tesi è che nel mondo contemporaneo l’importanza del brand può ambire a riscrivere i valori artistici per cui un’opera super teorica può divenire concreta attraverso la sua brandizzazione così come la gadgetizzazione tipica del museo contemporaneo può diventare parte integrata della musealizzazione di un’opera.

Alla conclusione del corso ogni studente ha redatto una sorta di “diario personale” in cui raccontare la propria esperienza del corso che è divenuto l’elaborato da portare all’esame su cui sostenere la presentazione del lavoro svolto.

“diari personali”

Design 4 @ IED (#hyper-globalization #experiential #venchipop-upstore #italianlifestyle #ladolcevita)

Lezione di apertura del corso Design 4 (in lingua inglese) presso IED Design di Roma, il primo corso che conduce alle tesi del corso di laurea in Interior Design, a.a.2019-20.

Tema generale di tesi: un pop up store Venchi da collocare in un mall di Chengdu, Cina.

Abbiamo parlato di Hyper-Globalization, la fase più acuta, più radicale del processo di globalizzazione che si intende cominciata intorno al 1990 vista come un vero e proprio modo di vivere.

La globalizzazione, che è un fenomeno che viene da lontano, non ha comportato solo delle dinamiche economico/culturali sulla società, in una continua e determinata ricerca di semplificazione degli scambi al di là delle distanze geografiche ma ha cambiato e modellato il nostro modo di vivere, in particolar modo tentando di farci assumere un profilo definito con particolare attenzione per le nostre esperienze, “marketizzabili”. Il culmine è forse l’esperienza dei social network in cui la nostra vita personale diviene un prodotto di marketing, rielaborata dagli algoritmi per assumere una sua identità comunicativa. La comunicazione precede la realtà, vendiamo le nostre esperienze.

Come può Venchi immettersi in questi scenari globali e vendere l’esperienza del gelato in modo ancor più determinato?

Qui il LINK allo slideshow della lezione.

In questa prima fase del corso la classe produrrà un unico WILD BOOK (formato A5 verticale) che fisserà i presupposti teorici del progetto sulla base delle ricerche di ogni singolo alunno o raggruppamento di alunni.

on the blackboard

Tra le discussioni con la classe si è parlato di italian life style ad esempio comunicata da questo spot di Molinari Too much

Italiani, cosa avete? Quando parlate siete esagerati. Con le ragazze siete esagerati. Con i ragazzi siete esagerati. Avete un volume esagerato, una passione esagerata, uno stile esagerato. Italiani siete esagerati ed è per questo che vi amiamo.

presentazioni pubbliche (slideshow)

DID YOU SAY ICE CREAM? group 1 (abdel-cheng)

A WALK FROM CHOCOLATE TO HEART group 2 (matthew-ganarz)

SWEET DREAMS group 3 (barelli-richter)

ALL’ITALIANA group 4 (costa)

CONSCIOUS LIVING group 5 (futoma)

[tema di tesi personale sul “turismo esperienziale in contatto con la natura”]

ed ecco l’oggetto CLASS WILD BOOK!!

Il lavoro di tesi prosegue nell’elaborazione del progetto con il Prof. Vincenzo Di Siena, qui le presentazioni nella giornata di confronto dei lavori in corso delle tesi Venchi tra laureandi di interior e product:

Evoluzioni nei progetti di tesi

Nourhan Abdel Halim Ziye Cheng (group 1)

Valentina Costa (group 4)

Maria Beatrice Barelli Raffaella Ricter (gruppo 3)

Futoma (gruppo 5)

atelier design IV (2)

Si è concluso il corso “Atelier Design IV” che ho tenuto presso il Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura, Università La Sapienza Roma, a.a.2018-19.

Le premesse del corso hanno spinto verso il ribaltamento del ruolo canonico con cui siamo soliti identificare il designer/progettista, visto sempre più come un mero creatore di oggetti o tutt’al più un professionista con competenze tecniche, in sintonia con le spinte verso un dominio scientifico sempre più forte nell’ambito della cultura contemporanea. Il corso invece ha voluto rimarcare la centralità dell’ “uomo pensante” all’interno del mondo contemporaneo con i suoi problemi, spinto alla ricerca, prima di tutto, di una poetica personale da sviluppare e all’interno della quale operare come progettista.

manifesto urbano anti capitalista

Questo sforzo di ribaltamento dei ruoli ha inoltre caratterizzato il corso anche da un punto di vista metodologico/didattico per cui lo scambio didattico usuale (dare/avere) fosse sempre il più possibile aperto a un continuo scambio che non ponesse barriere dal punto di vista del ruolo formale studente/docente, permettendo sempre e senza mai nessun filtro o censura che le proposte degli studenti fossero sempre accolte e fatte proprie dal docente (nella piena convinzione che un corso è sempre un momento di scambio tra tutti coloro che ne fanno parte e che forse l’unico vero momento che spetta al docente è la rottura degli indugi della lezione di apertura, subito dopo il vortice dello scambio di conoscenze, stimoli e capacità è continuamente alimentato).

Da questo punto di vista il corso ha vissuto molti e diversi momenti che hanno permesso il confronto continuo tra tutti i lavori attraverso consegne pubbliche dei lavori e mostre degli elaborati come pratiche orizzontali così da permettere a tutti di influenzarsi reciprocamente:

-presentazioni pubbliche a schermo

-lavoro in classe su modelli

-affissione e mostra di tavole e disegni

-autovalutazione interna del corso

-critics day con le valutazioni da parte dei docenti: Sabrina Lucibello, Daniele Mancini, Spartaco Paris

-incontro speciale con Nero Edizioni (Sara Catenacci e Lorenzo Gigotti) e Peter Lang per presentare il libro “Global Tools 1973-1975: quando l’educazione coinciderà con la vita”

Il tema del corso è stato definito come “Esperimenti di “Total Design” presso la Galleria Alberto Sordi a Roma”, ovvero il ripensamento totale della Galleria dallo spunto di farci un allestimento. L’esplorazione della capacità del design di intendere una progettazione a tutto tondo (dal vestito dei commessi alla ruderizzazione del manufatto; dal battito d’ali di una farfalla a scenografie spettrali abbandonate).

Qui una sintesi del lavoro prodotto dai 15 gruppi di progettazione che hanno presentato come elaborati d’esame un book formato A5 e un quadro (stampa su supporto rigido) formato 50x35cm

durante gli esami

GRUPPO 1 (Massaro; Tanzi; Tumminello)

Questo progetto prevede la ruderizzazione della Galleria, accettando il degrado e l’abbandono come processo naturale, e inserendo delle strutture precarie all’interno.

GRUPPO 2 (Ercoli; Jellyman; Di Stefano)

Questo progetto, tramite il continuo raffronto con il libro NO LOGO di Naomi Klein, immagina una risposta all’iperconsumo della società contemporanea con una sottrazione di identità della Galleria attuando una strategia di debranding. Al centro della Galleria viene proposta una grande rete metallica che funziona come un vortice-gabbia di loghi.

GRUPPO 3 (Mantini; Orlandi; G. Orsini; M. Orsini)

Questo progetto riflette sulla possibile riapproprazione della Galleria da parte della natura come elemento capace di riscoprire un’estetica primitiva fino a contemplare la presenza di una possibile fauna (partendo dalle farfalle).

GRUPPO 4 (Mazzoni; Medina; Merola)

Questo progetto punta sull’intimità come modalità di rifunzionalizzazione della Galleria, innescando una serie di ambienti domestici e con una struttura verticale che racchiude spazi e segreti.

GRUPPO 5 (Farace; Iacuitti; Petitta)

Il progetto rielabora e rifunzionalizza gli spazi della Galleria trasformando i suoi spazi in un grande contenitore espositivo sui temi della sostenibilità con spazi interattivi o aree dedicate alla formazione e strutture sospese a creare collegamenti aerei.

GRUPPO 6 (Fioravanti; Iacono; Guarnieri; Grilli)

E’ un progetto che si pone da subito in sfida ipotizzando il completo allagamento della Galleria. Da qui una serie di suggestioni artistiche e poetiche definiscono l’intervento in una sorta di completa ridefinizione dell’ambiente antropico in uno primitivo/naturalista.

GRUPPO 7 (Grimaldi; Ferracci; Giacinti)

Un progetto in bilico tra rudere e luna park, come la parabola del clown, che fa ridere ma anche paura. Tra citazioni dei giardini all’inglese dei finti ruderi e Coney Island, vengono immaginate delle strutture leggere e pericolanti che assomigliano a scale sbagliate o scenografie abbandonate.

GRUPPO 8 (Iorio; Galanti)

Ispirandosi al mondo delle favole e della fantasia (Alice, Pimocchio, Willy Wonka, Peter Pan), questo progetto si racconta come un sogno prendendo le sembianze formali di una sorta di spazio invaso da tubi colorati con funzioni e significati diversi.

GRUPPO 9 (Manca; Morcella)

Questo lavoro esplora il potere sotto forma di mass media, partendo dall’universo Disney e la sua trasmutazione in un esercito creativo e passando per i simulatori di realtà virtuale e il mondo dell’arte (dalla street art di Bansky a quella di Shepard Fairey), proponendo la trasformazione della Galleria in una sorta di Dismaland (l’installazione temporanea di Bansky definita da lui stesso “un parco tematico non adatto ai bambini”).

GRUPPO 10 (Gentile; Ghirardi; Rizzo; Fantera)

Questo progetto riflette sulla dialettica contrastante tra lusso e povertà ispirandosi alle immagini dell’artista visivo Ugurgallen. La Galleria diviene il luogo deputato per mettere in scena il conflitto tra ricchezza e povertà, in un racconto sempre ficcante intervallato da reclame ironiche sull’assurdità della società occidentale.

GRUPPO 11 (Micanti, Mignardi, Miseo)

Il progetto parte dalla volontà di dar luogo ad uno scontro di classe tra ceto alto e ceto basso con l’obiettivo dell’inclusione, inserendo nell’attuale configurazione della Galleria un mercato locale. Questo esperimento sociale diviene anche un espediente per la costruzione di strutture elementari dette “trabiccoli” in legno che nascono dalla tipica cassetta per la frutta.

GRUPPO 13 (Lai, Foti, Laurenti)

Un progetto che si confronta con la folla immaginandolo come un elemento di design. Sono individuate due funzioni specifiche per il giorno e per la notte: la palestra e la discoteca, due funzioni aggregative di persone e capaci di aggregare e di avere uno spirito comunitario. Una struttura di tre cubi è addossata alle pareti interne della Galleria.

GRUPPO 14 (Di Paola, Lausi, Mancini, Osvaldi)

Il progetto si rivolge all’agricoltura e al cibo come fonti ispiratrici. Si ipotizza la trasformazione della Galleria in un mercato dove mangiare prodotti autentici e allo stesso tempo immaginando la presenza di serre specifiche per la coltivazione sulla sommità dell’edificio. Una struttura è progettata per funzionare da collegamento verticale ed arrivare su una grande terrazza con vista.

GRUPPO 15 (Galluccio; Kosiara; Lucarini)

Questo progetto punta sul confronto tra la società produttiva e la società che produce, volendo mettere in evidenza le disparità che le caratterizzano. Attraverso l’uso di sculture iper realiste si immagina di ridefinire gli spazi della Galleria in modo da sensibilizzare i visitatori sul problema dello sfruttamento.

 

 

atelier design IV (1)

Quest’anno ho intrapreso un nuovo percorso di insegnamento e ricerca presso il PDTA (Dipartimento di Pianificazione, Design, Tecnologia dell’Architettura) della Facoltà di Architettura Università La Sapienza di Roma.

All’interno dell’atelier ho intrapreso un percorso dove il tema di corso (un allestimento urbano) vuole confrontarsi con i grandi temi e problemi della nostra società all’interno del quale trovare le fonti di ispirazione poetica del proprio progetto.

DECADENZA
oggi in molti sostengono che il mondo contemporaneo stia attraversando una sua fase di grande crisi che coincide con il suo ingresso in un’era di decadenza (la crisi ambientale, la crisi di sistema, la crisi etica..).

Rif: M.Onfray, Decadenza: vita e morte della civiltà giudaico-cristiana, Ponte delle Grazie, Firenze, 2017

DECRESCITA
la decrescita forse è un termine che mitiga il significato negativo della decadenza e che forse può risultare come un’opportunità, “sarebbe meglio parlare di ‘acrescita’ come si parla di ‘ateismo’… l’abbandono di una fede o di una religione”, una nuova fase della storia dell’umanità che metta in gioco un nuovo modo di stare al mondo.

Rif: S.Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

IPERCONSUMO
è un dato di fatto che viviamo ormai in una società che ha di gran lunga oltrepassato la dimensione nota come consumistica, virando verso l’iperconsumo che ci rende non più solo schiavi del consumo ma anche inscindibilmente partecipativi di questa dimensione di fede del consumo a tutti i costi.

Rif: M.D’Eramo, Il selfie del mondo, Feltrinelli, Milano, 2017

Invitando tutti i partecipanti del corso a riflettere su queste tematiche ho assegnato loro un tema di allestimento urbano all’interno della Galleria Alberto Sordi, in pieno centro di Roma (Piazza Colonna), luogo sede delle più importanti cariche politiche, baricentro del “parco commerciale” del tridente stradale del centro storico (Via del Corso, Via Ripetta, Via del Babuino), luogo di passaggio dei flussi del turismo di massa romano.

Nell’ottimo feed back ricevuto, nei lavori in corso stanno emergendo molteplici letture in cui l’aspetto analitico si confronta con la produzione dell’oggetto/oggetti allestitivo/i attraverso una attenta ed intelligente capacità di interazione con il contesto, inteso non solo nel suo manufatto fisico, ma anche nel suo essere identificato con le fenomenologie della società contemporanea di cui sopra.

All’interno del corso si è svolta una AUTOVOTAZIONE dove sulla base di una mostra di tavole in formato A0 gli studenti si sono auto giudicati secondo questi temi:

#1 LA TAVOLA CHE AVREI VOLUTO FARE IO >> gruppo che ha ricevuto più preferenze: Gruppo 10

#2 LA SEZIONE/PROFILO (AL 20) CHE SINTETIZZA MEGLIO IL PROGETTO >> gruppi che hanno ricevuto più preferenze: Gruppo 1, Gruppo 2, Gruppo 5

#3 L’IMMAGINI (FOTOMONTAGGIO, COLLAGE) CHE EMOZIONA >> gruppo che ha ricevuto più preferenze: Gruppo 7

IMMAGINI DAI PROGETTI:

Gruppo 1, ruderizzazione della Galleria

Gruppo 2, ‘debrandizzazione’ del luogo

Gruppo 6, decontestualizzazione ambientale

Gruppo 7, luna park

Gruppo 9, il grande fratello “wonderland”

Gruppo 10, impegno sociale; Gruppo 11, decontestualizzazione sociale

 

Gruppo 4, muri abitati; Gruppo 5, infrastruttura volante; Gruppo 13, scatole ad innesti; Gruppo 14 terrazze serre

 

StorArchCont @IED a.a.2018/19

Sono convinto che viviamo in tempi complicati, ambigui e transideologici.

Come dice Alfredo Jaar, attraverso le parole di Antonio Gramsci “il vecchio mondo sta morendo, il nuovo mondo tarda a comparire..

Partendo da questo presupposto, ho proseguito anche quest’anno l’esperimento di trasformare il corso di “Storia dell’Architettura Contemporanea 1” presso l’Istituto Europeo di Design in un laboratorio, in cui le opere, come i concetti, diventano materiale da rielaborare e ricollocare in proprie “storie”, cogliendo aspetti che altrimenti, in un percorso più lineare, sarebbe difficile cogliere: l’affinità delle opere concepite in anni completamente diversi, l’importanza di progetti solo pensati in relazione a opere realizzate, la difficoltà di accostare opere completamente diverse che poi studiando rivelano di trovare delle affinità..

Il “gioco/studio” è stato così concepito: ho selezionato una cinquantina di opere, diciamo importanti e a mio avviso significative, rappresentative della storia dell’architettura contemporanea nella dizione tradizionalmente riportata dai libri (dal 1750 a oggi).

A seguire, in un sorteggio casuale, ho assegnato ad ogni studente un’opera. Ho poi chiesto agli studenti di raggrupparsi secondo un criterio a loro avviso convincente (affinità tematica delle opere, amicizia, capacità di collaborare…) e di definire un titolo/tema che caratterizzasse il gruppo e divenisse il primo spunto per sviluppare una tesi.

Poi, attraverso un lavoro di fotomontaggi, collage, diagrammi concettuali, assemblaggi visivi e anche azioni performative, assieme a me, ogni gruppo ha portato avanti il lavoro per sostenere una piccola storia/tesi.

Circa ad un mese dall’esame, abbiamo organizzato una giornata di critics con Gianfranco Bombaci, coordinatore della scuola di Design IED, Emilia Giorgi, critica e membro del consiglio direttivo InArch Lazio, Marco Maria Sambo, consigliere OAR e direttore della casa editrice AR edizioni e della rivista AR magazine, in cui attraverso una presentazione pubblica i gruppi hanno presentato lo stato dell’arte del loro lavoro.

A seguire, c’è stato un lavoro di approfondimento di ogni gruppo, in relazione ai giudizi ricevuti, che in alcuni casi ha permesso anche di individuare dei sottogruppi ulteriori fino all’esame di oggi..

LEARNING FROM STUDENTS

gruppo #1 “la grande città

Ludwig Hillberseimer, Grossdadt Architektur; La città nuova, Sant’Elia; Broadacre City, Wright; New Babylon, Constant; City in the air, Isozaki; Arco monumtale dell’EUR, Libera; World Trade Center, Yamasaki

gruppo #2 “b(l)aukunst

Wolkenbugel, El Lissistky; Petersschulle, Meyer; Rooftop in Wien, Coop Himmelb(l)au

gruppo #3 “iconoisiv

Fun Palace, Price; Centre Pompidou, Piano e Rogers; La maison des jours meilleurs, Prouvé; Atalnpole, Kollhoff; Neue Stadt, Ungers; Chicago Tribune competition, Loos; The city of tomorrow, Ferriss; Campo Marzio, Piranesi

gruppo #4 “materico vs. onirico

Danteum, Terragni; Motel Agip, Ridolfi

gruppo #5 “senza inizio né fine

Guggheneim, Wright; Casa Papanice, Portoghesi; Trés Grand Biblioteque, OMA; Apple Campus, Foster

gruppo #6 “contenitori

Crystal Palace, Paxton; La cupola geodetica su manhattan, Fuller; Monumento Continuo, Superstudio; City Tower, Kahn; Musée du Loubre ad Abu Dhabi, Nouvel

gruppo #7 “abitare

Ville Savoye, Le Corbusier; Unità d’abitazione, Le Corbusier; Golden Lane, Smithson; Case study house 22, Koenig

gruppo #8 “caostruttivismo

Lenin Institute, Leonidov; Narkomfin, Ginzburg; Convention Hall, Mies van der Rohe; Fire Station, Zaha Hadid

gruppo #9 “the greatest archishow

Cimitero di Modena, Rossi; Everything is architecture, Hollein; Parc de la Villette, Tschumi; Guggheneim, Gehry

Design 4 @IED Design a.a.2018/19

Imparare a progettare significa imparare a raccontare. Questo alla base dell’esperimento svolto nel corso Design 4, tenuto da me e Daniele Mancini presso lo IED Design Roma in un percorso in cui questo rappresenta il primo step che poi porterà alle tesi finali riguardanti il progetto di un Nuovo Museo della Comunicazione presso il quartier generale di Poste Italiane all’EUR. Per raccontare al meglio le proprie intenzioni progettuali abbiamo chiesto un “wild book” un diario emotivo e visivo delle proprie intenzioni progettuali, capace di tirare fuori suggestioni, influenze, ricerche, ossessioni, desideri, ambizioni e primi slanci progettuali. Ieri gli studenti ce l’hanno consegnato, assieme al neo coordinatore della scuola di design Gianfranco Bombaci, in una giornata ricca di stimoli e visioni e di voglia di mettersi in gioco…

Alcuni estratti più interessanti dalle pagine dei wild book:

La parte di ricerca confluita poi nella parte del corso dedicata al progetto è stata necessaria per portare il progetto ad essere un wild poem liberando la creatività in una ricerca totale verso esperimenti di trascendenza formale che in particolar modo grazie all’uso dei plastici (in sinergia con il modulo di docenza di modellistica di Marco Galofaro) ha visto concretizzarsi le istanze poetiche più profonde nei progetti di tesi capaci di portare i progetti oltre il loro mero dato oggettuale (il superamento del realismo, vedi Mark Fisher “Realismo capitalista”) per ambire appunto ad un’ esperienza progettuale trascendente.

Qui la presentazione dei lavori sullo IED ROME YEARBOOK a.a.2018/19 >> LINK

Laboratorio di progettazione architettonica e urbana 3 – Roma Tre, a.a.2017/18

Laboratorio di progettazione architettonica 3 (Facoltà di Architettura, Università degli Studi Roma Tre, a.a.2017-2018), case sociali (piccoli tagli di alloggi integrati da una serie di spazi comuni) in un contesto consolidato, un vuoto tra due edifici su via Labicana a Roma, accanto al complesso di San Clemente non molto distante dal Colosseo.

Abbiamo parlato di dialogo con un contesto molto presente, di tipologie sperimentali, di architettura anonima/indifferenziata e di psico-paesaggio.

La forma degli edifici come il negativo di quella dello spazio pubblico in una “dimensione post-nolliana 2018“.

Una squadra di docenti molto coesa (moduli didattici integrativi: arch. Alessandro Di Mario e arch. Eliana Saracino ; cultori della materia: arch. Flavio Graviglia, dott. Lorenzo Annigoni e dott. Ludovia Sodomaco) così come il gruppo di studenti.

Una selezione di alcuni disegni dei progetti: prospettiva su via Labicana rigorosamente wireframe e pianta di progetto al piano terra.

Vacanze Romane | IED Roma al Salone del Mobile 2018

Il prossimo 19 Aprile durante il Salone del Mobile di Milano 2018, presso lo Spazio Wacom in Via Tortona, Tommaso Arcangioli presenterà una selezione dei progetti elaborati dagli studenti di IED Roma nei tre corsi di progettazione del terzo anno (tenuti in parallelo da me, Tommaso e Vincenzo Di Siena) che hanno affrontato il tema dell’abitare temporaneo nell’era della “casa vacanza” >> LINK

una galleria dei progetti del corso da me tenuto (canale B)

 

StorArchCont @IED a.a.2017/18

Corso di “Storia dell’Architettura Contemporanea” allo IED

Docente: Mattia Darò

Anno accademico 2017-2018, corso di Storia dell’Architettura Contemporanea 1 presso l’Istituto Europeo del Design di Roma, corso triennale in Interior Design.

Il corso è stato affrontato in una prima parte attraverso sei lezioni frontali tematiche articolate su 6 diversi temi caratterizzanti la storia dell’architettura contemporanea, dal 1750 a oggi1.

Questi i temi e i principali argomenti trattati nelle lezioni frontali2:

  1. VISIONI, lo sviluppo della capacità visionaria degli architetti nella storia dell’architettura contemporanea: da Piranesi ad Archizoom via Yona Friedman
  2. MONUMENTI, la grande scala come dimensione che rivendica l’autonomia dell’architettura nella contemporaneità: da Boullée alla strategia XL di Koolhaas via il Monumento Continuo
  3. TRASCENDENZA PROGRAMMATICA, la modernità ha segnato l’affermazione della ragione, che nei suoi capolavori è confluita in un funzionalismo trascendente : dall’enciclopedismo di Durand all’invenzione dell’infrastruttura del tempo libero del Centre Pompidou via le dom-komuna
  4. CONTESTUALE RIFLESSIVO, la riflessione sulla disciplina stessa, tema spesso perseguito spesso in antitesi dei presupposti della modernità: dall’inquinamento decorativo dei precursori dei grattacieli Adler e Sullivan al postmodernismo via la alpine architecture di Bruno Taut
  5. LA CITTA’ INDIFFERENZIATA (LA CULTURA DELLA METROPOLI), la cultura urbana dello sviluppo delle città contemporanee secondo i modelli culturali della modernità affermatisi come idea di un paesaggio metropolitano: dall’autoritarismo del barone Haussman all’esplosione del manhattanismo via il Plan Voisin
  6. IL METODO DELLA PROVOCAZIONE, la società mediatica e l’importanza delle avanguardie nella cultura moderna danno vita a una corrente artistica alimentata dalla riflessione e dall’uso della provocazione come metodo: dagli ready-made di Duchamp agli edifici/sculture di Frank Gehry via Robert Venturi

Nella seconda parte del corso si sono tenuti quattro incontri di laboratorio dove discutere con il docente la tesina richiesta per l’esame. Tale tesina prevedeva la reinterpretazione tramite fotomontaggi di sei casi romani selezionati secondo i temi delle lezioni frontali.

1Per l’arco temporale di riferimento si è seguito l’andamento già definito da alcuni dei principali riferimenti bibliografici come:

-K.Frampton, Storia dell’architettura moderna, Zanichelli, Bologna, terza edzione, 1993

-M.Biraghi, Storia dell’Architettura Contemporanea, Einaudi, Torino, 2008

2Sono state consigliate delle specifiche letture per tema:

VISIONI: M. TAFURI, “L’architetto scellerato”: G.B.Piranesi, l’eterotopia e il viaggio, in La sfera e il labirinto, Einaudi, Torino, 1980

MONUMENTI: R. KOOLHAAS, Bigness, ovvero il problema della Grande Dimensione, in Junkspace, Quodlibet, Macerata, 2006

TRASCENDENZA PROGRAMMATICA: LE CORBUSIER, Le Modulor, Birkhäuser GmbH, 2000

CONTESTUALE RIFLESSIVO: R. MONEO, Aldo Rossi in Inquietudine teorica e strategia progettuale nell’opera di otto architetti contemporanei, Marsilio, Venezia, 2005

LA CITTA’ INDEIFFERENZIATA: REM KOOLHAAS, La doppia vita dell’utopia: il grattacielo in Delirious New York, Electa, Milano, 2001

IL METODO DELLA PROVOCAZIONE: M. PERNIOLA, L’arte espansa, Einaudi, Torino, 2015

VISIONI/PIRANESI

Questa esercitazione ha tentato di reinterpretare il paesaggio archeologico di Roma in relazione alla contemporaneità secondo l’interpretazione piranesiana. Le rovine romane diventano il primo paesaggio della città, mentre il resto (dal tessuto rinascimental-barocco a quello più contemporaneo) fa solo da sfondo: Abbandonati immagina un paesaggio industriale che si confronta con il Colosseo; Migliaccio e Mucci enfatizzano i ruderi dell’antichità posti come object trouvé nella cornice di Piazza del Popolo; Napolitano e Sacco immaginano il progetto di una torre direttamente nell’incizione piranesiana di Piazza Navona; mentre Russo enfatizza i monumenti romani in un sacco di juta di Burri.

MONUMENTI/CORVIALE

L’edificio architettonico più monumentale di Roma è senz’altro Corviale (lungo 1 km per 1200 appartamenti) emblema dell’idea di un “edificio-mondo”, un quartiere in un’unica architettura. Il monumento è molto spesso definito da misure importanti e questo è stato in molti casi l’elemento osservato nelle esercitazioni: Agostino e Capurso hanno fatto diventare Corviale una nave da crociera; Florio ha creato un confronto visivo con uno degli edifici architettonici “mondo” più importanti della storia dell’architettura, l’Unité d’Habitation di Le Corbusier; Gili e Grimaldi hanno sfruttato la lunghezza dell’edificio per far diventare la copertura una pista d’atterraggio; Migliaccio e Mucci hanno posizionato Corviale a Via del Corso confrontabili per misure.

TRASCENDENZA PROGRAMMATICA/UNITA’ ORIZZONTALE DI LIBERA

L’anima matematica degli architetti diventa trascendentale quando oltrepassa la ragionevolezza della logica. L’unità di abitazione orizzontale, progetto di Adalberto Libera, possiede questo spirito basti pensare che il rigore compositivo si confronta con l’ispirazione del tessuto delle casbah viste da Libera in un suo viaggio in Marocco: Migliaccio e Mucci ridefiniscono i giardini del Quirinale immergendoci l’unità orizzontale; Napolitano e Sacco la posizionano invece sulla sommità di un’edificio astratto; Russo immerge l’unità nella dimensione onirica della “Notte stellata” di Van Gogh.

CONTESTUALE RIFLESSIVO/CASA PAPANICE

Osservare come metodo per progettare. L’esperienza di Paolo Portoghesi è senz’altro emblematica in questo tipo di approccio compositivo. Casa Papanice fa parte di una serie di lavori che mette assieme la sua passione critica per il barocco romano (per Borromini in particolare) con il suo approccio progettuale: Biagini mimetizza la palazzina in una foresta di canne di bambù simili al sistema di canne della facciata; Lucchetti scherza con l’interno della casa riconducendolo alla sala di controllo del film Star Trek; Moroni e Sciamanna sostituiscono un edificio della barocca Piazza Sant’Ignazio con il profilo di Casa Papanice; Russo dissolve la pianta architettonica in una composizione di Kandinsky.

LA CITTA’ INDIFFERENZIATA/EUR

Ossessione dell’architettura è la reiterazione degli elementi della composizione che poi diventano un paesaggio ben preciso. Un chiaro episodio di città indifferenziata romana è l’EUR, quartiere nato per essere un’esposizione mai avvenuta e poi divenuto quartiere direzionale: Abbandonati fa dialogare alcuni edifici simbolo dell’EUR con alcuni progetti di Sant’Elia, così radicati nell’ìmmaginario degli architetti; Alessandrini reimmagina la cupola geodetica di Buckminster Fuller che si fonde con il progetto dell’arco monumentale di Adalberto Libera;  Biagini immagina la brandizzazione contemporaneadel Palazzo della Civiltà Italiana; Di Vito invece ne immagina una katastilosi e quindi una sua “ruderizzazione” per avvicinarlo sempre più al suo riferimento iconico, il Colosseo; Migliaccio e Mucci immaginano e progettano uno skyline del “colosseo quadrato” immerso nel paesaggio archelogico dei fori imperiali; Moroni e Siamanna ridisegnano Piazza Venezia, uno dei luoghi più simbolici di Roma, sostituendo al Vittoriano proprio il Palazzo della Civiltà Italiana.

IL METODO DELLA PROVOCAZIONE/LA NUVOLA DI FUKSAS

Dalle avanguardie a oggi la provocazione è l’uso radicale dell’intelligenza per mettere in grande evidenza l’idea nelle discipline artistiche. La “nuvola” di Fuksas oltre ad essere uno dei progetti più contemporanei di Roma, interpreta molto bene questo tema di radicalità dell’idea in questo caso nell’interpretazione formale dell’oggetto stesso: Agrello sostituisce le nuvole di Magritte con quella di Fuksas; Biagini fa apparire la nuvola nel riflesso del casco da astronauta di Samantha Cristoforetti; Gili e Grimaldi rileggono la storia di Pinocchio nel ripensare il ventre della nuvola come quello di una balena.

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Alcuni special su altri lavori presentati nella seconda sessione di esami:

il book di Francesco Franza e Roberta Lo Masto, ambientato nel mondo del cinema:

il lavoro di Emanuela Labanca, ambientato nel mondo dell’arte

i fotomontaggi artistici di Mihail Hristov Hristov:

In occasione della celebrazione del 50° anniversario di Casa Papanice, per omaggiare l’evento sono stato invitato da Edmondo Papanice e HALP – Humanitarian Aid Life Program ad esporre una selezione dei lavori dedicati alla casa all’interno degli eventi dedicati:

  • La mostra “L’Italia del boom fra mura d’artista e e fotogrammi d’autore” promossa dalla associazione HALP presso l’Unibe Cultural di San Paolo, Brasile, in occasione dell’Italian Film Fest dal 25 al 30 Giugno.
  • La celebrazione del 50° anniversario di Casa Papanice nella mostra “L’Italia del boom fra mura d’artista e e fotogrammi d’autore” curata da Edmondo Papanice e promossa dall’associazione umanitaria HALP sotto l’alto patrocinio del Parlamento Europeo è il patrocinio del Senato della Repubblica, il Ministero dei Beni e le Attività Culturali, la Marina Militare e la RAI.  presso il Castello Aragonese di Taranto dal 26 al 30 Ottobre.

La tavola di sintesi esposta

Nell’occasione ho avuto anche l’onore di ricevere il Premio Internazionale Halp Cultura per il lavoro svolto come docente.

WORKSHOP CLASA IUAV 2009

Workshop CLASA @IUAV 2009

Laboratorio performativo guidato dal Prof. Renato Nicolini [special mention]

“La poetica dell’effimero. Ma, nell’incertezza del modo in cui si può fare progettazione architettonica e urbana in Italia (nella crisi dello spazio pubblico e dell’idea stessa di pubblico), si può affermare che la narrazione di una città è la forma più alta di progetto oggi consentita. E narrazione, uso effimero, desiderio, immaginazione sono termini in stretta relazione l’uno con l’altro. Abbiamo lavorato sui concetti di “analogia”, “relazione”,“transito”,“uso effimero e spettacolare dei luoghi”.

le tavole di sintesi

tre progetti

foto dalle performances

la squadra dei docenti

g.lopez, a.cannizzaro, r.nicolini, m.darò, a.minniti

venezia

venice