Wild Radio On Air

Wild Radio On Air E’ un progetto sperimentale di una radio in diretta video streaming di Mattia Darò e Daniele Mancini che nasce dalla grande diffusione di eventi similari a seguito dell’emergenza sanitaria del Covid-19 partendo però da una considerazione diversa: una chiacchierata informale (resa pubblica) alle volte è molto meglio di una conferenza!

Sono state realizzate 10 puntate con questi argomenti:

  1. Sulla Rappresentazione
  2. Sulla Diseducazione
  3. Radicalismi
  4. Passaggio (i)
  5. Postproduzione
  6. (è) Facile Ristrutturare?
  7. Scuola|Comunità
  8. Spazio Politico
  9. Inondazioni (il fascino estetico involutivo)
  10. Eternità effimera

Modernism Abuse

Una nuova serie (#modernismabuse):

Siamo sicuri che l’eredità moderna sia mai stata conclusa? Tra eredità raccolta e riproposta e riflessione sulla sua conservazione, la memoria del moderno è ancora salda e attiva nella nostra cultura.

E quindi analogamente è ancora forte la sua messa in crisi?

Lo spunto mi è stato dato dal caso del progetto del “Nid d’abeille” e “Sémiramis” di Casablanca, progettato all’interno del programma “Carrières Centrales” che prevedeva alcuni progetti di sviluppi urbani modernisti nella città marocchina, realizzati tra il 1951 e il 1952 dal team Atbat-Afrique, composto dagli architetti Georges Candilis, Shadrach Woods e Vladimir Bodianski.

E’ evidente la forza plastica di questi edifici che provano a reinterpretare in chiave moderna alcuni elementi tipologici tipici della cultura medio orientale (come i cortili, addirittura utilizzati su più livelli come specie di terrazze e alternati, e gli spazi distributivi/comuni “le strade all’aria”).

Ricordiamo che Canidilis e Woods provengono dallo studio di Le Corbusier e hanno lavorato all’Unité d’Habitation di Marsiglia ma anche che faranno parte del Team X che nasce all’interno del CIAM nel 1953 assieme agli Smithson, De Carlo, Bakema, Van Eyck, quindi interpreti di una eredità moderna ma anche i primi a provare a metterla in discussione cercando strade diverse.

Potremmo dire che il loro sguardo intravede il problema della modernità e il loro tentativo di praticare una modernità gentile in realtà non farà altro che scardinare una sorta di “naturale ribellione” della cittadinanza all’imprimatur dell’architettura sulle condizioni abitative dell’uomo.

Perché lo stravolgimento concettuale (più che formale) degli edifici nel corso degli anni diviene una sorta di “manifesto ideologico” del tema dell’appropriazione dell’edificio da parte di una comunità, tema nevralgico similare a quello tanto dibattuto della “esportazione della democrazia” per comprendere le differenze tra culture diverse inquadrate nell’ambito dell’architettura e dei suoi processi.

Sulla base di queste analisi ho prodotto alcuni collage digitali che tentano di porre lo stesso interrogativo sul “nostro patrimonio moderno”, provare ad indagare quale effetto estetico si otterrebbe se violassimo alcuni edifici iconici della storia di architettura contemporanea italiana?

collage digitale, dettaglio del corpo scala dell’edificio delle poste di via Marmorata a Roma di Adalberto Libera e Mario De Renzi, 1933-35 (base fotografica da Archidiap, foto di Marco Calvani)
collage digitale, veduta della testata dell’edificio delle poste di piazza Bologna a Roma di Mario Ridolfi, 1933-35 (base fotografica da Archidiap, foto di Giorgia Pietrantonio)
collage digitale, fronte su via Induno della casa della GIL di largo Ascianghi a Roma di Luigi Moretti, 1933-36 (base fotografica da Archidiap, foto storica anonima)
collage digitale, particolare delle bucature di una facciata della ex Casa del Fascio di Como di Giuseppe Terragni, 1932-36 (base fotografica da Archdaily, foto di Guillermo Hervia Garcia)
collage digitale, particolare del prospetto del Palazzo della Civiltà Italiana di Roma di Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula, Mario Romano, 1939-53 (base fotografica da Flickr, foto di FotoVisiva, 2016)

Sulla Rappresentazione

30/12/2020

CONTRO I RENDER

I render in architettura sono le immagini della dittatura del mercato. Non significa che non siano belli, significa che è sbagliato il loro modo di intendere il bello. Appiattire la scelta di un progetto attraverso un render, inseguendo la simulazione del reale, mortifica chi quel progetto lo ha fatto, lasciandogli tra l’altro intendere che in quel modo il progetto è come se lo avesse realizzato, desolazione del momento sacro della progettazione. Un progetto è un atto di pensiero e le immagini hanno modi più sofisticati e intelligenti di rappresentare i pensieri e le intenzioni. Ma invece ancora ci assestiamo a pensare che i render siano il modo di verificare un progetto, che tristezza. E’ evidente che un progetto architettonico non potrà mai essere esaurito nella sua illustrazione visiva, ed è per questo che il giudizio di un progetto passa inevitabilmente per una sua narrazione e però la narrazione nasce come processo letterario e non come dimostrazione del reale. Un render sempre un’immaginina sarà, nulla di più. E allora smettiamola di far finta di sapere quando non si sa, ma coltiviamo l’ambizione di giudicare immagini che abbiano valori semantici con gli strumenti più vari e con la capacità creativa di sapersi mettere in gioco per davvero (collage, schizzi, graficismi) e leggiamo i testi! Basta con i render, non credete ai render.

Qui il post, apparso su FB, per vedere anche i commenti.

04/01/2020

APOLOGIA DEL MEME (NUOVO STRUMENTO DI PROGETTO)

Il meme (realizzato tramite collage o immagine + scritta o testo come immagine etc.) è l’anti render: ildisegno che, per esprimere, non prevede virtuosismo tecnico ma solo virtuosismo poetico. Il meme infatti denuncia la superficialità dell’immagine ma allo stesso tempo alimenta la potenza della narrazione. E’ dunque l’immagine stessa che genera il progetto e non l’immagine che restituisce il progetto. A seguire la genesi del meme bisogna vedere quante opportunità ha lo stesso di propagarsi per imitazione. L’immagine e la sua composizione lavorano come un linguaggio in uno stretto contatto con il cervello, in una sorta di recettore elettronico degli impulsi, senza filtri raziocinanti. L’utilizzo delle immagini, oggi pratica diffusa nel progetto di architettura così come nella società tutta, ambisce a sostituire i disegni espressivi, pratica ampiamente diffusa, ma porta i progettisti a dimenticare la plusvalenza artistica che il disegno permette nella rappresentazione di un progetto, a discapito di un finta rappresentazione del reale e di un’ “obiettività tecnica” sopra le parti. Per adeguare invece l’aspetto unico e artistico nell’uso delle immagini, pratica insosituibile nella contemporaneità, il lavoro non può che nascere direttamente operando su di esse in una sorta di collage creativi e/o meme di progetto. Il meme, come nella definizione data da Dawkins (Il gene egoista, 1976), è “un’unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica.

Qui il post, apparso su FB, per vedere anche i commenti.

meme contro il preconfezionamento della comunicazione social

Una serie di meme, cartoline del mondo social, per tentare di innestare una riflessione critica sulla dittatura della comunicazione preconfezionata che i social spesso impongono o forse che noi non riusciamo a impedire con gli strumenti in nostro possesso.

Contro la notizia continua social, NNGN “No News Good News” è un progetto per astenersi dal dare notizie come forma di rassicurazione.

#NNGN #no #news #good#news#designthinking#matdaro

Contro il sensazionalismo social, SMB “Social Media Boredom” è un progetto per coltivare una sana noia al loro interno.

#SMB #social #media #boredom #designthinking #matdaro

Contro il piacionismo da “like” social, LFD “Looking for Dislike” è un progetto per coltivare la spiacevolezza.

#LFD #looking #for #dislike #designthinking #matdaro

Contro i commenti social blastatori, NC “No Comment” è un progetto di astinenza dal commentare.

#NC #no #comment #designthinking #matdaro

Contro i Post-Verità sui social, TTDNE “The Truth Does Not Exist” è un progetto per un’unica possibile verità assoluta.

#TTDNE #the #truth #does #not #exist #designthinking #matdaro

Contro la pubblicazione compulsiva social, WFSN “Waiting for Something New” è un progetto di attesa per la pubblicazione di qualcosa, da venire, se arriva.

#wfsn #waiting #for #something #new #designthinking #matdaro